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Tyrrell


Ken Tyrrell, il "boscaiolo", fece la sua apparizione in Formula 1 nel 1968, facendo correre Jackie Stewart schierando vetture Matra con motori Cosworth: già nel 1968 lo scozzese sfiorò il titolo vincendo tre gran premi, conquistando il titolo l'anno successivo con ben sei vittorie.
Consapevole di avere un talento incredibile, Tyrrel si convinse a fare il passo definitivo e nel 1970, dopo aver iniziato la stagione con telai March, al termine della stagione debuttò ufficialmente con le proprie vetture, con le quali partì nel migliore dei modi, vincendo (sempre con Stewart) i mondiali del 1971 e del 1973, conquistando nel primo caso anche il titolo riservato ai costruttori.
Al termine del 1973 avvenne una terribile tragedia: Cevert, seconda guida destinato a cogliere l'eredità di Stewart, morì a Watkins Glen a causa di un terribile incidente avvenuto nel corso delle prove, colpendo gravemente il team e soprattutto Stewart, che decise di ritirarsi definitivamente dalla Formula 1, prima dello svolgimento di quello che sarebbe stato il suo centesimo gran premio.

Orfana dei propri piloti, la scuderia del "boscaiolo" puntò sui giovani Scheckter e Depailler, capaci di cogliere alcune vittorie e piazzamenti di rilievo sia in gara che al termine del campionato, nonostante la Tyrrell non fu più in grado di schierare vetture in grado di lottare per il mondiale, in un periodo segnato dalla rivalità tra Ferrari e McLaren e poi dal ritorno ai vertici della Lotus.
Non mancò sicuramente il coraggio, ad esempio con la proposta di un auto a sei ruote, due motrici e quattro direzionali frontali, senza che questo portò a sostanziali miglioramenti delle prestazioni, che continuarono comunque ad essere assolutamente dignitose fino alla fine degli anni settanta quando il team iniziò un lungo periodo di declino.
All'inizio degli anni ottanta fu l'astro emergente Michele Alboreto a portare due vittorie al team, precisamente a Las Vegas nel 1982 e a Detroti nel 1983, circuiti tortuosi che tendevano a penalizzare i potenti motori turbo, lasciando speranze di vittorie alle squadre ancora spinte da propulsori aspirati. Nel 1984 Tyrrell optò ancora per il Cosworth mentre tutte le altre scuderie passarono ai motori sovralimentati, l'area tecnica fece correre le vetture sottopeso in modo da recuperare il gap, subendo l'onta della revoca dei risultati per l'infrazione del regolamento.

La parabola discendente continuò nel corso del decennio, con l'eccezione del 1987 quando, con il parziale ritornò agli aspirati, la Tyrrell, pur navigando nelle retrovie, vinse il trofeo Jim Clark riservato alle case non dotate dei turbo, destinati ad uscire definitivamente di scena dalla stagione 1989.
Proprio dal 1989 vi fu una leggera inversione di tendenza: il team ottenne piazzamenti costanti prima con Alboreto e poi con Alesi, che l'anno successivo riuscì a conquistare due preziosi secondi posti, a Montecarlo e Phoenix, al termine di uno storico duello con la McLaren di Ayrton Senna, mentre nel 1991 e 1992 furono Stefano Modena e Andrea De Cesaris a continuare a raccogliere buoni risultati.

Gli anni novanta proseguirono senza acuti, salvo un terzo posto di Blundell nel 1994, con la Tyrrell costretta ad arrangiarsi con piloti paganti e motori scarsamente competitivi, fino alla cessione del titolo alla British American Tobacco, che nel 1998 schierò ancora le vetture con il nome originario, salvo poi schierare la nuova scuderia ribattezzata Bar dal 1999, sancendo definitivamente la scomparsa dello storico marchio di Ken dalla Formula 1, al termine di una stagione senza alcun piazzamento a punti.



Redazione FP analizza la 6 ruote



Onboard con De Cesaris - Adelaide 1992