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Scuderie italiane in Formula 1


Toro Rosso
Nata dalle ceneri della Minardi, impiegò nel 2006 le Red Bull dell'anno precedente, ottenendo il primo punto con Vitantonio Liuzzi. Grazie a Sebastian Vettel nel 2008 il team conquistò la prima e unica vittoria in Formula 1 a Monza, oltre a numerosi piazzamenti che portarono la Toro Rosso davanti alla Red Bull, giungendo al sesto posto finale tra i costruttori con ben 39 punti.
Gli anni seguenti riportarono la scuderia a lottare per posizioni di rincalzo, piazzandosi costantemente a punti ma senza la possibilità di ambire a posizioni di rilievo, sempre con giovani promesse alla guida, tra cui Daniel Ricciardo, Danil Kvyat (divenuti ufficiali Red Bull) e Max Verstappen, il più giovane pilota di Formula 1 di tutti i tempi.

Osella
Scuderia di primo piano con le vetture sport, con esperienze in Formula 3 e Formula 2, tentò l'avventura in Formula 1 durante gli anni ottanta, senza raggiungere i risultati sperati ma restando nel circus per diversi anni, impresa a suo tempo difficile per molte squadre dotate degli stessi mezzi. Dopo i primi anni con motorizzazione Cosworth (unico piazzamento di rilievo il quarto posto di Jarier a Imola nel 1982), nell'era del turbo fu l'Alfa Romeo a fornire i propulsori, aiutando il team a sopravvivere seppur senza garantire possibilità di schierare auto competitive. Oltre a Jarier, solo Ghinzani e Gartner entrarono nei primi sei, entrambi nel 1985, mentre il ritorno agli aspirati e l'arrivo di numerose squadre, con necessità di disputare le prequalifiche, costrinse l'Osella a diverse mancate qualificazioni fino al definitivo abbandono al termine del 1990.

Dallara - Scuderia Italia
La Scuderia Italia nasce a Brescia con fornitura di telai Dallara, debuttando nel 1988 con Alex Caffi, cui l'anno seguente fu affiancato l'esperto Andrea De Cesaris, in grado di cogliere il primo podio a Montreal, mentre Caffi riuscì a piazzarsi due volte a punti. Dopo una stagione deludente, nel 1991 Lehto conquistò un altro podio, mentre nel 1992 fu Martini a tenere alti i colori del team, che nel 1993 passò alla fornitura di telai Lola in una stagione che si rivelò disastrosa, con Badoer e Alboreto perennemente in fondo allo schieramento e spesso non qualificati.
Nel 1994 la Scuderia Italia si unì alla Minardi per poi dedicarsi alle competizioni Gt.

Fondmetal
Rilevata la struttura dell'Osella, la Fondmetal nel 1991 schierò prima Grouillard e poi Tarquini faticando a superare lo scoglio delle qualifiche, ottenendo un decimo posto in Belgo come migliore risultato. Le cose andarono meglio l'anno successivo in quanto la vettura si dimostrò più competitiva anche se poco affidabile. In seguito al gran premio d'Italia il team venne ritirato dalla Formula 1, il patron Rumi rilevò la Minardi sostenendo il Patron Giancarlo fino al 2001.

Forti
Forte di una lunga esperienza in altre categorie e del munifico sponsor di Pedro Diniz, la Forti debuttò in Formula 1 nel 1995, mostrando da subito limiti di competitività. Diniz e Moreno accusarono spesso distacchi pesanti per tutta la stagione, mentre l'anno successivo, persa la sponsorizzazione principale, arrivarono numerose mancate qualificazioni e l'abbandono anticipato dopo il gran premio d'Inghilterra.

Coloni
Scuderia campione di Formula 3, portò al debutto la propria vettura di Formula 1 nel 1987 con Larini, che disputò due gran premi, qualificandosi e ritirandosi in un'occasione. Ingaggiato Tarquini, nel 1988 la Coloni si qualificò otto volte centrando un ottavo posto come miglior risultato, nonostante forza in campo risicatissime. L'anno seguente furono pochissime le partecipazioni, principalmente con Moreno, mentre nei due anni successivi prima Gachot, poi Chaves e Hattori non superarono mai lo scoglio delle qualifiche (spesso nemmeno le prequalifiche). Al termine del 1991 la struttura venne ceduta all'Andrea Moda.

Eurobrun
Scuderia nata nel 1988, corse con costanza nell'anno del debutto con Modena e Larrauri, mentre nel 1989 passò solo una volta le prequalifiche, senza ottenere comunque la qualificazione con Foitek. La situazione finanziaria disastrosa portò il team ad abbandonare prima della fine del 1990, stagione in cui il solo Moreno riuscì ad entrare nei ventisei in due sole occasioni.

De Tomaso
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Marchio storico nella produzione sportiva, la De Tomaso tentò la partecipazione con una propria vettura all'inizio degli anni sessanta, senza agguantare risultati di rilievo. In seguito i vertici del team si accordarono con Frank Williams per preparare una sua vettura da inserire nel campionato del mondo di Formula 1 del 1970, ma la stagione fu travagliata, in primis con l'incidente mortale di Piers Courage a Zandvoort, poi sostituito senza successo da Redman e Schenken.

A-T-S
La Automobili Turismo e Sport nacque per volontà di Carlo Chiti: debuttò nel 1963 al Gran Premio del Belgio con Phil Hill e Giancarlo Baghetti: entrambi si ritirarono per problemi alla trasmissione dopo essere partiti dal fondo dello schieramento. Negli altri GP le ATS non ottenennero risultati significativi. Addirittura nel Gran Premio d'Italia Hill terminò undicesimo a 7 giri dal vincitore Jim Clark; Baghetti finì 15° (e ultimo) a 23 giri. Al termine della stagione il sogno di un'altra scuderia italiana competitiva svanì.
Nel 1964 Vic Derrington e Alf Francis iscrissero una vettura ATS al gran premio d'Italia con il pilota portoghese Mario Araujo de Cabral, che però non concluse la gara.

Tec-Mec
La Tec-Mec, operante principalmente con la Formula Junior, tentò un'unica partecipazione in Formula 1, al gran premio degli Usa nel 1959, ritirandosi dopo soli sei giri. Al termine dell'anno la struttura venne venduta e non vi furono altre presenze nella massima serie.


Tecno
Derivazione della Tecnokart, già attiva nelle formule minori, la Tecno ebbe la possibilità di fare il salto di categoria grazie alla sponsorizzazione Martini Racing. Portata al debutto da Nanni Galli nel 1972 concluse un solo gran premio, quello d'Austria, a nove giri dal vincitore. l'anno seguente arrivò il primo punto grazie a Chris Amon ma, a causa del ritiro dello sponsor, la scuderia si trovò priva di finanziamenti e si ritirò dalla formula 1.

Merzario
Nel pieno della propria carriera in Formula 1 (corsa tra l'altro anche in Ferrari), Arturo Merzario tentò la via del pilota costruttore, stringendo un accordo con la Bellasi, che già in passato portò in pista una propria vettura. In un periodo di trasformazione della Formula 1, sempre più professionale e composta da grandi case, la Merzario nel 1977 lottò a denti stretti per la qualificazione, terminando il gran premio del Belgio in quattordicesima posizione a cinque giri dal vincitore, miglior risultato in assoluto per il team.
I due anni successivi non furono all'altezza, la vettura non fu mai competitiva e l'ottimo Arturo partì solo in alcuni gran premi senza mai arrivare al traguardo, mentre i due momentanei compagni di squadra Colombo e Brancatelli furono chiamati in un occasione ciascuno senza superare lo scoglio delle prequalifiche. Archiviata la Formula 1 il pilota-manager optò per la Formula 2, continuando la propria carriera ancora per lunghissimi anni.

Lamborghini - Modena Team
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La Lamborghini, impegnata in Formula 1 come motorista, ricevette il mandato da un finanziere messicano per costruire una vettura per il 1991. Quando il finanziatore sparì improvvisamente, l'ing.Forghieri e lo staff continuarono il progetto presentando una vettura affidata a Larini e Van De Poele. Nel primo appuntamento Larini fu sorprendentemente diciassettesimo in griglia e settimo al traguardo, mentre a Imola Van De Poele si ritirò all'ultimo giro mentre era quinto. Nei successivi cinque gran premi le due Lambo non passarono mai le prequalifiche, Van De Poele non si qualificò più e il solo Larini prese parte a quattro gare, concludendone due in sedicesima posizione. In mancanza di ulteriori finanziamenti la scuderia chiuse i battenti al termine della stagione.

Lancia
La Lancia partecipò con una propria scuderia al campionato di Formula 1 per poche gare nelle stagioni 1954 e 1955, con i piloti Alberto Ascari, Eugenio Castellotti e Luigi Villoresi alla guida della D50. La Scuderia Lancia non conseguì vittorie, anche per via del prematuro abbandono dalle competizioni avvenuto nel maggio 1955, in segno di lutto per la morte di Ascari; la scomparsa del più famoso pilota italiano, perito durante alcune prove all'autodromo di Monza, portò all'immediata chiusura del reparto corse della casa. Per non disperdere il patrimonio tecnico acquisito dalla casa torinese in F1, si arrivò ad un accordo a tre con Ferrari e FIAT, secondo il quale le Lancia D50 e l'intero reparto corse vennero donati alla Scuderia Ferrari. La bontà del progetto Lancia emerse la stagione successiva, quando la monoposto – col nome di Lancia-Ferrari D50 – venne portata da Juan Manuel Fangio alla vittoria del titolo mondiale.

Osca
Azienda automobilistica di tradizione romagnola, vincitrice tra l'altro di una 12 ore di Sebring, parteciò ad alcune gare di Formula 1 tra il 1951 e il 1953, tentando di rientrare alla fine degli anni cinquanta, terminando l'avventura con un ritiro di De Tomaso al gran premio degli Usa nel 1959.

Bellasi
Il pilota Guglielmo Bellasi costruì una vettura di Formula 1 per lo svizzero Silvio Moser che si iscrisse come privato. Nel 1970 dopo alcune mancate qualificazioni il pilota riuscì a prendere il via al gran premio d'Austria fermandosi dopo pochi giri, situazione analoga alla stagione successiva, con ritiro al gran premio d'Italia.

Andrea Moda
L'imprenditore Andrea Sassetti rilevò la struttura della Coloni iscrivendo l'Andrea Moda al campionato del mondo di Formula 1 1992, collezionando una serie incredibile di disavventure, tra esclusione per mancati pagamenti, licenziamento di piloti, mancanza di motori e scioperi, oltre a continue mancate qualificazioni. La squadra venne definitivamente esclusa in seguito all'arresto di Sassetti, con un'unica presenza grazie all'eroico Moreno, in griglia a Montecarlo e ritiratosi dopo soli 11 giri.


Life
Sul finire degli anni ottanta l'ing.Rocchi progettò un ambizioso motore a 12 cilindri disposto su tre bancate mirando ad unire potenza e compattezza. L'imprenditore Ernesto Vita ne comprò i diritti per rivenderlo ai team di Formula 1, ma il mancato interesse di questi lo portò a tentare l'avventura come costruttore. I risultati furono disastrosi, in quanto prima Brabham e poi Giacomelli non superarono mai le prequalifiche, viaggiando costantemente su tempi lontanissimi dal penultimo in graduatoria (anche con scarti di 30 secondi al giro) e in alcuni casi senza completare nemmeno un giro. Nemmeno l'abbandono del motore W12 in nome del convenzionale Judd migliorò la situazione e in seguito ad un ultimo disastroso tentativo in Spagna il team venne ritirato dal mondiale.