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Minardi



La famiglia di Minardi era titolare della più antica concessionaria FIAT di Faenza, nel 1972 il figlio di Giovanni, Giancarlo, fondò la «Scuderia del Passatore», che partecipò ai campionati di Formula Italia e Formula 3, già due anni dopo la scuderia cambiò il nome in «Scuderia Everest» in virtù di un accordo di sponsorizzazione, iscrivendosi al campionato europeo di Formula 2. A partire dagli anni ottanta Giancarlo diventò direttamente proprietario del team che esordì in Formula 2 con la prima vettura denominata Minardi, l'anno seguente arrivò la prima vittoria con Michele Alboreto sul circuito di Misano e la squadra riuscì in breve ad affermarsi tra le realtà più interessanti della Formula 2, portando inevitabilmente a pensare al grande passo: la Formula 1.

Il debutto avvenne nel 1985 non senza difficoltà, in quanto l'Alfa Romeo inizialmente doveva fornire i motori ma poi ritirò l'offerta, pertanto a Faenza si lavorò per adattare la vettura al convenzionale Cosworth, affrontando poi problemi relativi a peso e affidabilità; in un secondo momento il progettista Caliri, insieme a Carlo Chiti, fondò la "Motori Moderni", che iniziò a fornire propulsori alla Minardi già nel corso della stagione, chiusa senza punti, ma con tanta esperienza in più e con un ottavo posto ottenuto dall'unico pilota, Pierluigi Martini, come migliore risultato, una grande impresa considerando che il team si scontrò contro i colossi dell'auto con un solo ingegnere e uno staff di tredici persone.
Ingaggiati il debuttante Nannini e l'esperto De Cesaris, la Minardi iniziò a risentire delle ristrettezze economiche, le vetture terminarono un solo Gran premio, quello del Messico (De Cesaris 8° e Nannini 14°), anche se nel finale di stagione vi furono dei netti miglioramenti in qualifica, in ogni caso fu necessario l'aiuto economico di Adrian Campos, assunto dal 1987 in sostituzione di De Cesaris in virtù della propria sponsorizzazione, che non scaturì particolari cambiamenti nell'immediato, tanto che il miglior risultato in gara fu l'undicesimo posto, colto due volte da Nannini, in procinto di passare all'ambiziosa Benetton.
Con il ritorno agli aspirati la Minardi scelse il classico Cosworth, Luis Perez sala venne affiancato a Campos, appiedato dopo tre mancate qualificazioni consecutive e rimpiazzato da Martini, che al rientrò fu sesto a Detroit cogliendo il primo punto per la Minardi (e per sé) in Formula 1; la stagione 1988 non portò altre soddisfazioni, anche se quel punto risultò importantissimo perchè portò al primo rimborso FIA e al proseguio della sponsorizzazione con la Lois nonostante l'assenza di Campos. Il 1989 iniziò con i soliti problemi di affidabilità, ma finalmente al Gran Premio d'Inghilterra arrivarono i primi punti, con Martini quinto e Sala sesto (unica gara a griglia completa con due Minardi in zona punti), risultato che permise di evitare le pre-qualifiche nella seconda parte della stagione, caratterizzata da un netto miglioramento, soprattutto per Martini, con un giro in testa all'Estoril (unico nella storia del team) con quinto posto finale, brillanti risultati in prova (quarto a Jerez, Terzo in Australia) e un ultimo punto, raccolto proprio ad Adelaide, sotto il diluvio.

La stagione seguente non rispettò le aspettative: passata l'illusione per una straordinaria prima fila conquistata da Martini a Phoenix (settimo in gara), nel corso del campionato non arrivò nessun punto, ma Giancarlo Minardi continuò il proprio lavoro, portando a casa la fornitura di motori Ferrari per il 1991, anche se da Maranello non arrivarono particolari aiuti e i motori diedero più problemi del previsto, oltre a quelli economici, e gli unici punti arrivarono da due quarti posti, ottenuti dal solito Martini, che a fine anno lasciò il team, forte di un contatto con la Ferrari che non si concretizzò, costringendolo a passare alla Scuderia Italia. Nel tentativo di recuperare la situazione, la Minardi optò per i propulsori Lamborghini, che dopo un inizio difficile portarono ad un lieve miglioramento nelle prestazioni, ciò nonostante la stagione rappresentò un passo indietro, con alcune mancate qualificazioni (In Ungheria nessuno dei due riuscì ad entrare in griglia) e un solo punto conquistato da Fittipaldi in Giappone. Il 1993 iniziò a sorpresa con un quarto posto al debutto con Fittipaldi, che poi fu quinto a Monaco, mentre Barbazza arrivò due volte sesto, la Minardi si trovò quindi davanti alla Ferrari in classifica, poi in un secondo momento i problemi economici fermarono lo sviluppo e i punti rimasero sette, con la soddisfazione di superare team ben più attrezzati come Tyrrell e Jordan; si rese comunque necessario un intervento per permettere al team di sopravvivere in un ambiente sempre più difficile e costoso, per questo motivo venne raggiunto un accordo con la Scuderia Italia per una fusione che portò ad una rinnovata situazione di tranquillità: nel 1994 Alboreto e Martini colsero in totale 5 punti e la vettura, seppur poco competitiva, riuscì a stare senza problemi in gruppo, mentre nel 1995 i risultati non furono all'altezza e venne ottenuto un solo punto, da Pedro Lamy nella prova conclusiva del mondiale.
A quel punto iniziò un periodo di declino per la Minardi, tanto che ad un certo punto il patron pensò di spostarsi su altre categorie, salvo proseguire in Formula 1: fallito un nuovo tentativo di accordarsi con la Ferrari, avvenne la cessione delle quote a Rumi e Briatore, ma la situazione sul piano dei risultati non portò particolari soddisfazioni, in quanto le vetture stazionavano a fondo griglia e i punti non arrivavano. Dal 1996 al 2000, nonostante i nuovi finanziatori, un grande impegno di tutti e l'ingresso di tecnici di spessore quali Brunner e Fiorio, le vetture di Faenza, ottennero un solo punto (Genè, Gp d'Europa 1999) in cinque stagioni molto sofferte, trascorse lottando con il coltello tra i denti per le ultime posizioni, anni in cui il team non mancò comunque di portare al debutto due piloti italiani destinati ad una brillante carriera, ovvero Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli. Venne infine trovato come acquirente l'australiano Paul Stoddart, già sponsor della squadra con il marchio European Aviation, Giancarlo Minardi restò comunque nella squadra con ruoli di primo piano, in particolare di selezione dei giovani piloti, tra i quali emersero due grandi talenti, lanciati come tanti altri da Faenza: Fernando Alonso, che si mise in luce con prestazioni di altissimo livello nonostante una vettura preparata in ritardo e dotata di un motore datato, oltre a Mark Webber, il quale al debutto in Formula 1 con la Minardi centrò un ottimo quinto posto. In un'era spinta verso sempre più verso lo scontro tra i grandi marchi entrati nel circus lo spazio per i piccoli team venne ridotto ulteriormente e la nuova gestione non potè fare molto per migliorare la situazione, gli unici piazzamenti furono infatti un fortunoso ottavo posto di Baumgartner a Indianapolis nel 2004 e il quinto e sesto posto di Albers e Friesacher, sempre a Indianapolis, nella tristemente nota edizione del 2005 con sole 6 vetture al via.

Il 10 settembre 2005 la squadra venne ceduta alla Red Bull, che la trasformò nella Scuderia Toro Rosso (tutt'ora attiva), affiancata alla già esistente Red Bull Racing con lo scopo di far debuttare in Formula 1 i giovani piloti del Red Bull Driver Search, il nome Minardi sparì dunque dalla Formula 1 al termine di vent'anni eroici, nei quali si guadagnò un posto di rilievo nella storia della categoria, dove pochi team sono riusciti a mettere in pista vetture per un periodo tanto lungo, togliendosi alcune soddisfazioni e permettendo a giovani talenti di trovare spazio; il patron Giancarlo, mai domo, riprese comunque il "proprio" marchio e lo traghettò con successo in altre categorie.



1989: in testa all'Estoril



Mark Webber a punti al debutto con la Minardi