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Brm



La British Racing Motors fece il suo debutto in Formula 1 portando in pista un rivoluzionario motore 16 cilindri in grado di sprigionare una potenza all'epoca inarrivabile, purtroppo penalizzato da continui problemi di affidabilità che spinsero il team ad orientarsi verso un propulsore convenzionale. A differenza degli altri team inglesi, definiti "assemblatori" da Enzo Ferrari, in quanto si limitavano ad allestire il telaio ed acquistare il motore, la Brm costruiva in proprio tutti i componenti, arrivando al successo per la prima volta al gran premio d'Olanda del 1959 con Joakim Bonnier, per poi vincere il primo mondiale nel 1962 con Graham Hill, al termine di un entusiasmante duello con Jim Clark, grazie ad un finale di stagione trionfale con tre vittorie e un secondo posto in quattro gare.

Il successo venne sfiorato due anni più e perso solo all'ultima gara a causa di una collisione tra Hill e Bandini, dalla quale ne trasse beneficio il ferrarista John Surtees, che chiuse il campionato con un punto in meno di Hill ma venne favorito dalla regola degli scarti, in quanto il britannico della Brm fu costretto a scartare il quinto posto ottenuto in Belgio e terminò con 39 punti contro i 40 del rivale.

Nel 1965 per il team inglese debuttò un pilota destinato a grandi successi, Jackie Stewart, che vinse un gran premio nell'anno del debutto ripetendosi l'anno successivo, anno in cui cambiarono i regolamenti che innalzarono la cilindrata dei motori da 1500 a 3000 cm³, la BRM dapprima gareggiò con un motore otto cilindri portato a 2000 cm³, poi optò per un ritorno al 16 cilindri da 3000 cm³, molto potente, ma altrettanto pesante, che si impose in un solo Gran Premio ufficiale, anche se su una Lotus.Il team era ormai avviato al declino e i successi divennero sporadici (l'ultimo a Monaco nel 1972 con Beltoise), nemmeno il tentativo di un nuovo motore V12 e la partecipazione alla Can-An ne risollevarono le sorti, in quel periodo con la Brm disputò anche una stagione Niki Lauda, che nel 1973 affiancò l'esperto Regazzoni, il quale a fine stagione rientrò alla Ferrari portando con sè il talento austriaco, formando un team tra i più vincenti della storia.

Alla fine del 1974, anno in cui la Brm colse gli ultimi punti, avvenne il passaggio di proprietà a Louis Stanley, ma la nuova formazione non portò risultati: nel 1975 si alternarono Wilds e Evans, il quale a Zolder arrivò nono e colse il miglior risultato in carriera, chiudendo nell'elenco dei giri veloci con un 12esimo posto; la situazione non migliorò e la stampa specializzata inglese ribattezzò l'acronimo in British Racing Misery, di fatto ufficializzato l' ingresso nella crisi finale. Nel 1976 la scuderia venne iscritta ad un solo Gran Premio ma la gara di Ashley durò due anonimi giri prima del ritiro, mentre nel 1977 il tentativo di rilancio con la P207 affondo' il team: l'ultima partecipazione in gara fu con una P201 vecchia di tre anni che portò ad un quindicesimo posto di Perkins, ultimo a cinque giri da Lauda, poi solo mancate qualificazioni e pre-qualificazioni, fino alla definitiva scomparsa di uno dei più gloriosi team della prima era della Formula 1.

A cura di Redazione e Francesco Falli



Immagini e "suoni" della Brm V16


Zandvoort 1959: prima vittoria



Sintesi del mondiale 1962


Beltoise in azione a Monaco nel 1972