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Altre scuderie


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Arrows
Da una "costola" della Shadow, alla fine degli anni settanta nacque la Arrows, il cui nome è un acronimo dei fondatori. Nei primi anni il team ottenne discreti risultati, soprattutto grazie a Patrese, che si piazzò più volte a punti, con tre podi e una pole position a Long Beach, poi seguirono alcuni anni sotto tono, con segni di risveglio nel 1985 con Boutsen e poi alla fine degli anni ottanta con l'esperta coppia Warwick-Cheever. Il miliardario giapponese Ito rilevo il team ribattezzandolo Footwork ma, nonostante l'impiego di capitali, i risultati non arrivarono, salvo alcuni piazzamenti a punti e un terzo posto ottenuto da Morbidelli. Dal 1997 il ritorno alla vecchia denominazione con una nuova struttura non impedì il declino della scuderia che, dopo la vittoria sfiorata da Hill all'Hungaroring nel 1997, visse stagioni in fondo allo schieramento fino alla definitiva chiusura durante il 2003, dopo ben 382 gran premi, senza alcuna vittoria. I telai Arrows furono inizialmente utilizzati dalla Super Aguri nel 2006

Brawn Gp
La Honda chiuse i battenti alla fine del 2008 e Ross Brawn ne rilevò le sorti, creando una propria scuderia che in un solo anno di vita riuscì a stabilire l'invidiabile record di conquistare titolo piloti e costruttori al debutto, impresa mai riuscita in Formula 1. Jenson Button vinse sei delle prime sette gare costruendo un vantaggio incolmabile che riuscì a gestire perfettamente nella seconda parte della stagione, dove il compagno di squadra Barrichello vinse due gare aiutando il team alla conquista della coppa costruttori. Al termine della stagione la Mercedes Benz acquistò il team mantenendo Ross Brawn alla direzione sportiva, fondando di fatto la Mercedes Gp.

Jordan
Dopo i successi in Formula 3 e Formula 3000, la Jordan approdò in Formula 1 nel 1991 affidandosi a De Cesaris e Gachot, quest'ultimo fu poi arrestato e sostituito con Schumacher, al debutto in Formula 1, poi da Moreno e infine Zanardi. Il primo anno fu sorprendente con il quinto posto tra i costruttori, ma non venne confermato nelle due stagioni successive, piuttosto deludenti. Tra il 1994 e il 1999 la Jordan visse il suo periodo d'oro, schierando piloti quali Barrichello, Irvine, Brundle, R.Schumacher, Fisichella, Trulli, Hill, Trulli e Frentzen, quest'ultimo addirittura in grado di vincere due gare e lottare per il titolo nel 1999, coronando anni di soddisfazioni, con podi, un'altra vittoria (Hill a Spa nel 1998) e una pole (Barrichello nel 1994). Purtroppo i successivi investimenti non si rivelarono azzeccati e la Jordan imboccò stagioni difficili, fino ad arrivare alle difficoltà economiche che nel 2005 portarono alla cessione al gruppo Midland, segnando la fine della scuderia dopo 250 gran premi disputati.

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Hesketh
Scuderia fondata dal caratteristico Lord Hesketh, debuttò nel 1974 con la mente di Postlethwhaite e la guida di James Hunt: il primo anno la vettura dimostrò un buon potenziale e ottenne alcuni risultati, ma fu penalizzata dalla scarsa affidabilità, l'anno successivo arrivò invece una storica vittoria al gran premio d'Olanda. Con la partenza di Hunt e Postlethwaite il team imboccò un rapido declino e chiuse i battenti durante il 1978 dopo tre stagioni deludenti, con un settimo posto come migliore risultato.

Honda
L'azienda giapponese partì con la produzione delle auto e dopo pochi anni debuttò in Formula 1, stupendo tutti nel 1965 quando arrivò la prima vittoria con Ginther al volante. Nel 1967 arrivò la seconda vittoria grazie a Surtees, che grazie ad altri piazzamenti concluse quarto. L'avventura fu tuttavia piuttosto breve, in quanto la Honda decise di ritirarsi alla fine dell'anno successivo, decisione maturata principalmente per la morte del pilota Jo Schlesser. Dopo i grandi successi come motorista a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, la casa nipponica rientrò in Formula 1 prima come partner della Bar e poi rilevando la stessa scuderia ma, dopo una stagione discreta (una vittoria con Button e quarto posto tra i costruttori) seguirono due stagioni decisamente deludenti che portarono al definitivo ritiro, fino al nuovo rientro, come motorista della McLaren, a partire dal 2015.

March
Costruttore britannico nato alla fine degli anni sessanta (tra i soci Max Mosley) che dall'inizio degli anni settanta, oltre alle categorie minori, partecipò al campionato del mondo di Formula 1 sia con il proprio team, sia come fornitore per altre scuderie. Dopo alcuni risultati incoraggianti (Stewart vinse una gara nel 1970), la perdita dello sponsor Stp causò alcuni problemi ma arrivarono comunque le vittorie di Brambilla nel 75 e di Peterson nel 76 (ultima affermazione per la March in Formula 1). Alla fine degli anni settanta cessarono comunque le attività, riprese parzialmente con la fornitura di vetture per la Ram all'inizio degli anni ottanta. Con il finanziamento della Leyton House il team di ripresentò nel 1987 e già l'anno successivo permisero ad Ivan Capelli di ottenere un secondo posto e lottare per posizioni di rilievo, poi iniziò un nuovo periodo di crisi (il secondo posto di Capelli al Paul Ricard nel 1990 fu l'unica eccezioni) che portò la March al definitivo abbandono alla fine del 1992.

Matra
Matra fu innanzitutto un vasto settore industriale nato negli anni quaranta che si occupò di numerosi rami dal militare al civile, comprese le auto. Alla fine degli anni sessanta fornì a Ken Tyrrell e Jackie Stewart la vettura che nel 1969 vinse il campionato piloti e quello costruttori, poi il "boscaiolo" iniziò a costruire in proprio e la Matra rimase in Formula 1 con il proprio team fino al 1972, dedicandosi con grande successo alle competizioni di durata.

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Maserati
La Maserati, nativa di Modena, iniziò la propria avventura alla fine degli anni '20 e partecipò al mondiale di Formula 1 fin dalla prima edizione nel 1950, dove colse un terzo podio con Chiron come miglior risultato. Ripresa l'attività nel '52, l'anno seguente arrivò la prima vittoria con Juan Manuel Fangio, che nel 1954 vinse il titolo guidando in due occasioni (vincendo in entrambi i casi) per la casa italiana (corse le altre gare con la Mercedes). Dopo un anno in sordina, nel 1956 con Moss alla guida la Maserati lottò per il titolo, che avrebbe vinto l'anno dopo grazie a Fangio, nell'ultimo campionato come team ufficiale in formula 1. Successivamente la casa del tridente si limitò a cedere vetture a piloti privati, dedicandosi invece con successo alle competizioni gt fino ai giorni nostri.

Matra
Matra fu innanzitutto un vasto settore industriale nato negli anni quaranta che si occupò di numerosi rami dal militare al civile, comprese le auto. Alla fine degli anni sessanta fornì a Ken Tyrrell e Jackie Stewart la vettura che nel 1969 vinse il campionato piloti e quello costruttori, poi il "boscaiolo" iniziò a costruire in proprio e la Matra rimase in Formula 1 con il proprio team fino al 1972, dedicandosi con grande successo alle competizioni di durata.

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Red Bull
Nel 2000 la Ford prese il controllo della Stewart rinominandola in Jaguar Racing F1 Team, ma nel 2004 per problemi finanziari la struttura venne venduta per la cifra simbolica di un dollaro alla multinazionale austriaca di bevande Red Bull. Il nuovo gruppo diretto da Christian Horner, con Günther Steiner come direttore tecnico partì con i motori Cosworth, ottenendo la fornitura Ferrari dal 2006 e stringendo infine un importante accordo con la Renault dall'anno successivo. I primi anni furono caratterizzati da risultati altalenanti, con l'esperto Coulthard affiancato da giovani piloti e poi da Mark Webber, fino all'ingresso del giovane talento Sebastian Vettel che, dopo un 2009 in crescendo, ha conquistato con la Red Bull il titolo mondiale nel 2010.

Sauber
Scuderia svizzera fondata dall'omonimo Peter, fece il suo debutto in Formula 1 nel 1993 e già nei primi anni conquistò piazzamenti con regolarità, prima con Lehto e Wendlinger (quest'ultimo poi gravemente ferito a Monaco nel 1994), poi Herbert, Frentzen e Alesi. La storia della Sauber procedette con regolarità in quanto il team continuò a correre discretamente pur senza mai compiere un vero e proprio salto di qualità; l'occasione arrivò con il passaggio alla proprietà Bmw, momento in cui il team venne ribattezzato Bmw-Sauber ed ottenne la prima vittoria (Kubica 2008) oltre al secondo e terzo posto tra i costruttori nel 2007 e 2008. Il ritiro del motorista tedesco riportò la proprietà a Sauber, con il ritorno della scuderia nella seconda parte dello schieramento, puntando sempre a contenere i costi continuando dignitosamente a confronto con i grandi colossi dell'auto.

Stewart
Il tre volte campione del mondo Jackie Stewart maturò esperienza con la propria scuderia nelle formule minori, passando in Formula 1 nel 1997: la vettura si dimostrò competitiva ma altrettanto inaffidabile, pertanto la prima stagione fu contrassegnata da molti ritiri, parzialmente compensati da uno splendido secondo posto di Barrichello a Montecarlo. Dopo un altro anno deludente, nel 1999 la Ford fornì un motore più convincente e già in Brasile Barrichello fu a lungo in testa, poi durante la stagione colse una pole position e tre podi, mentre Johnny Herbert vinse il gran premio d'Europa, risultati che portarono il team al quarto posto finale tra i costruttori. A fine stagione avvenne l'acquisizione da parte della Ford che trasformò la Stewart in Jaguar a partire dal mondiale 2000.

Toleman
Gruppo di lunga tradizione, la Toleman entrò in Formula 1 con la struttura che le permise di dominare le formule minori, patendo diverse delusioni durante i primi due anni, con tante mancate qualificazioni e nessun piazzamento a punti. I primi risultati arrivarono alla fine del 1983 quando Giacomelli e soprattutto Warwick colsero costantemente punti portando la Toleman al nono posto tra i costruttori, ma l'anno cruciale f il 1984 quando il team riuscì a far debuttare l'astro nascente Ayrton Senna, che ottenne alcuni piazzamenti, tra cui uno splendido secondo posto a Montecarlo e altri due podi, prima di passare alla Lotus. Nel 1985 la Toleman partì con grandi ambizioni ma dovette saltare la prima parte della stagione causa problemi nella fornitura degli pneumatici, per poi correre con un motore eccessivamente fragile, terminando la stagione a zero punti e definendo la vendita a fine stagione al gruppo Benetton.

Toyota
La Toyota sbarcò in Formula 1 con grandi ambizioni dal 2002, ma nei primi anni dovette accontentarsi delle briciole della più esperta concorrenza, con due quinti posti di Panis come migliori risultati. Dal 2005 vennero ingaggiati Trulli e Ralf Schumacher, mentre il team divenne fornitore di motore anche per altri team: Nel 2005 la Toyota fu quarta tra i costruttori grazie ad alcuni podi e numerosi piazzamenti, poi nel 2006 e 2007 le prestazioni calarono nuovamente riportando le vetture ai margini della zona punti. Nel 2008 e 2009, con Glock in sostituzione di Ralf Schumacher, il team riscoprì una maggiore costanza di risultati anche se la vittoria non arrivò mai, in virtù della mancanza di risultati, oltre alla crisi economica del momento, venne deciso di ritirare la scuderia dalla Formula 1.

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Vanwall
La Vanwall, scuderia inglese fondata da Tony Vandervell, debuttò con risultati non rilevanti, pur schierando, tra il 1954 e il 1956, piloti di livello come Collins, Gonzales, Taruffi e Hawthorn. Dal 1957, con Moss al volante, l'inversione di rotta, con la Vanwall in grado di portare in pista vetture più affidabili e in grado di lottare per le posizioni di vertice. L'asso inglese fu due volte secondo nella classifica piloti, mentre la scuderia si aggiudicò la prima edizione del campionato costruttori, istituito nel 1958, grazie anche ai piazzamenti di Brooks e Lewis-Evans. A causa di problemi di salute del proprietario, negli anni successivi la Vanwall si limitò a due apparizioni con altrettanti ritiri prima di ritirarsi definitivamente dalla formula 1.


Wolf
Dal 1976 il magnate Walter Wolf costituì dal nulla un team di Formula 1, inizialmente in partnership con Frank Williams e poi in proprio, arrivando addirittura a lottare per il titolo nel 1977 con Scheckter, che durante la stagione vinse tre corse e si classificò quarto. Meno soddisfacente fu la stagione successiva, nella quale la Wolf colse alcuni risultati ma non fu mai realmente in lotta per obiettivi ambiziosi. Con il passaggio del sudafricano alla Ferrari, il team si affidò al demotivato James Hunt che si ritirò a metà stagione, lasciando il posto a Keke Rosberg: la stagione si chiuse con zero punti e la Wolf abbandonò la Formula 1.