Vittorio Brambilla

Vittorio Brambilla nacque nel 1937 a Monza e, figlio del proprietario di un'officina, iniziò a prendere i contatti da subito con il mondo dei motori, iniziando dapprima con le moto e poi con le auto, seguendo le orme del fratello Tino, già pilota di buon livello. Già nel 1972 fu campione italiano di Formula 3 alla guida della Brabham, poi avvenne il passaggio all'europeo di Formula 2, categoria allora molto prestigiosa, dove Brambilla ottenne risultati di rilievo con la vettura "ereditata" dal fratello, cogliendo poi due vittorie nel finale quando, grazie all'appoggio della Beta Utensili, riuscì a scendere in pista con una March-Bmw, lottando ad armi pari con team blasonati e piloti di grande calibro (come ad esempio Jarier) guadagnando meritatamente il casco d'oro di Autosprint.

Dopo aver battagliato con Lauda e Stewart alla 4 ore di Monza, tentò di offrirsi alla Ferrari, ma il Drake, pur rispettando Brambilla, aveva ormai puntato su Lauda e Regazzoni, pertanto il Monzese, sempre appoggiato dalla Beta, optò per la March, con la quale debuttò in Formula 1 al gran premio del Sudafrica del 1974, classificandosi decimo; nel corso della stagione si piazzò con regolarità centrando anche il primo piazzamento a punti, in Austria.

Arrivò il 1975, la miglior stagione di Brambilla che, sempre al volante della March, vettura non certo all'altezza delle prime della classe e con freni derivanti dalla Formula 2, ma con cui il pilota italiano fu protagonista di gare memorabili: quinto in Spagna, in Belgio condusse per alcuni giri prima che un guasto ai freni lo fermasse, poi ad Anderstorp partì addirittura in pole position ma fu tradito da un guasto, mentre in Austria vinse la corsa, unica sua affermazione in Formula 1, grazie ad una fuga solitaria in condizioni difficili; tra l'altro la gara venne interrotta prima che fosse coperta almeno il 75% della distanza e per questo, in base al regolamento, gli venne assegnata la metà dei punti, sotto il traguardo Brambilla festeggiò alzando entrambe le braccia e perse il controllo della vettura distruggendo il musetto che per molti anni venne usato come "trofeo" nell'officina di famiglia a ricordo della sua unica vittoria.

Decisamente meno entusiasmante il 1976, con un solo punto conquistato e una lunga serie di ritiri, situazione culminata nella lite con il team, accusato da Brambilla di favorire Ronnie Peterson, una delle cause che portarono a fine stagione al mancato rinnovo del contratto, il monzese si accordò dunque con la Surtees, con la quale ottenne sei punti nel 1977, grazie a prestazioni superlative soprattutto in condizioni difficili in cui il divario con le vetture di testa diventava meno determinante, mentre l'anno seguente riuscì raramente a lottare per la zona punti, arrivando solamente ad un sesto posto in Austria, gran premio precedente a quello tragico di Monza, dove nel caos scatenatosi al via perse la vita Ronnie Peterson e lo stesso Brambilla rimase in pericolo per una frattura al cranio, ma fortunatamente riuscì a ristabilirsi.

Nel corso del 1978 aveva già gareggiato con l'Alfa Romeo nel mondiale sport prototipi e nel corso dell'anno aveva sostenuto lo sviluppo della vettura, che fu portata al debutto da Giacomelli nel 1979 e con la quale scese in pista anche Brambilla nel finale di stagione, con un dodicesimo posto a Monza come migliore risultato; l'anno seguente il monzese divenne terzo pilota per far posto a Patrick Depailler, tornando titolare per due gare (entrambe concluse con un ritiro) in seguito alla tragica scomparsa di quest'ultimo, prima di lasciare il posto ad Andrea De Cesaris.
Ormai demotivato, Brambilla abbandonò la Formula 1 alla fine del 1980, diciotto anni ricevette insieme al fratello l'oscar dello sport alla carriera, poi nel 2001 morì d'infarto nella sua casa di Lesmo, salutato con commozione da tantissimi protagonisti del motorsport.


La dedica di Monza a Brambilla


Intervista del 1976


Osterreichring 1975: Vittoria!


Ancora Austria, 1978, ultimo punto