Scuderie italiane in Formula 1


A-T-S
La Automobili Turismo e Sport nacque per volontà di Carlo Chiti e debuttò nel 1963 al Gran Premio del Belgio con Phil Hill e Giancarlo Baghetti, ma entrambi si ritirarono per problemi alla trasmissione dopo essere partiti dal fondo dello schieramento; negli altri Gran Premi nessuna vettura tagliò il traguardo, ad eccezione del Gran Premio d'Italia, dove Hill terminò undicesimo a sette giri dal vincitore, mentre Baghetti venne classificato quindicesimo a 23 giri da Clark. A causa dei risultati deludenti al termine della stagione il sogno di un'altra scuderia italiana competitiva svanì nel nulla; l'anno seguente Vic Derrington e Alf Francis iscrissero una vettura ATS al gran premio d'Italia con il pilota portoghese Mario Araujo de Cabral, che però non concluse la gara.

Andrea Moda
L'imprenditore Andrea Sassetti rilevò la struttura della Coloni iscrivendo l'Andrea Moda al campionato del mondo di Formula 1 1992, collezionando una serie incredibile di disavventure, tra esclusione per mancati pagamenti, licenziamento di piloti, mancanza di materiale, scioperi e, addirittura, un turno di prove su asciutto disputato su gomme da bagnato, ovvero le uniche disponibili. La squadra venne definitivamente esclusa a partire dal Gp del Belgio in seguito all'arresto di Sassetti, con un'unica presenza in campionato grazie all'eroico Moreno, qualificatosi a Montecarlo e ritiratosi dopo soli 11 giri.

Bellasi
Il pilota Guglielmo Bellasi costruì una vettura di Formula 1 per lo svizzero Silvio Moser che si iscrisse come privato ad alcuni Gran Premi validi per il campionato del mondo di Formula 1, Dopo alcune mancate qualificazioni il pilota riuscì a prendere il via al Gran Premio d'Austria del 1970 fermandosi dopo pochi giri, situazione analoga alla stagione successiva, con ritiro al Gran Premio d'Italia.

Coloni
Scuderia campione di Formula 3, la Coloni portò al debutto la propria vettura di Formula 1 nel 1987 con Larini, che disputò due gran premi, qualificandosi e ritirandosi in un'occasione; ingaggiato Tarquini, nel 1988 la Coloni si qualificò otto volte centrando un ottavo posto come miglior risultato, nonostante forze in campo risicatissime. Nei due anni seguenti le vetture Coloni riuscirono a prendere parte sempre più sporadicamente ai Gran Premi, mentre nel 1990 e 1991, dopo un tentativo di collaborazione con la Subaru, nessuno dei piloti riuscì a qualificarsi, la scuderia cedette dunque il materiale all'Andrea Moda e costruì una lunga carriera in altre categorie.

Dallara - Scuderia Italia
La Scuderia Italia nacque a Brescia con fornitura di telai Dallara, debuttando nel 1988 con Alex Caffi, cui l'anno seguente fu affiancato l'esperto Andrea De Cesaris, in grado di cogliere il primo podio a Montreal, mentre Caffi riuscì a piazzarsi due volte a punti. Dopo una stagione deludente, nel 1991 Lehto conquistò un altro podio, mentre nel 1992 fu Martini a tenere alti i colori del team, che nel 1993 passò alla fornitura di telai Lola in una stagione che si rivelò disastrosa, con Badoer e Alboreto perennemente in fondo allo schieramento e spesso non qualificati. Nel 1994 la Scuderia Italia si unì alla Minardi per poi dedicarsi con successo alle competizioni per vetture a ruote coperte.

De Tomaso
Marchio storico nella produzione sportiva, la De Tomaso tentò la partecipazione con una propria vettura all'inizio degli anni sessanta, senza agguantare risultati di rilievo. In seguito i vertici della casa italo-argentina si accordarono con Frank Williams per preparare una sua vettura da inserire nel campionato del mondo di Formula 1 del 1970, ma la stagione fu travagliata: in seguito ad un avvio costellato di ritiri, a Zandvoort il pilota Piers Courage perse la vita in un tragico incidente, sostituito senza successo da Redman e Schenken; gli scarsi risultati portarono alla rottura dell'accordo tra Williams e De Tomaso, che si ritirò dalla Formula 1.

Eurobrun
Scuderia nata nel 1988, l'Eurobrun corse con costanza nell'anno del debutto con Modena e Larrauri, mentre nel 1989 passò solo una volta le prequalifiche, senza ottenere comunque la qualificazione con Foitek. La situazione finanziaria disastrosa portò il team ad abbandonare prima della fine del 1990, stagione in cui il solo Moreno riuscì ad entrare nei ventisei in due sole occasioni, prima di passare alla Benetton.

Fondmetal
Rilevata la struttura dell'Osella, nel 1991 la Fondmetal schierò prima Grouillard e poi Tarquini ottenendo un decimo posto in Belgo come migliore risultato in una stagione dove in più di un'occasione risultò impossibile superare le qualifiche. Le cose andarono meglio l'anno successivo in quanto la vettura si dimostrò più competitiva anche se poco affidabile; in seguito al gran premio d'Italia il team venne ritirato dalla Formula 1, mentre il patron Rumi rilevò una parte di quote in Minardi partecipando alle attività del team fino al 2000.

Forti
Forte di una lunga esperienza in altre categorie e del munifico sponsor di Pedro Diniz, la Forti debuttò in Formula 1 nel 1995, mostrando da subito limiti di competitività. Diniz e Moreno accusarono spesso distacchi pesanti per tutta la stagione, mentre l'anno successivo, persa la sponsorizzazione principale, arrivarono numerose mancate qualificazioni e l'abbandono anticipato dopo il gran premio d'Inghilterra.

Tec Mec
In seguito al ritiro dalle competizioni della Maserati, la Tec-Mec, già attiva in Formula Junior, tentò di schierare al Gran Premio degli Usa 1959 un'evoluzione della 250F, unico tentativo per il team, conclusosi con un ritiro.

Lancia
La Lancia partecipò con una propria scuderia al campionato di Formula 1 nelle stagioni 1954 e 1955, con i piloti Alberto Ascari, Eugenio Castellotti e Luigi Villoresi alla guida della D50. La Scuderia Lancia non conseguì vittorie e abbandonò prematuramente le competizioni nel maggio 1955, in quanto il reparto corse venne chiuso in seguito alla morte di Ascari, scomparso durante una sessione di prove private all'autodromo di Monza. Per non disperdere il patrimonio tecnico acquisito dalla casa torinese in F1, si arrivò ad un accordo a tre con Ferrari e FIAT, secondo il quale le Lancia D50 e l'intero reparto vennero donati alla Scuderia Ferrari: la bontà del progetto Lancia emerse la stagione successiva, quando la monoposto, col nome di Lancia-Ferrari D50, venne portata da Juan Manuel Fangio alla vittoria del titolo mondiale.

Lamborghini - Modena Team
La Lamborghini, impegnata in Formula 1 come motorista, ricevette il mandato da un uomo d'affari messicano per costruire una vettura per il 1991 ma, quando il finanziatore sparì improvvisamente, l'ing.Forghieri e lo staff continuarono il progetto presentando una vettura affidata a Larini e Van De Poele. Nel primo appuntamento Larini fu sorprendentemente diciassettesimo in griglia e settimo al traguardo, mentre a Imola Van De Poele si ritirò all'ultimo giro mentre era quinto; nei successivi cinque Gran Premi le due Lambo non passarono mai le prequalifiche, Van De Poele non si qualificò più e il solo Larini prese parte a quattro gare, concludendone due in sedicesima posizione. In mancanza di ulteriori finanziamenti la scuderia chiuse i battenti al termine della stagione.
VIDEO Imola 1991: sogno sfumato per il Modena Team

Life
Sul finire degli anni ottanta l'ing.Rocchi progettò un ambizioso motore a 12 cilindri disposto su tre bancate mirando ad unire potenza e compattezza. L'imprenditore Ernesto Vita ne comprò i diritti per rivenderlo ai team di Formula 1, ma il mancato interesse di questi lo portò a tentare l'avventura come costruttore. I risultati furono disastrosi, in quanto prima Brabham e poi Giacomelli non superarono mai le prequalifiche, viaggiando costantemente su tempi lontanissimi dal penultimo in graduatoria, anche con scarti di 30 secondi al giro dal penultimo e, in alcuni casi, senza completare nemmeno un giro per vari problemi tecnici. Nemmeno l'abbandono del motore W12 in nome del convenzionale Judd migliorò la situazione e in seguito ad un ultimo disastroso tentativo in Spagna il team venne ritirato dal mondiale.

Maserati
Nativa di Modena, la Maserati iniziò la propria avventura alla fine degli anni venti e partecipò al mondiale di Formula 1 fin dalla prima edizione nel 1950, dove colse un terzo podio con Chiron come miglior risultato. Ripresa l'attività nel 1952, l'anno seguente arrivò la prima vittoria con Juan Manuel Fangio, che nel 1954 vinse il titolo guidando in due occasioni per la casa italiana e vincendo entrambe le corse prima di proseguire la stagione con la Mercedes. Dopo un anno in sordina, nel 1956 con Moss alla guida la Maserati lottò per il titolo, che venne conquistato l'anno seguente grazie a Fangio, nell'ultimo campionato come team ufficiale in Formula 1. Successivamente la casa del tridente si limitò a cedere vetture a piloti privati, dedicandosi invece con successo alle competizioni per vetture Gt.
VIDEO - Nurburgring 1957: ultima vittoria per Fangio

Merzario
Nel pieno della propria carriera in Formula 1 Arturo Merzario tentò la via del pilota costruttore, stringendo un accordo con la Bellasi, che già in passato aveva preso parte ad alcuni Gran Premi conuna propria vettura. In un periodo di trasformazione della Formula 1, con presenza sempre più influente delle grandi case forti di ingenti investimenti, la Merzario nel 1977 lottò a denti stretti per la qualificazione, terminando il gran premio del Belgio in quattordicesima posizione a cinque giri dal vincitore, miglior risultato in assoluto per il team. I due anni successivi non furono all'altezza: la vettura non fu competitiva e Merzario riuscì a qualificarsi solo sporadicamente e senza mai arrivare al traguardo, mentre i due momentanei compagni di squadra Colombo e Brancatelli furono chiamati in un occasione ciascuno senza superare lo scoglio delle pre-qualifiche. Archiviata l'esperienza Formula 1, il pilota-manager comasco schierò per alcune stagioni le proprie vetture in Formula 2, prima di riprendere la propria carriera di pilota.

Osca
Azienda automobilistica di tradizione romagnola, vincitrice tra l'altro di una 12 ore di Sebring, l'Osca partecipò ad alcune gare di Formula 1 tra il 1951 e il 1953 e tentò di rientrare alla fine degli anni cinquanta, terminando l'avventura con un ritiro di De Tomaso al Gran Premio degli Usa nel 1959.

Osella
Scuderia di primo piano con prototipi e vetture per gare in salita, con esperienze in Formula 3 e Formula 2, l'Osella tentò l'avventura in Formula 1 durante gli anni ottanta, senza raggiungere i risultati sperati ma restando nel Circus per diverse stagioni, impresa a suo tempo difficile per molte squadre dotate degli stessi mezzi. Dopo i primi anni con motorizzazione Cosworth, con un quarto posto di Jarier a Imola nel 1982 come unico risultato, nell'era del turbo fu l'Alfa Romeo a fornire i propulsori, aiutando il team a sopravvivere seppur senza garantire possibilità di schierare auto competitive. Oltre a Jarier, solo Ghinzani e Gartner entrarono nei primi sei, entrambi nel 1985, mentre il ritorno agli aspirati e l'arrivo di numerose squadre, con necessità di disputare le pre-qualifiche, portò la scuderia Italiana a mancare la qualificazione in diverse occasioni, fino al passaggio della proprietà allo sponsor Fondmetal a partire dal 1991.
VIDEODallas 1984: quinto posto per Ghinzani

Tecno
Derivazione della Tecnokart, già attiva nelle formule minori, la Tecno ebbe la possibilità di fare il salto di categoria grazie alla sponsorizzazione Martini Racing: portata al debutto da Nanni Galli nel 1972 concluse un solo Gran Premio, quello d'Austria, a nove giri dal vincitore. l'anno seguente arrivò il primo punto grazie a Chris Amon ma, a causa del ritiro dello sponsor, la scuderia si trovò priva di finanziamenti e si ritirò dalla Formula 1.

Toro Rosso
Nata dalle ceneri della Minardi, la Toro Rosso debuttò nel 2006 utilizzando le Red Bull dell'anno precedente e ottenendo il primo punto con Vitantonio Liuzzi. Grazie a Sebastian Vettel nel 2008 il team conquistò la prima e unica vittoria in Formula 1 a Monza, oltre a numerosi piazzamenti che portarono la scuderia davanti alla Red Bull, giungendo al sesto posto finale tra i costruttori con ben 39 punti. 
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