Ronnie Peterson




Ronnie Peterson iniziò da giovanissimo con il karting, ottenendo poi brillanti risultati in Formula 3, dove conquistò due titoli, attirando le attenzioni del circus della formula 1, con debutto alla guida della March nel 1970, stagione nella quale non raggiunse risultati. Già nel 1971 emerse tutto il suo talento e grazie ad una straordinaria costanza nei piazzamenti, con numerosi podi, riuscì a chiudere il mondiale al secondo posto, anche se staccatissimo dal dominatore Jackie Stewart su Tyrrell, mentre fu meno fortunata la stagione seguente, sempre al volante della March, con qualche piazzamento, un terzo posto come miglior risultato e il nono posto in classifica finale.

Dal 1974 avvenne il passaggio alla blasonata Lotus dove Peterson riuscì a confermare le proprie doti di pilota veloce e aggressivo, surclassando spesso l'esperto compagno di team e campione del mondo di Formula 1 Emerson Fittipaldi.: dopo un inizio deludente, senza alcun arrivo a punti nonostante 3 pole position nelle prime cinque gare, nella seconda parte di stagione arrivarono quattro vittorie e altre sei pole, che valsero il terzo posto in classifica finale, la situazione all'interno del team divenne esplosiva e Fittipaldi lascio la Lotus, polemico per il comportamento della squadra, colpevole a suo dire di non averlo aiutato a Monza lasciando davanti il compagno.

Peterson divenne indiscutibilmente la prima guida ma il team sbagliò completamente la vettura per il 1974 (arrivarono comunque tre vittorie) e imboccò alcune stagioni sfortunate, lo svedese si dovette quindi accontentare di lottare per posizioni di rincalzo, abbandonando il team per divergenze economiche durante la stagione 1976, che concluse con il ritorno alla March, scuderia con la quale vinse a sorpresa il gran premio d'Italia (terza e ultima vittoria per il costruttore in Formula 1). Dopo una stagione deludente in Tyrrell,ormai avviata verso un lungo declino, avvenne il ritorno in Lotus, team riorganizzato e favoritissimo per il titolo con la velocissima 79: Peterson si accontentò del ruolo di scudiero di Mario Andretti, situazione che portò presto alla rottura dei rapporti con Chapman e alla firma di un contratto con la Mclaren per il 1979 già durante la stagione.

Peterson non mancò  comunque di duellare con l'esperto compagno di squadra e grazie a due vittorie e diversi podi restò in lotta per il titolo, fino allo sfortunato gran premio d'Italia, dove fu vittima di un terribile incidente, principalmente a causa dell'errata procedura di partenza, in quanto il via venne dato troppo presto e il caos causò un botto tra diverse vetture. Peterson si schiantò contro le barriere e la Lotus prese fuoco, mentre i soccorsi furono lenti e caotici: il dottor Watkins giunse sul posto dopo pochi minuti ma fu allontanato, pertanto fu James Hunt il primo a raggiungere l'auto di Peterson e ad adoperarsi per liberarlo dai rottami, poco dopo fu raggiunto da dei rinforzi, e dopo 18 interminabili minuti arrivò l'ambulanza.

Lo svedese fu estratto dalla vettura incidentata ancora vivo e cosciente, ma con sette fratture alla gamba sinistra e quattro alla gamba destra; trasportato all'ospedale Niguarda, fu ricoverato nel reparto di terapia intensiva e sottoposto ad un intervento di oltre sei ore per la ricostruzione degli arti inferiori, ma la mattina seguente fu colpito da un'embolia lipidica che ne causò il decesso. In quell'incidente anche Vittorio Brambilla rimase ferito gravemente ma se la cavò dopo un breve periodo di coma e una lunga riabilitazione, mentre Riccardo Patrese venne ingiustamente accusato (in primis da James Hunt) di essere responsabile dell'incidente, scagionato solo dopo alcuni anni al termine di un'indagine più approfondita e, purtroppo, senza l'adeguato sostegno del circus dei gran premi, nell'occasione più attento alla ricerca di un capro espiatorio che non della verità.

Ronnie Peterson ha corso 123 gran premi, con dieci vittorie e quattordici pole position, nonostante non sia mai riuscito ad arrivare al titolo era considerato dai colleghi come il più veloce del gruppo e le immagini delle sue gare, sempre caratterizzate da una guida aggressiva e spettacolare, sono tutt'ora tramandate con grande trasporto, arrivando fino alle nuove generazioni che non hanno mai avuto la fortuna di vederlo all'opera. 


Bellissime immagini dalla carriera di Peterson







On board sulla Lotus a Monza