Pierluigi Martini


Classe 1961, Pierluigi Martini vinse l'europeo di Formula 3 nel 1983, anno in cui disputò dei test con la Brabham anche se, nonostante le buone prestazioni e il parere positivo dello sponsor Parmalat, l'affare non si concretizzò, fu dunque la Toleman ad offrirgli un sedile per il solo gran premio d'Italia del 1984, in sostituzione dell'infortunato Cecotto, ma la mancanza d'esperienza si fece sentire e non riuscì a qualificarsi.

La Toleman gli offrì comunque un contratto ma il romagnolo preferì accasarsi alla Minardi, scuderia con cui corse poi la maggior parte dei Gp nella propria carriera: il primo anno non portò grandi soddisfazioni in quanto la vettura era al debutto e il motore, come dichiarato poi dallo stesso Martini, causava diversi problemi, il campionato si concluse quindi con zero punti e tre arrivi al traguardo, con un ottavo posto come migliore risultato, ottenuto nel gran premio conclusivo ad Adelaide.

Trascorsi due anni in Formula 3, ritornò alla Minardi nel 1988 come collaudatore, rimpiazzando Campos dopo cinque gare e centrando subito la zona punti (primo punto per sé e per la scuderia), a Detroit centrò infatti l'ottava fila in prova e in gara fu autore di una prestazione attenta e regolare che lo portò al sesto posto, risultato sfiorato anche nell'ultima gara in Australia, terminata al settimo posto. 
La Minardi nel frattempo continuava a migliorare: nelle prime gare del 1989 il team utilizzò la vettura dell'anno precedente, poi arrivò M189 che soffrì inizialmente di problemi di affidabilità, ma a Silverstone Martini concluse quinto davanti al compagno di squadra Pérez-Sala (unica gara in F1 con due Minardi a punti) e questo evitò al team di dover disputare le prequalifiche nella seconda parte della stagione, dove i progressi della vettura gli consentirono di ottenere alcuni buoni piazzamenti, come al Gran Premio del Portogallo dove fu quinto in prova e si trovò in testa alla gara per un singolo giro (l'unico nella storia della scuderia faentina), prima di concludere la gara al quinto posto, in Spagna, portò addirittura la sua vettura in seconda fila ma un'uscita di pista lo costrinse al ritiro e, complice la rottura di una costola, dovette saltare il Gran Premio del Giappone, infine in Australia, dopo essere partito terzo, colse l'ultimo punto stagionale concludendo il campionato al quattordicesimo posto con cinque punti ottenuti.

Il 1990 sembrò iniziare nel migliore dei modi, in linea con il finale di stagione precedente, grazie ad una straordinaria prima fila ottenuta in prova nel Gp inaugurale di Phoenix, poi in gara si dovette accontentare del settimo posto, fu inoltre protagonista di un grave incidente a Imola che lo costrinse a saltare la gara, si presentò comunque a Monaco con un recupero record, ma la nuova M190 non rispettò le aspettative e nel corso dell'anno non arrivarono punti. Dalla stagione successiva la scuderia faentina potè contare sul motore Ferrari e Martini colse l'occasione, centrando i due migliori risultati della propria carriera: a Imola partì in nona posizione alle spalle del compagno Morbidelli e chiuse la gara al quarto posto, risultato ripetuto all'Estoril, quando riuscì a scattare dalla quarta fila e con una prestazione magistrale chiuse davanti alle due Benetton di Schumacher e Piquet.

Arrivò il momento della separazione da Faenza, con il passaggio all'ambiziosa Dallara - Scuderia Italia, ma i risultati furono decisamente sotto le aspettative, Martini infatti dovette accontentarsi di due sesti posti (Spagna e San Marino) mentre il suo compagno di squadra, l'emergente Lehto, rimase a secco; la sua carriera in quel momento subì uno stop e si ritrovò senza un volante, ma a metà del 1993 fu ancora una volta la Minardi ad offrirgli la possibilità di tornare in pista (in sostituzione di Barbazza): nel 1994 ottenne gli ultimi punti in Formula 1, chiudendo al quinto posto i gran premi di Spagna e Francia, mentre l'anno successivo corse solo la prima parte della stagione, terminando la propria esperienza in Formula 1 con un ritiro al gran premio di Germania.

Nel 1999 vinse la 24 Ore di Le Mans al volante di una BMW V12 LMR insieme a Yannick Dalmas e Joachim Winkelhock, poi continuò a correre e dopo aver gareggiato nel Campionato Gp Masters, prese parte al campionato 2009 Superstars, classificandosi quinto e conquistando il titolo di migliore Rookie.



A bordo della M189 a Goodwood. 2015

Intervista del 2014