Phil Hill




L'americano Phil Hill, nessuna parentela con Graham e Damon, coltivò sin da piccolo la passione per le auto, trasferendosi poi in Europa in cerca di fortuna e già nel 1954 si mise in luce conquistando, a bordo di una Ferrari 375 MM Vignale il secondo posto assoluto nella Carrera Panamericana, una delle tre gare più prestigiose dell'epoca a livello mondiale, attirando le attenzioni di Enzo Ferrari, che lo scelse per guidare una delle sue vetture alla 24 ore di Le Mans dell'edizione 1955, tristemente nota per il più grande incidente che la storia automobilistica ricordi.

Nel 1958 Hill conquistò la 24 ore e nello stesso anno debuttò nel mondiale di Formula 1 con la Maserati, prima di passare definitivamente alla Ferrari anche in questa categoria, offrendo un saggio del proprio talento nei gran premi di Italia e Marocco, prove conclusive del mondiale, terzo in entrambe le occasioni. 

Confermato in pianta stabile a Maranello, l'anno seguente si piazzò con costanza e colse tre podi dimostrando di saper lottare ad armi pari con i migliori e a fine anno fu quarto in classifica generale; il 1960 fu quello della prima vittoria, ottenuta proprio a Monza, in una straordinaria tripletta che vide le Ferrari di Ginther e Mairesse rispettivamente sul secondo e terzo gradino del podio.

Nel 1961 la rossa scese in pista con il modello 156 e l'intenzione di vincere il mondiale, che fu caratterizzato infatti da un lungo duello tra Hill e il suo compagno e amico Wolfgang Von Trips, conclusosi nel modo più tragico, con la morte dell'austriaco in un terribile incidente a Monza e la conquista del titolo per il pilota statunitense, che disertò con tutta la scuderia il successivo impegno a Watkins Glen, chiudendo il campionato al primo posto con 38 punti totali, frutto di due vittorie (Spa e Monza), oltre a due secondi e due terzi posti.

L'anno seguente iniziò con tre podi, ma la seconda parte del campionato fu un calvario e non arrivarono altri punti, poi seguì Carlo Chiti all'Ats Italiana, correndo anche alcune gare in Lotus senza mai arrivare a punti, mentre l'anno successivo con la Cooper ottenne solamente un sesto posto a Brands Hatch; due anni dopo, nel 1966 tentò la qualificazione a Monza con l'americana Eagle di Dan Gurney, senza riuscire a prendere il via e chiudendo definitivamente la sua carriera in Formula 1.

Con tre vittorie all'attivo, condivide con Hawthorn il record di campione del mondo con meno vittorie in carriera, è scomparso nel 2008.

Documentario dedicato al campione americano


Sintesi del 1961, anno di trionfi e tragedie