Nigel Mansell

"Se Mansell è in giornata e ha l'auto giusta, è impossibile cercare di tenerlo dietro. Ti sorpasserà, passando anche sopra la testa, ma ti sorpasserà". Parole pronunciate da Ayrton Senna in riferimento al "Leone d'Inghilterra", pilota veloce e temerario, vecchia scuola, che entusiasmò il pubblico tra gli anni ottanta e novanta.
Nato nel 1953, si finanziò in proprio per iniziare a correre nei kart e poi in Formula Ford, facendosi notare nelle formule minori fino ad arrivare alla massima serie a 27 anni, come collaudatore della Lotus, che gli permetterà di correre in tre occasioni, dove raccoglierà due ritiri e una mancata qualificazione.
L'anno successivo fu affiancato ad Elio De Angelis, colse i primi punti contestualmente con il primo podio, al gran premio del Belgio, concludendo il campionato con otto punti e il quattordicesimo posto, risultato identico a quello del 1982, con un podio e sette punti, in un campionato tra alti e bassi, compresa la frattura del polso in un incidente.
A fine di quella stagione scomparve il geniale Colin Chapman, con cui Mansell aveva un ottimo rapporto, al contrario di quello con Peter Warr, tecnico storico che dichiarò anche pubblicamente la scarsa simpatia nei confronti del Leone, che continuò comunque a migliorare, cercando di tenere il confronto con il talentuoso De Angelis: nel 1983 dopo un inizio di stagione avaro di risultati, grazie all'arrivo del turbo Renault arrivarono punti e un altro podio, mentre l'anno successivo i podi furono due, oltre una pole position a Dallas nel gran premio divenuto storico per l'episodio finale, quando la Lotus, già in crisi di gomme, si ammutolì nel rettilineo finale lasciando Mansell a piedi; tanti si sarebbero avviati mestamente ai box ma non lui, che scese dalla vettura e nonostante le due ore già passate nell'abitacolo ad oltre quaranta gradi, tento eroicamente di spingerla, cadendo al suolo svenuto dopo alcuni metri, un'azione inutile e vietata dal regolamento, ma che esemplifica l'attitudine del pilota e i motivi dell'amore del pubblico nei suoi confronti.

Passato alla Williams al fianco di Keke Rosberg, nel 1985 incontrò problemi iniziali nello sviluppo del nuovo motore Honda, ma nel finale di stagione ottenne due vittorie a Brands Hatch e Kyalami, ponendo le basi per una stagione di successo nell'anno successivo, dove il Leone visse una parte centrale di campionato entusiasmante grazie a cinque vittorie e molti punti raccolti, che lo portarono in testa davanti al compagno di squadra Piquet (con cui nacque un'intesta rivalità) e Prost. Fu proprio quest'ultimo a spuntarla in quella che nella storia della Formula 1 è ricordata come la beffa di Adelaide: il francese della McLaren arrivò all'ultimo appuntamento in ritardo di sette punti, ma in seguito allo scoppio di uno pneumatico della vettura di Mansell prese il comando vincendo corsa e campionato del mondo.

Il 1987 fu un monologo Williams e la rivalità tra i due compagni di squadra divenne esasperata: Mansell si dimostrò spesso più veloce vincendo altri cinque gran premi (tra cui uno splendido in rimonta a Silverstone), ma Piquet si portò in vantaggio grazie ad una grande costanza di risultati, fino all'appuntamento di Suzuka che sancì la definitiva vittoria del brasiliano in seguito all'incidente occorso durante le prove al leone, costretto a saltare gli ultimi due appuntamenti e a rinunciare ancora una volta ai sogni di gloria.
Il 1988 la Williams passò un anno di transizione, con il motore Judd in attesa dell'arrivo del Renault, Mansell si "accontentò" di due secondi posti in mezzo a dodici ritiri e due gare saltate, optando per il trasferimento alla Ferrari per la stagione successiva, che partì nei migliori dei modi con una splendida vittoria a Jacarepagua, seguita purtroppo da numerosi ritiri in quanto la rossa si dimostrò piuttosto potente ma non altrettanto affidabile, pertanto arrivarono solo alcuni podi e una vittoria a metà stagione (In Ungheria, partendo dalla sesta fila in una pista impossibile per i sorpassi), prima di ulteriori ritiri e una squalifica, inflitta per aver ignorato una bandiera nera.
Non arrivarono maggiori soddisfazioni nel 1990: la Ferrari aveva una vettura vincente ma il Leone si trovò in difficoltà nella difficile convivenza con Prost e in cattivi rapporti con il team, nonostante la stima e l'affetto del pubblico italiano, in visibilio di fronte ad alcune prodezze del proprio beniamino, il quale arrivò addirittura ad annunciare il ritiro dalle corse, salvo poi ripensarci accordandosi per il ritorno all'ambiziosa Williams.

Il ritorno nel team inglese andò nel migliore dei modi e anche se inizialmente patì tre ritiri che lo portarono a -30 da Senna nella prima parte della stagione, tentò un incredibile rimonta nella seconda parte del campionato, vanificata da una ruota avvitata male all'Estoril e da un'uscita di pista a Suzuka, episodi sfortunati in un campionato comunque entusiasmante e preambolo del dominio assoluto della stagione seguente, con 14 pole position su 16 gran premi, 9 vittorie, 3 secondi posti e ben 108 punti, quasi il doppio di Riccardo Patrese, diretto inseguitore e compagno di squadra.

Nonostante i risultati ottenuti, la politica della Williams nei suoi confronti fu poco chiara e il Leone si ritirò dalla Formula 1, salvo tornare dopo un anno da trionfatore in Indycar, alternandosi a Coulthard in sostituzione di Ayrton Senna, deceduto durante il gran premio di San Marino; nell'occasione Mansell riuscì a vincere la prova conclusiva del campionato partendo dalla pole position, prima di accordarsi con la Mclaren per l'anno successivo, ritirandosi definitivamente dopo due anonime apparizioni, in virtù di una clausola contrattuale, a causa delle prestazioni scadenti della vettura.

Raccolta di immagini



Budapest 1989: Da dodicesimo a primo!



La "spinta" a Dallas. 1984




Silverstone 1987: altra vittoria storica



360° a Imola. 1990



Sorpasso su Berger in Messico. 1990