Michele Alboreto




Michele Alboreto, milanese purosangue classe '56, fu notato da Ken Tyrrell per gli importanti risultati ottenuti nelle categorie minori, tra cui la vittoria dell'europeo di formula 3 e alcune affermazioni nel mondiale prototipi. Con la scuderia del boscaiolo ebbe l'occasione di debuttare nel 1981, senza lasciare il segno, salvo poi farsi notare l'anno seguente con il primo podio (a Imola), alcuni piazzamenti e addirittura una vittoria, nella prova conclusiva a Las Vegas, risultati che gli consentirono di chiudere il campionato all'ottavo posto con 25 punti. Ancora una vittoria l'anno seguente, a Detroit con una vettura davvero modesta, successo che convinse definitivamente Enzo Ferrari, che scelse Alboreto per rimpiazzare Tambay al fianco di Arnoux per il 1984.

Dopo soli tre gran premi arrivò la prima vittoria ferrarista, in Belgio, ma la stagione fu un monologo Mclaren e il pilota italiano chiuse il campionato al quarto posto, alle spalle del connazionale Elio De Angelis su Lotus. Il 1985 fu l'anno cruciale: dopo alcuni podi e le due vittorie in Canada e Germania si ritrovò in testa al mondiale, restando in lotta fino alle gare conclusive quando fu vittima di un brusco calo di affidabilità della Ferrari. Nelle ultime 5 gare non riuscì mai a vedere la bandiera a scacchi, terminando il mondiale al secondo posto a venti punti dal campione Alain Prost, anche se una differente gestione da parte della squadra gli avrebbe senz'altro garantito di lottare fino alla fine per un titolo che non sarebbe stato certo demeritato. "A quel ragazzo noi dobbiamo un mondiale", disse il Drake.

In tono minore le successive tre stagioni in rosso, lontani dalla vetta e prive di vittorie, nonostante ottime gare e numerosi piazzamenti, tra cui un secondo posto a Monza alle spalle di Berger, a poche settimane dalla scomparsa di Enzo Ferrari, in una straordinaria festa rossa a Monza, unica gara del 1988 non vinta da una McLaren Honda (le altre 15 corse furono un dominio assoluto di Senna e Prost). Sostenuto dalla propria passione, continuò in formula 1 correndo con la medesima grinta anche in scuderie di secondo piano: nel 1989 si accasò alla Tyrrell ma, dopo i brillanti risultati iniziali (compreso un podio), dovette abbandonare per questioni legate alla sponsorizzazione, terminando la stagione con la Larrousse, penalizzato dalla scarsa competitività della vettura, mancando in alcuni casi la qualificazione. 

Spostò la propria esperienza presso la Footwork-Arrows, con la quale visse stagioni difficili fino al 1992, quando la motorizzazione Mugen portò una grande affidabilità (due soli ritiri) e buone prestazioni, consentendo ad Alboreto di lottare costantemente per la zona punti. Nel 1993 la Scuderia Italia cessò la collaborazione con Dallara, affidando la costruzione dei telai alla Lola, affidandosi ad Alboreto e al promettente Luca Badoer: la stagione fu tuttavia un disastro, in quanto le due Lola risultarono sempre come le vetture più lente del gruppo, con un triste abbandono prima della fine della stagione. La precaria situazione di Minardi e Scuderia Italia portò le due scuderie a fondersi, schierando per il 1994 Martini e Alboreto. Nonostante un mezzo non particolarmente performante il milanese si qualificò in tutte le gare conquistando un unico punto con un bel sesto posto a Montecarlo, annunciando poi il ritiro a fine stagione, non prima di aver combattuto in prima linea per la sicurezza, in un campionato sconvolto dagli incidenti mortali di Senna e Ratzenberger, oltre a quelli gravi di Alesi, Lehto, Wendlinger, Montermini, Lamy e l'inconveniente accorso allo stesso Alboreto, che investì cinque meccanici causa la perdita di una ruota nel passaggio ai box, motivo per cui lottò duramente al fine di stabilire un limite di velocità ai box tutt'ora in uso.

Terminata l'esperienza in formula 1, continuò a correre in competizioni a ruote coperte centrando successi prestigiosi quali le vittorie alla 12 ore di Sebring e alla 24 ore di Le Mans, trovò la morte al Lausitzring proprio durante una sessione di test privati in vista della 24 ore, era il 25 aprile del 2001. P
ersona riservata, era particolarmente stimato dai colleghi che impararono ad apprezzare anche le doti umane, è stato l'ultimo pilota italiano capace di vincere una gara con la Ferrari.


Vittoria al Nurburgring nel 1985



Intervista del 1986