Argentino classe 1911, Fangio iniziò a correre negli anni trenta, cogliendo i primi successi in terra sudamericana e sbarcando in Europa alla fine degli anni quaranta, proponendosi immediatamente come pilota estremamente competitivo grazie ai successi ottenuti in competizioni di prestigio.

Nella prima edizione del campionato del mondo di Formula 1 sfiorò il titolo, vincendo tre gran premi (Monaco, Spa e Reims) e ritirandosi in altri tre, arrivando alle spalle del compagno di squadra Farina, primo campione del mondo della storia.
Già nel 1951 ebbe modo di rifarsi: sempre alla guida dell'Alfa Romeo vinse la prova inaugurale in Svizzera poi, dopo aver saltato la 500 miglia e raccolto uno "zero" in Belgio, riprese la sua marcia vincendo in Francia (auto divisa con Fagioli) e arrivando secondo in Inghilterra; Ascari tentò di farsi sotto vincendo al Nurburgring e a Monza, ma con la vittoria di Pedralbes (terza stagionale) l'argentino chiuse i giochi vincendo il primo titolo mondiale.

Il 1952 iniziò nel peggiore dei modi: dopo una gara in Irlanda decise di partecipare al gran premio dell'autodromo di Monza di Formula 2 il giorno seguente, guidò tutta notte e si presentò al via; partito dall'ultima fila fu tradito dalla stanchezza, motivo per cui alla prima di Lesmo uscì di strada violentemente e riportando una frattura alla vertebra cervicale che lo costrinse a restare a riposo tutto l'anno.
Si ripresentò al via del mondiale 1953 con la Maserati ma nelle prime tre gare arrivarono altrettanti ritiri, nel finale riuscì a riscattarsi con tre secondi posti e una vittoria, ma ormai Ascari era in fuga e vinse meritatamente il secondo titolo consecutivo.

Corse ancora due gare con la Maserati all'inizio della stagione seguente, in attesa dell'arrivo della Mercedes W196 con cui dilagò, vinse infatti sei gare su otto partecipazioni, mancando la vittoria solo a Silverstone (quarto) e Pedralbes (terzo), senza mai ritirarsi (piuttosto raro all'epoca) e dimostrando una grande padronanza del mezzo meccanico. Sempre alla guida della Mercedes vinse il titolo anche nel 1955, trionfando in quattro gare e lasciando ben poche speranze alla concorrenza.

Nel 1956 avvenne il passaggio alla Ferrari, con cui l'asso argentino vinse il quarto titolo, in questo caso messo seriamente in difficoltà dal compagno di squadra Collins, autore poi di un gesto indimenticabile: il giovane inglese, con la possibilità concreta di diventare campione del mondo in caso di guasti ai piloti che lo precedevano, alla sosta ai box per il cambio degli pneumatici lasciò la sua vettura a Fangio, precedentemente ritirato, pronunciando queste parole "Maestro, sono ancora giovane e avrò tempo per vincere un titolo, lei forse no, prenda la mia auto e vinca". Fangio rimontò fino al secondo posto a pochi secondi da Moss, anche grazie al ritiro di Musso che subì a sua volta la rottura dello sterzo sulla sua Ferrari, e vinse così il suo quarto titolo mondiale.
Nonostante il titolo il rapporto con Maranello non continuò causa divergenze economiche, Fangio tornò quindi alla Maserati con cui vinse agevolmente l'ultimo titolo, forte di quattro vittorie e due secondi posti; sempre con la Maserati, iscrivendosi privatamente, chiuse la carriera nel 1958 ottenendo due quarti posti, a Buenos Aires e Rouen.

In totale disputò 52 gran premi, salendo sul podio per ben 35 volte, di cui 24 sul gradino più alto, partendo in pole position per 29 volte, ovvero in più del 50% delle partecipazioni. Cinque i titoli mondiali, di cui quattro consecutivi, l’ultimo dei quali vinto a 46 anni, pilota più anziano a riuscire nell’impresa: sono i numeri di una carriera straordinaria, legati a un pilota tra i più forti di sempre, morto nella sua Argentina a 84 anni, nel 1995.

Documentario in italiano dedicato a Fangio

Un giro a bordo con il campione argentino