Jody Scheckter

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Jody Scheckter è l'unico pilota africano ad aver conquistato il titolo di campione del mondo di Formula 1: nato nel 1950 a East London, in Sudafrica, fece il suo debutto in formula 1 nel 1972 alla guida della McLaren (scuderia con cui correva anche nel campionato di Formula 2), classificandosi nono nel gran premio degli Usa una anche se prima di un testacoda che lo spinse nelle retrovie, aveva passato diverse tornate alle spalle dell'esperto compagno di squadra Denny Hulme. L'anno seguente corse ancora con la McLaren in cinque gran premi, guadagnandosi la fama di pilota spericolato, in quanto coinvolto in diversi incidenti, tra cui quello spettacolare a Silverstone che pose fine alla carriera di Andrea De Adamich. 

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Ken Tyrrell ne intuì comunque le grandi doti e decise di puntare su di lui, il sudafricano non sprecò l'occasione e già alla prima stagione le sue prestazioni migliorarono costantemente con il podio di Zolder, il secondo posto di Montecarlo e infine la prima vittoria, ottenuta in Svezia davanti al compagno di squadra Depailler. La Tyrrell era avviata ad una lunga fase di declino dopo i mondiali conquistati con Stewart e nemmeno l'introduzione della rivoluzionaria P34 a sei ruote invertì la tendenza, nonostante ciò Scheckter ottenne piazzamenti di rilievo, alcuni podi e altre due vittorie, a Kyalami nel 1975 e ancora in Svezia l'anno successivo, unico successo della P34.

Nel 1977 Scheckter cedette alla lusinghe di Walter Wolf che dal nulla creò una scuderia di Formula 1: il sudafricano a Buenos Aires portò incredibilmente la vettura alla vittoria al debutto e a Monaco replicò, portandosi in testa al mondiale, poi prese il largo Niki Lauda e Scheckter chiuse il mondiale al secondo posto con una terza vittoria, a Montreal,  e nove piazzamenti a punti in totale, tutti da podio. La stagione seguente avrebbe dovuto essere quella della consacrazione ma la Wolf subì un brusco calo in termini di prestazioni e nemmeno il talento del pilota riuscì a portare risultati soddisfacenti, il campionato si chiuse al settimo posto con quattro podi e nessuna vittoria.

Dal 1979 Enzo Ferrari lo scelse come prima guida, affiancato dal canadese Gilles Villeneuve, con cui Scheckter formò una coppia straordinariamente affiatata sul piano sportivo e umano. Nelle prime gare la Ferrari inseguiva Ligier e Lotus lottando per la zona punti, poi l'introduzione della 312 T4 coincise con un cambio di rotta e il pilota di punta di Maranello, meno spettacolare ma più concreto e costante di Villeneuve, stazionò costantemente ai primi posti e con le vittorie di Zolder e Montecarlo prese il comando, gestendo al meglio la situazione nella seconda parte di campionato a fronte della concorrenza delle velocissime Williams Fw07 di Jones e Regazzoni. A Monza Scheckter vinse e conquistò il titolo, coperto dal compagno e amico Villeneuve in un'emozionante parata che consegnò l'iride al Cavallino rampante con due gare d'anticipo, mentre nel 1980 il sudafricano, appagato dal titolo, alla guida di una vettura poco competitiva si trasformò da campione a comparsa, terminando una sola gara a punti (quinto a Long Beach) e mancando la qualificazione in Canada, decidendo di abbandonare la formula 1 al termine della stagione.

Da quel momento Scheckter scelse di lasciare definitivamente l'automobilismo ricoprendo con altrettanto successo la professione di imprenditore in diversi rami, mentre la Ferrari dovette attendere 21 anni per conquistare un altro titolo piloti, quando a Suzuka nel 2000 Schumacher spezzò un digiuno interminabile.


Intervista a Jody Scheckter





Gran premio d'Italia 1979. Doppietta e mondiale Ferrari