Jochen Rindt





Nato nel corso della seconda guerra mondiale, perse i genitori a causa dei bombardamenti e venne adottato da una famiglia austriaca, sviluppando subito una grande passione per le corse, tanto da vendere l'azienda di famiglia per acquistare un auto e gareggiare nei rally e nelle competizioni tursimo, passando poi alla formula junior e in Formula 2, categoria dove vinse ben 45 gare in soli sei anni, confrontandosi con talenti assoluti quali Stewart e Clark.Nel 1964 debuttò in Formula 1 al volante di una Brabham gestita dal Team Walker, disputando il gran premio di casa ritirandosi per un problema allo sterzo,  mentre l'anno seguente passò alla Cooper, dove affiancò Bruce McLaren: durante la prima stagione arrivò per due volte a punti (lo stesso anno vinse anche la 24 ore di Le Mans), distinguendosi tra l'altro per uno straordinario quarto posto al Nurburgring dove riuscì a mettersi alle spalle piloti del calibro di Brabham e Bandini.
Già l'anno seguente divenne regolarissimo con tre podi (secondo a Spa e Watkins Glen, terzo al Nurburgring) e altri tre piazzamenti a punti che valsero il terzo posto in classifica generale, nel 1967 dovette invece accontentarsi di due quarti posti in mezzo a numerosi ritiri alla guida di una Cooper ormai in difficoltà, anche se ormai era noto a tutti il suo talento, unito ad un temperamento aggressivo che gli valse il soprannome "Grindt".
Trasferitosi alla Brabham visse un'altra stagione al di sotto delle aspettative, con due podi (Sudafrica e Germania) nelle uniche due occasioni in cui riuscì a vedere la bandiera a scacchi, poi avvenne il trasferimento alla Lotus con la quale al gp di Spagna fu vittima di un grave incidente dove si ruppe la mascella, iniziò quindi a macinare punti nella seconda parte di campionato vincendo anche la prima gara in Formula 1, a Watkins Glen, nel gran premio dove il suo compagno di squadra Graham Hill si fratturò le gambe.
Nel 1970 divenne prima guida alla Lotus e dopo un avvio stentato (una vittoria e tre "zero" in quattro gare) vinse quattro gran premi consecutivi portandosi a +20 sul diretto inseguitore, Jack Brabham, con cinque gare da disputare. 
Dopo un ritiro in Austria si presentò agguerrito a Monza per chiudere i giochi ma durante le prove perse il controllo della vettura appena prima della curva Parabolica, andando a sbattere contro il guard-rail: la vettura si disintegrò e Rindt morì sul colpo, quasi sicuramente a causa dell'impatto contro il piantone dello sterno. E' probabile che la vettura di Rindt accusò un problema all'impianto frenante a causa del cedimento strutturale del materiale, troppo sollecitato dall'assenza degli alettoni che rendevano molto instabile la Lotus 72, scelta tecnica fu attuata per contenere la differenza di prestazioni con le Ferrari su un circuito veloce come quello di Monza.
Tra i vari piloti che cercarono di vincere il campionato, nessuno riuscì a superare Rindt, che divenne il primo e unico campione del mondo di Formula 1 "postumo", riposa nel cimitero di Graz.






Tributo a Jochen Rindt


Monza 1970: l'ultima intervista