Jean Pierre Jarier



Quando Ronnie Peterson morì in seguito all'incidente avvenuto al via del gran premio d'Italia nel 1978, il management Lotus, nel normale rispetto delle regole, crudeli quanto necessarie, si trovò a scegliere un sostituto per le due gare conclusive della stagione, quello statunitense di Watkins Glen e quello canadese di Montreal, dove il Circus sarebbe approdato per la prima volta, abbandonata la pista tanto affascinante quanto pericolosa di Mosport.
Venne scelto Jean Pierre Jarier, un pilota francese che in quel momento della carriera dava l’impressione di aver già avuto l’occasione per vincere, e di non averla sfruttata.

Il suo momento di gloria arrivò all'inizio del 1975: nel gran premio inaugurale, a Buenos Aires, piazzò la sua Shadow per la prima volta in pole, ma Il cambio lo tradì ancora prima di partire; già nella gara successiva, in Brasile, Jarier piazzò nuovament in pole la vettura e questa volta al via tutto funzionò a dovere: superato subito da Reutemann, al quinto giro tornò al comando e non ci furono particolari problemi fino al 32esimo passaggio, quando un difetto nel sistema di alimentazione lo fermò, nel dispiacere generale.  A quel punto dovevano essere disputati ancora solo 8 giri, al francese venne assegnato anche il GPV, che risultò di oltre un secondo più veloce del migliore fra gli altri, staccato da quel Mario Andretti che tre anni dopo ritrovò Jarier a proprio fianco in Lotus a fine stagione.

In quel 1978, il transalpino aveva iniziato la stagione col team tedesco ATS, che già nell'anno precedente potè contare su Jarier alla guida di vecchie vetture Penske, con risultati scarsi nonostante l'evidente impegno del transalpino: in particolare gli appassionati italiani ricordavano quando a Monza, quasi doppiato dalle Ferrari per alcuni problemi, le distanziava in staccata…
La stagione aveva visto il team ATS lasciare la vecchia Penske riveduta e corretta per produrre una propria vettura, che non fu mai competitiva, tanto che Jarier a un certo punto, deluso, lasciò perdere. 
Dopo una pausa di alcune settimane, giunse dunque la chiamata del team Lotus e Jarier si sedette nell’abitacolo della ‘’79’’che fu di Ronnie (letteralmente, perché a Monza la macchina distrutta era la vecchia ‘’78’’) con il 55 come numero di gara, cioè il doppio ‘’5’’ con il quale disputava la stagione Mario Andretti, e con il quale si era appena laureato Campione del Mondo nella drammatica domenica di Monza.

Al gran premio Usa Est, a Watkins Glen, Jarier fu 8° in prova e transitò sesto al primo giro, poi iniziò una lenta regressione fino alla sosta ai box dove, cambiate le gomme anteriori, il problema venne risolto: il francese cominciò una rimonta superba, coronata dal GPV, che ottenne al 55esimo, rifilando oltre 1’’ 5 a Laffite, autore del secondo GPV! Poco dopo, purtroppo, mentre si trovava in terza posizione alle spalle di Reutemann e di Jones (che chiuderanno nell’ordine), Jarier si fu costretto ancora una volta al ritiro, delusione cui seguì solo una settimana dopo un'altra beffa, sul tracciato dell’isola di Notre dame: ottenuta una sontuosa pole position, staccando di un solo centesimo Scheckter, ma di oltre un secondo il caposquadra Andretti, Jarier scattò al comando e lì rimase per 49 giri, ma nel corso del 50esimo passaggio il motore, a causa di una perdita d’olio, lo costrinse all’ennesima vittoria "sfiorata", fu Gilles Villeneuve, sulla Ferrari 312 T3, a transitare per primo al traguardo, andando a vincere il primo Gp.

Franco Lini scrisse a commento delle prove di fine stagione del francese: ‘’….o Jarier è un campione e nessuno se ne è mai accorto, o con la Lotus possono vincere tutti…’’  Un'affermazione ingenerosa, perché Jarier disputò due gare strepitose e anche con la Shadow tre anni prima, aveva dimostrato tutta la sua classe.

Proseguì ancora, rilanciato da questa doppia performance, a correre in F1, con Tyrrell e Ligier, e con Osella (a Imola la portò al quarto posto), ma senza più ‘’rischiare’’ di vincere; chiuse la carriera alla fine del 1983 con tre pole position, tre giri più veloci e tre podi, sicuramente dimostrò ancora una volta come, nel motorsport, il talento necessiti sempre del mezzo all’altezza, e anche di un pò di fortuna.  Per i palati fini certe staccate di Jarier e certe imprese, come il sesto posto con la ATS Penske al debutto col team a Long Beach 1977, erano già una palese dimostrazione di competitività, ma vincere con quella macchina, non sarebbe certo stato possibile; quando, dopo la disgrazia di Peterson, il francese si sedette su una macchina vincente, creò le condizioni per vincere, ma venne tradito da una mancanza di affidabilità che all’epoca era comunque frequente anche fra i team più vincenti e professionali.

Non a caso, il soprannome di Jean Pierre Jarier in patria era ‘’godasse de plombe’’, suola di piombo, perchè Jarier andava forte davvero. 

A cura di Francesco Falli

Le prime gare del 1975: Jarier in grande spolvero



Montreal: 1978, sogno sfiorato