James Hunt


Il giovane James Hunt iniziò a correre con le Mini e poi in Formula Ford cercando di finanziarsi in proprio attraverso il lavoro, passando successivamente in Formula 3 ottenendo alcuni brillanti risultati e qualche incidente di troppo, che gli valse il soprannome di Hunt the Shunt (lo schianto). La sua vita a quattro ruote cambiò quando incontrò Lord Hesketh che gli diede la possibilità di correre in Formula 2 e poi di passare in Formula 1 (prima schierando una March e poi la vettura della propria scuderia), stimolato dal talento del pilota inglese, che già alla prima stagione ottenne un podio e altri piazzamenti, confermandosi l'anno successivo con tre terzi posti e un quarto che lo portarono all'ottavo posto in classifica, mentre nel 1975 arrivò addirittura un'incredibile vittoria nel gran premio d'Olanda che, insieme ad altri podi e piazzamenti, portò Hunt addirittura al quarto posto, tra i piloti alla guida di vetture più blasonate.

Fu a quel punto che la Mclaren lo scelse per rimpiazzare il campione Fittipaldi e Hunt non tradì l'attese: dopo un inizio sfortunato in cui Lauda prese il largo, l'inglese iniziò ad ottenere punti e, in seguito all'incidente dell'austriaco, riuscì a portarsi vicinissimo in classifica, i due arrivarono infatti distaccati di soli tre punti all'ultimo appuntamento del Fuji, durante il quale una violenta pioggia portò Lauda a maturare la decisione di abbandonare (era ancora decisamente provato, fisicamente e mentalmente, dall'incidente) mentre Hunt sfoderò il meglio del proprio repertorio rimontando terreno nonostante un problema tecnico e chiudendo terzo, guadagnando i quattro punti necessari per vincere il titolo (curiosamente, fu l'unica volta in cui si trovò in testa al mondiale).

Rapidissimo fu il declino di un personaggio eclettico e ribelle che nulla voleva sacrificare alla sua impegnativa professione (ha fatto storia la toppa "Sex breakfast of champions che era solito sfoggiare sulla tuta): nel 1977 la Mclaren gli consentì di vincere tre corse, ma nel corso della stagione successiva arrivarono solo sporadici piazzamenti, pertanto Hunt cercò il rilancio con la Wolf, abbandonando polemicamente durante la stagione, demotivato dalla scarsa competitività della vettura e poco interessato all'evoluzione della categoria. Successivamente si dedicò alla professione di commentatore mostrando anche in questo campo il proprio carattere schietto e istrionico, venne trovato morto a Londra il 15 Giugno del 1993 a causa di arresto cardiaco. Nel 2013 la sua storia è salite alle cronache cinematografica, con l'uscita nelle sale del film Rush di Ron Howard, dedicato allo storico dualismo con Lauda nella stagione che gli consegnò l'ultimo titolo.



Straordinaria corsa al Fuji. Mondiale per Hunt



Video dedicato a James Hunt