Jacques Villeneuve

Nonostante la traumatica scomparsa del padre Gilles e il parere comprensibilmente contrario della madre, Jacques Villeneuve maturò fin da subito la volontà di correre in auto, si fece dunque notare con l’inevitabile gavetta attraverso la scuola di pilotaggio “Jim Russell”, karting, Alfa 33, Formula 3 e Formula Nippon, prima di tornare in terra americana, dove corse in Formula Atlantic, prima di passare alla Cart, categoria regina. Villeneuve non deluse le aspettative e al primo anno vinse la prima gara, fu secondo alla 500 miglia e ottenne il prestigioso riconoscimento di “Rookie of the year”, l’anno seguente fu invece quello del trionfo, con il primo posto a Indianapolis e altre tre vittorie che valsero il titolo a fine stagione, curiosamente ottenne questi risultati con il celebre numero 27 con cui corse il padre in Ferrari.

Frank Williams, patron di quella che all’epoca era la scuderia dominante in Formula 1, gli offrì un test e i risultati lo convinsero a tal punto da metterlo sotto contratto per affiancare Damon Hill, sostituendo David Coulthard. Al debutto sul nuovo circuito di Albert Park ottenne pole position e giro più veloce in gara rimanendo in testa per gran parte della corsa, costretto a cedere la vittoria a Hill a causa di una perdita d’olio. La prima vittoria arrivò al quarto appuntamento stagionale, ne seguirono poi altre tre, tra cui quella in Portogallo giunta al termine di una gara da incorniciare con tanto di sorpasso all’esterno dell’ultima curva su Michael Schumacher. I risultati gli permisero di lottare con Hill, arrivando a Suzuka, ultima gara stagionale, ancora in lotta per il titolo nonostante nove punti di svantaggio: i suoi sogni di gloria si infranserò però al 37esimo giro causa il distacco di una ruota.

Hill non fu confermato e Jacques divenne prima guida, il campionato non fu comunque una passeggiata in quanto si fermò lo sviluppo della vettura e la Ferrari di Michael Schumacher si dimostrò molto competitiva. A Melbourne fu coinvolto in una collisione da Eddie Irvine, poi vinse il Brasile e Argentina portandosi in testa, tornando al successo in Spagna dopo le gare negative di Imola e Montecarlo, dove fu penalizzato da un’errata strategia del team, episodio che si ripetè in Francia, causando l’ira del pilota, che invece nel gran premio di casa finì a muro mentre era secondo: a causa di questi problemi si trovò sorprendentemente a inseguire la Ferrari con 14 punti di distacco. Nella seconda parte di stagione la Williams riguadagnò la vetta con quattro vittorie, ma in Giappone un nuovo stop riaprì i giochi, il canadese venne infatti squalificato per non aver rispettato una bandiera gialla nelle libere del sabato, fu determinante la recidività, questo portò di nuovo in testa Schumacher con un punto di vantaggio. A Jerez i due rivali e Frentzen ottennero lo stesso tempo, Villeneuve partì primo avendo effettuato per primo il tempo, ma al via si fece sorprendere dalla Ferrari, iniziò così l’inseguimento fino a raggiungere il rivale: al 47esimo giro Schumacher entrò largo in curva, nel tentativo di resistere speronò la Williams e si insabbiò, Villeneuve si assicurò il campionato giungendo tranquillamente mentre il rivale, il quale subì l’onta dell’estromissione dalla classifica.

Villeneuve, sempre schietto e sincero, si scagliò contro Mosley, per l’introduzione di nuove regole per la sicurezza che avrebbero a suo dire appiattito e reso meno attraente la Formula 1, in aggiunta ad alcuni cambiamenti che portarono all’abbandono della Renault, pertanto il canadese si preparò ad una stagione di transizione, con i poco affidabili motori Mecachrome (vecchi Renault rivisti e modificati) e la FW20, prima vettura non progettata da Newey dopo molti anni: il risultato fu un quinto posto in classifica generale con soli 21 punti, frutto di due terzi posti e alcuni piazzamenti a punti, poi arrivò l’addio, voluto da Jacques intenzionato a trasferirsi alla neonata Bar del manager e amico Pollock. Le aspettative erano alte, visto l’enorme budget, Pollock annunciò di puntare a vincere una gara, ma la realtà fu ben diversa, soprattutto a causa dell’affidabilità (undici ritiri consecutivi) e nonostante alcune buone prestazioni in qualifica non arrivò nemmeno un punto con l’ottavo posto a Monza come migliore risultato.

Il 2000, grazie anche al passaggio alla Honda, fu decisamente migliore, Villeneuve andò a punti al debutto giungendo quarto a Melbourne, risultato ripetuto in Francia, Austria e Usa (dove lottò per il podio con Frentzen), a fine campionato fu settimo e il team sorprendentemente quinto tra i costruttori. Rinnovata la fiducia alla Bar nonostante importanti offerte dai big, nella stagione 2001 il canadese non ottenne grandi risultati, salvo due podi, un quarto posto a Montecarlo e alcuni piazzamenti validi per confermare il settimo posto tra i piloti. Nel 2002 Pollock venne allontanato e sostituito, ma il nuovo progetto di David Richards non si dimostrò all’altezza, la stagione fu disastrosa con soli quattro punti all’attivo e la mancanza di alternative per la stagione successive, motivo per cui Villeneuve proseguì in quella che sarebbe stata la sua ultima stagione in Bar, visti i dissidi nati per il notevole ingaggio che Richards iniziò a vedere come un problema; durante il 2003 inoltre il giovane Button, nuovo compagno di squadra, guadagnò spazio e divenne leader del team, mentre Villeneuve fu sostituito per l’ultimo appuntamento stagionale da Takuma Sato, sostenuto dalla Honda, lasciando il team nel quale aveva speso in vano tempo e (forse) denaro.

Rimasto senza un volante, sostituì Trulli alla Renault negli ultimi tre gran premi del 2004, senza ottenere risultati di rilievo, poi passò alla Sauber dove ottenne 9 punti con un quarto posto come miglior risultato e con qualche critica per le prestazioni, spesso non all’altezza di quelle del compagno di squadra Felipe Massa, poi passato alla Ferrari. La stagione seguente la Sauber passò sotto controllo della Bmw e dopo alcune prestazioni alterne, il canadese venne sostituito da Kubica nel gp d’Ungheria per problemi fisici, una volta vista messe in dubbio le proprie capacità optò per il ritiro immediato sostenendo di non avere più nulla da dimostrare, salutando tutti con un iride, diverse vittorie e la soddisfazione di essere stato tra i pochi a confrontarsi con successo con Schumacher.

Terminata l’esperienza in Formula 1, lottò per la vittoria a Le Mans nel 2007 ritirandosi per un guasto, giungendo secondo l’anno successivo, non riuscendo ad eguagliare Graham Hill, (che rimane dunque l’unico ad aver vinto a Le Mans e Indianapolis in aggiunta al mondiale di F1), ebbe comunque modo di rifarsi con la 1000 Km di Spa, suo primo successo dal 1997.

Mai domo, Villeneuve ha poi corso alcune gare della serie Nascar, del mondiale Rally cross e, a 19 anni dal successo, alla 500 miglia di Indianapolis, classificandosi con un buon quattordicesimo posto, tentando infine con la nuova Formula E, lasciando ben presto per dissidi con il team, rimanendo comunque nell’ambiente grazie ad un’apprezzata attività di inviato per un’importante emittente televisiva.


Riassunto della stagione 1997


Le più belle immagini della carriera di J.Villeneuve




Sorpasso da cineteca su Schumacher


Jacques guida la 312 T4 di Gilles