I grandi uomini della Formula 1

Pagina dedicata ai grandi uomini che hanno contribuito a rendere la Formula 1 lo sport motoristico più importante una volta smesso il casco o senza mai averlo indossato. Iniziamo ovviamente con il Drake, Enzo Ferrari

Pagina a cura di Francesco Falli

ENZO FERRARI
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Oggi il 'brand', il marchio più noto al mondo -e dunque il più ricco- è ''Ferrari''.
In realtà, secondo altri statistici, se la gioca con la nota bevanda americana dalla ricetta segreta. I più giovani non sanno esattamente che cosa ha originato questo ''marchio'', per semplici e puri motivi anagrafici.
Purtroppo, è abbastanza complicato spiegare, a chi non ha vissuto il suo tempo, quale razza di colossale personaggio è stato Enzo Ferrari. Per inciso, se la osserviamo con uno sguardo distaccato da quel tempo (non è semplice...), la storia di questo grande Italiano (che più di tanti avrebbe meritato il posto da Senatore a vita) è una storia che sembra pensata e scritta ''in America''; la realizzazione di un sogno; il progetto di un self-made-man completamente realizzato, e sopravvissuto alla sua morte intatto, accresciuto, dilatato appunto alla attuale posizione di ''marchio più noto nel pianeta''.
Va anche detto che Ferrari fu un sagace costruttore di relazioni e di occasioni mediatiche fantastiche; e che riuscì in un'era priva della Rete a ritagliarsi tantissime occasioni di pubblicità gratuita sui giornali, a seguito delle vittorie delle sue vetture: cosa che ripeteva spesso, sostenendo che il lunedì dopo le gare c'era sempre una pubblicità gratuita per la sua industria... Ma molti furono anche i momenti difficili, da un punto di vista mediatico, per Enzo Ferrari. Non tanto le accuse della stampa specializzata per questa o quella scelta su un pilota, su un progettista, su una strategia di gara. Ma per episodi drammatici, che lo videro protagonista suo malgrado, naturalmente, e che vennero dilatati dai giornali ''generalisti''.
Il 12 maggio 1957 la più bella corsa del mondo, la ''Mille Miglia'', vedeva la propria fine per un drammatico, orribile, terrificante e osceno incidente, occorso alla Ferrari numero 531 (cioè, partita da Brescia alle ore 5:31) di Alfonso De Portago, con un giornalista americano, Edmund Nelson, a bordo nel ruolo di ''navigatore''...luogo della uscita di strada fu Cavriana, vicino Guidizzolo (Mantova). I morti fra gli spettatori furono nove, e fra questi ben cinque i bambini.
Subito dopo l'incidente, le polemiche, le accuse non mancarono: i giornali ripresero le affermazioni, del tutto a caso, di Gino Munaron, pilota al tempo molto noto, secondo il quale la Ferrari di De Portago aveva subito la rottura dei tiranti dello sterzo.
I giornali scatenarono ogni genere di supposizione, di illazione. 
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Le accuse erano quelle di un costruttore poco professionale, poco attento.....Ferrari attraversò un periodo drammatico, e dovette affrontare un processo penale per ''omicidio colposo''.
Nel frattempo, le attività sportive ed industriali della Ferrari proseguirono.
Il campionato mondiale di F 1 del 1958 iniziò con le ''rosse'' di Maranello regolarmente schierate; ma il destino aveva in serbo ancora altri drammi: ed a Reims morì il ferrarista Musso,coinvolto in un duello interno alla scuderia, dove si trovava in forte tensione con l'altro asso Mike Hawthorn (che avrebbe vinto quella prova).  E così l' ''Osservatore Romano'', l'organo ufficiale della Santa Sede, dopo la scomparsa di Luigi Musso, produsse un editoriale interamente negativo verso Ferrari, dal titolo ''Saturno industriale''.
Con frasi tipo....''Saturno ammodernato; fattosi cioè capitano d'industria, continua a divorare i propri figli....'' Forse fu quello il punto più basso nel rapporto di Ferrari con la stampa: attaccato da più parti, ritenuto responsabile di avere prodotto auto fragili che falciavano la folla, accusato di non avere fatto nulla per impedire il confornto interno, aspro, asprissimo, fra i suoi piloti, spinto alle conseguenze estreme.
Ma la riabilitazione pubblica, meritata e validata, arrivò con la sentenza del processo per la tragica Mille Miglia.  Il 26 luglio 1961 un giudice lo mandò assolto dalla responsabilità di avere causato la tragedia, come costruttore poco accorto e non professionale. Le perizie dimostrarono, senza ombra di dubbio, che il pneumatico anteriore sinistro della macchina di De Portago, un inglese Englebert, venne ''aperto'' dagli occhi di gatto che all'epoca erano annegati al centro della strada per descrivere il raggio della curva.
Questi catarinfrangenti avevano in pratica tagliato la gomma, e il pilota aveva così perduto il controllo della macchina. L'inchiesta appurò che la tecnologia costruttiva delle Ferrari era eccezionale e il giudice (Luciano Bonafini) disse che ''....il costruttore Ferrari...ha saputo creare dal nulla, con le sue sole forze, una industria stupenda e perfetta come un laboratorio di orologeria...conquistando la stima e la ammirazione universali...costruendo vetture che tutto il mondo ci invidia...''
La leggenda vuole che a ogni anno, per tutta la durata della sua vita, Ferrari ricordasse queste parole, inviando al giudice Bonafini le sue preziose agende, sempre accompagnate da parole di saluti calde e ferme, come fu la personalità di un uomo straordinario, che, per usare ancora le parole della mitica sentenza...era evidentemente '' dotato di capacità intellettive e morali indubbiamente superiori alla media...''










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