Graham Hill



Strappato ad un futuro nel settore odontoiatrico dalla passione per i motori, Graham Hill iniziò a correre in moto, spostandosi poi dalle due alle quattro ruote dopo aver provato una Cooper di Formula 3 a Brands Hatch; assunto dalla Lotus come meccanico, divenne presto pilota debuttando al gran premio di Monaco del 1958 dove si ritirò per la rottura del semiasse, uno dei tanti problemi che Hill incontrò nei primi due anni di carriera, nei quali la scarsa affidabilità della Lotus lo penalizzò molto. Passato alla Brm, nel 1960 arrivò il primo piazzamento a punti (unico della stagione), ovvero un prestigioso podio a Zandvoort, anche se la carriera del baffuto inglese stentava a decollare, infatti si susseguirono inconvenienti vari, con due soli piazzamenti a punti nel 1961, un sesto posto a Reims e un quinto a Watkins Glen.

Ben altro copione venne scritto per il 1962, dove Hill vinse l'appuntamento iniziale a Zandvoort, cercando poi di contenere nella prima parte della stagione gli attacchi di Clark e Mclaren, ovvero i rivali più accreditati, calando poi un tris di vittorie e un secondo posto nelle ultime quattro gare, festeggiando con il titolo un'annata trionfale.
Nei tre anni successivi la Brm fu sempre competitiva ma l'inglese si dovette accontentare di concludere il campionato al secondo posto per tre volte consecutive, surclassato dall'imprendibile Lotus di Clark nel 1963 e nel 1965 e beffato nel 1964 dalla Ferrari di Surtees, in quanto dopo aver accumulato sedici punti di vantaggio nelle prime gare, nella seconda parte della stagione subì il ritorno della Ferrari 158 con la quale Surtees macinò punti, Hill tentò di chiudere la pratica vincendo a Watkins Glen ma a Città del Messico andò tutto storto e Surtees si piazzò al secondo posto superando nel finale il compagno di squadra Bandini e surclassando Hill, che in classifica ottenne un punto in più ma dovette scartare un quinto posto e si ritrovò secondo.

Nel 1966 non ebbe la possibilità di lottare per il titolo e si accontentò di alcuni piazzamenti, ma l'anno non trascorse invano, ebbe modo infatti di partecipare alla 500 miglia di Indianapolis (era il periodo della cosiddetta invasione inglese), riuscendo addirittura a vincere la competizione. Tornato alla Lotus, nel 1967 visse una stagione tribolata in quanto la vettura non era all'altezza delle Brabham, inoltre patì il confronto con Jim Clark che alla corte di Chapman aveva da tempo un ruolo di primo piano, fino al tragico 1968 quando lo scozzese perse la vita durante lo svolgimento di una gara di Formula 2 (dopo aver vinto proprio davanti al compagno di squadra la prova inaugurale a Kyalami), lasciando a Hill il ruolo di indiscussa prima guida, compito svolto nel migliore dei modi: Hill vinse infatti a Jarama e Montecarlo poi, dopo un periodo nero, amministrò il vantaggio iniziale vincendo infine a Città del Messico, diventando campione del mondo per la seconda volta.

Nel 1969 ottenne la sua ultima vittoria nel mondiale di Formula 1, a Montecarlo, dove si affermò per la quinta volta (record battuto poi da Ayrton Senna nel 1993) in una stagione deludente che si concluse con un gravissimo incidente a Watkins Glen; al rientro l'anno successivo venne sistemato da Chapman nel team di Rob Walker ma non ottenne risultati di rilievo, così come nei campionati 1971 e 1972 dove alla guida di una Brabham poco competitiva si trovò a combattere per posizioni di rincalzo, anche se nel 1972 arrivò un altro grandissimo successo, vale a dire il trionfo alla 24 ore di Le Mans insieme a Henri Pescarolo, una vittoria che completò la cosiddetta "Tripla Corona" dell'automobilismo, in entrambe le definizioni che ne vengono date (vittoria alla 500 miglia di Indianapolis, alla 24 Ore di Le Mans e al Gran Premio di Monaco, oppure alla 500 Miglia di Indianapolis, alla 24 Ore di Le Mans e nel Campionato mondiale di Formula 1); in entrambi i casi, Hill è ancora l'unica persona ad aver ottenuto queste vittorie.

Dal 1973 decise di costituire la Embassy Hill: Inizialmente la squadra utilizzò telai Shadow e Lola, prima di sviluppare quest'ultimo in un proprio progetto originale. Dopo aver fallito la qualificazione al Gran Premio di Monaco di quell'anno, decise di ritirarsi dall'attività di pilota (dopo 176 gran premi, record poi eguagliato da Laffite dieci anni dopo) per concentrarsi sulla gestione della squadra, aiutando il proprio pupillo Tony Brise. Nel novembre del 1975, di ritorno dal Paul Ricard, l'aereo pilotato da Hill si schiantò in un campo da golf a nord di Londra, insieme a Hill morirono nell'incidente il team manager Ray Brimble, i meccanici Tony Alcock e Terry Richards, il promettente pilota Tony Brise e il progettista Andy Smallman, tutti parte della squadra Embassy Hill. Anche il figlio Damon ha intrapreso la strada di pilota, diventando campione del mondo nel 1996, ad oggi sono l'unica coppia padre-figlio ad aver vinto almeno un mondiale di Formula 1.

Documentario completo dedicato a G.Hill


G.Hill nel suo regno, a Montecarlo



Prova conclusiva del 1962: primo titolo


Monaco 1969: ultima vittoria in F1