Gerhard Berger



Gerhard Berger arrivò in Formula 1 nel 1984, forte dei successi in Formula 3 e dell'appoggio della Bmw, impiegando poco tempo per dimostrare di meritare il posto appena conquistato: già al secondo Gp a Monza in prova si mise alle spalle il compagno di squadra Winkelhock e in gara arrivò sesto, pur non ottenendo punti in quanto l'Ats ad inizio stagione dichiarò solamente una vettura iscritta. Nel 1985 passo alla Arrows motorizzata Bmw e dopo un inizio di stagione tribolato e costellato di ritiri, nel finale di campionato arrivarono i primi risultati con un quinto posto a Kyalami e un sesto ad Adelaide.

L'anno successivo la Benetton rilevò la Toleman e strinse un accordo con la Bmw per la fornitura di motori, affiancando a Teo Fabi il pilota austriaco, che rispose alla chiamata con un brillante inizio grazie a due sesti posti (Jacarepagua e Jerez) e il primo podio in carriera, a Imola; nel resto del campionato l'affidabilità iniziò a rappresentare un problema e Berger terminò poche gare, sempre fuori dai primi sei, mentre nel finale, oltre ad un quinto posto a Monza, arrivò la prima vittoria, ottenuta a Città del Messico grazie ad una condotta attenta e ad un rendimento ottimale degli pneumatici.

I buoni risultati gli aprirono le porte di Maranello, dove trovò Michele Alboreto, con il quale non fu in grado di costruire un buon rapporto, Berger subì tra l'altro un richiamo ufficiale dalla scuderia per comportamenti scorretti nei confronti del compagno di squadra durante il Gran Premio di Spagna, ma per il resto fu autore di una stagione in crescendo, impreziosita da alcuni piazzamenti e buone gare (in Ungheria fu costretto al ritiro mentre era secondo mentre all'Estoril colse la prima pole e chiuse al secondo posto), fino al finale di stagione in cui fu protagonista assoluto, vincendo a Suzuka e Adelaide dopo essere partito dalla pole, spezzando un lungo periodo di digiuno per la rossa e ponendosi come riferimento per il team.

Nel campionato successivo l'austriaco fu il primo dei piloti terrestri, terzo in classifica generale seppur staccatissimo dalle due McLaren di Senna e Prost, dominatori assoluti: oltre a due podi ed alcuni piazzamenti, fu particolarmente significativa la vittoria di Monza (con secondo posto di Alboreto), ottenuta a breve distanza dalla scomparsa di Enzo Ferrari, nonchè unica affermazione stagionale di una vettura che non fosse la Mclaren. L'inizio del 1989 fu invece terribile in quanto a Imola Berger uscì di strada al Tamburello per un guasto meccanico e dopo un impatto tremendo la vettura prese fuoco: solo la rapidità e l'efficienza degli uomini della Cea evitò un triste epilogo e il pilota se la cavò con ferite non gravi rientrando in pista dopo due gran premi, proseguendo in una stagione sfortunata e costellata di ritiri, prevalentemente per le continue rotture del cambio semiautomatico. La svolta arrivò in estate, quando Berger fu secondo a Monza, primo all'Estoril e ancora secondo a Jerez, ritirandosi nuovamente negli ultimi due gran premi, concludendo la stagione al settimo posto  prima del passaggio in Mclaren

La permanenza nella scuderia inglese non portò l'austriaco al titolo ma fu ricca di soddisfazioni e resa piacevole dal buon rapporto di amicizia costruito con il compagno di squadra Ayrton Senna: tra i due si creò un sodalizio che andava oltre alle piste, condito da scherzi e divertimenti, visto raramente nel mondo dei gran premi tra due compagni di team. In tre stagioni Berger fu un ottimo scudiero: il 1990 iniziò con una pole position a Phoenix (in gara fu ritiro), poi il resto della stagione fu caratterizzato da una grande costanza, con molti piazzamenti e otto podi, ma per la prima vittoria in Mclaren l'austriaco dovette attendere il finale del 1991, grazie ad un regalo di Senna che a mondiale già vinto fece passare l'amico in segno di gratitudine per averlo sostenuto durante l'anno, gesto in realtà non gradito da Berger, che visse poi la sua stagione più felice nel 1992 (anno deludente per il team inglese), chiuso con due vittorie e 49 punti, uno solo in meno di Senna.

Nel 1993 Berger rientrò in Ferrari in un momento di grande crisi per la squadra, ancora lontanissima dalla concorrenza e in lotta con la decaduta Ligier per la quarta piazza tra i costruttori; le cose andarono meglio nella stagione seguente, durante la quale l'austriaco salì alcune volte sul podio e riportò il cavallino sul gradino più alto (dopo quasi quattro anni) arrivando terzo al termine di un'ottima stagione, riconfermando le buone prestazioni nel 1995 con numerosi piazzamenti sul podio e il sesto posto finale in classifica nonostante un finale caratterizzato da troppi ritiri, con una Ferrari tanto potente quanto fragile. Come avvenuto con Senna, Berger stabilì un ottimo rapporto con il compagno di squadra in rosso Jean Alesi, tra battute e scherzi, tra cui uno particolarmente "pesante", quando l'austriaco convinse il collega a girare a Fiorano con una Y10 in attesa della presentazione della nuova vettura, salvo poi tirare il freno a mano in una curva causando il capottamento dell'auto.

Con l'arrivo di Schumacher alla Ferrari, Berger e Alesi si trasferirono alla Benetton dominatrice delle ultime due edizioni del campionato del mondo di Formula 1 proprio con il tedesco, ma la nuova avventura non si rivelò all'altezza delle aspettative e i due si trovarono costretti ad inseguire la Williams e poi anche la Ferrari, accontentandosi di alcuni piazzamenti e, nel caso dell'austriaco, di una vittoria, giunta ad Hockenheim nel 1997 (curiosamente la prima e l'ultima vittoria di Berger coincidono con la prima e l'ultima vittoria della Benetton in Formula 1). Una volta ritiratosi dalle competizioni Berger si dedicò all'azienda di famiglia, impegnata nei trasporti, riproponendosi nel mondo dei gran premi con ruoli importanti prima nello sviluppo dei motori Bmw e poi nella scuderia Toro Rosso, proprio nel momento in cui il team colse la sua unica vittoria in Formula 1, a Monza con Sebastian Vettel nel 2008.

Hockenheim 1994 - Berger riporta la rossa alla vittoria


Monza 1988 - Doppietta Ferrari