François Cévert







Nato il 25 febbraio 1944 da una famiglia benestante, François Cevert iniziò a correre in auto iscrivendosi ad una scuola di pilotaggio, spinto in particolare dalla conoscenza del motociclista (poi pilota di Formula 1) Jean Pierre Beltoise, fidanzato della sorella. Nel 1966 Cevert conquistò il Volant Shell, battendo un’altra giovane promessa come Patrick Depailler e vincendo il premio, pari ad un’intera stagione sponsorizzata nel campionato francese 1967 di Formula 3 al volante di un’Alpine-Renault, mentre l’anno seguente vinse il titolo con il team Tecno, che lo promosse in Formula 2, dove concluse la stagione al terzo posto assoluto, con tanto di vittoria al prestigioso evento di Rouen, fuori campionato. Debuttò in Formula 1 durante la stagione 1970 con un March schierata dalla Tyrrell, ottenendo un punto al Gran Premio d’Italia corso a Monza e numerosi ritiri causati dalla scarsa affidabilità del mezzo. Riuscì nondimeno a garantirsi la fiducia del team che lo confermò per la stagione seguente come scudiero di Stewart, colui che lo aveva segnalato a Ken Tyrrell dopo averlo affrontato in una gara di Formula 2 e che lo prese sotto la propria ala consigliandolo costantemente durante il primo campionato completo, alla guida delle competitive vetture del boscaiolo, da quell’anno costruttore dei telai e non più “cliente” March.

Cevert affrontò un inizio stentato ma dal Gran Premio di Francia sul tracciato di Le Castellet ebbe modo di riscattarsi conquistando il secondo posto alle spalle proprio di Stewart, poi le due Tyrrell ottennero un’altra doppietta al Nurburgring e il francese salì nuovamente sul podio a Monza; arrivò anche il giorno della prima vittoria (primo transalpino a riuscirvi dopo i successi di Trintignant nel 1955 e 1958), sul circuito di Watkins Glen, dove Cevert staccò agevolmente gli avversari di oltre 40 secondi, terminando il campionato al terzo posto con 26 punti, dopo aver svolto ottimamente il lavoro di gregario per il compagno di squadra Stewart, campione del mondo per la seconda volta in carriera davanti a Ronnie Peterson. Meno fortunata fu la stagione seguente, 1972, in quanto la Lotus schierò una vettura imprendibile, gestita al meglio dall’abile Fittipaldi, mentre le Tyrrell di Stewart e Cevert navigarono in mezzo al gruppo, con quest’ultimo al sesto posto nella classifica iridata con 15 punti totali, frutto di due secondi posti e un quarto come unici piazzamenti utili in un stagione negativa, riabilitata da una piazza d’onore prestigiosa alla 24 ore di Le Mans, ottenuta in coppia con Ganley.

Il 1973 vide la grande battaglia tra Stewart e Fittipaldi, mentre Cevert e Peterson, i due luogotenenti delle prime guide, si contesero la terza posizione in classifica: il francese non riuscì a vincere nemmeno un Gran Premio ma diede prova del proprio talento con una serie di podi e piazzamenti utili, ben sei secondi posti ed un terzo, a dimostrazione del raggiungimento di una grande maturità agonistica che portò Ken Tyrrell a considerarlo come l’erede naturale di Stewart. Si arrivò così alla prova conclusiva del campionato, in quella che doveva essere una festa annunciata, proprio a Watkins Glen, dove Cevert aveva colto la sua unica vittoria e dove purtroppo in questo caso troverà la morte. Durante le prove, il 6 ottobre 1973, alla velocissima “esse” nella parte iniziale del tracciato, Cevert perse il controllo della vettura e andò a sbattare ad oltre 200 chilometri orari contro le vicine barriere metalliche, rimbalzando poi contro quelle poste al lato opposto della pista, con la sua Tyrrell capovolta e spezzata a metà. I primi ad accorrere furono Jody Scheckter e l’amico Carlos Pace, i quali capirono subito la gravità della situazione: il pilota non venne estratto subito dai rottami fumanti della Tyrrell in quanto, come avrà modo di affermare il collega di scuderia nonché amico Stewart, prontamente sopraggiunto sul luogo della tragedia, “l’hanno lasciato nell’auto perché era chiaramente morto“.

Stewart, distrutto dal dolore, non si presentò al via della gara e si ritirò alla Formula 1 prima del suo centesimo Gran Pemio, più tardi rivelò che aveva da tempo maturato l’intenzione di abbandonare le corse e che Ken Tyrrell aveva già deciso di promuovere Cevert al ruolo di prima guida, optando come seconda guida del 1974 per Roger Williamson, anche lui deceduto nel corso della stagione, e successivamente per Jody Scheckter, poi affiancato da Patrick Depailler. Per François Cevert 48 Gran Premi con un vittoria, 13 podi e 2 giri più veloci, un terzo posto nel mondiale come miglior risultato di una carriera che si annunciava brillante e ricca di successi, tragicamente interrotta in un’era molto dura, dove purtroppo la Formula 1 incontrava la morte praticamente ogni anno. Con il ritiro di Stewart e la morte di Cevert, bello da far girare la testa alle fanciulle e dai modi educati tanto da coniare per lui l’etichetta di “principe della Formula 1“, la Tyrrell iniziò una lunga e inesorabile discesa trascorrendo alcuni anni tra i “big” pur senza vincere il titolo, fino a scivolare in fondo al gruppo e giungere alla chiusura definitiva alla fine degli anni novanta.

Cevert, le destine d'un prince


Video tributo a Cevert