Gli eroi di Kyalami

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Il circuito di Kyalami ha ospitato per molti anni il GP di Formula 1, per l’esattezza dal 1967 al 1985, con l’edizione 1981 non valida per il mondiale; e nuovamente nel 1992 e 1993. Una pista ricordata dai tifosi e appassionati degli anni Sessanta e Settanta per la drammatica, assurda e crudele morte della promessa gallese Tom Baldwyn Pryce, colpito al casco dall’estintore portato da un commissario 19enne, morto anch’egli nel tremendo episodio.

Ma Kyalami e la ‘’sua’’ F1 sono ricordati anche per alcune situazioni curiose, come la disputa delle prove a fine anno, ed il GP nel primo o secondo giorno dell’anno seguente (GP valevole, ovvio, per la stagione iridata nuova, come primo gran premio in calendario: avvenne nel 1967 e 1968); o per la presenza nei GP dei piloti che disputavano la F1 sudafricana, categoria ‘’locale’’ in grado di produrre piloti molto competitivi come venne dimostrato in quelle corse disputate, appunto, a Kyalami per il circus iridato.

Anzi: fu proprio nel primo GP disputato a Kyalami (1967) che un eroe locale di nazionalità rhodesiana, John Love, quasi vinse, finendo secondo!....Love era un buon pilota, che si iscrisse in tutta la sua carriera a 10 GP, non qualificandosi in Italia (1964, unico tentativo lontano da casa)e prendendo il via nelle altre 9 occasioni in 9 GP sudafricani, dal 1962 al 1972 inclusi. Nel 1967 disputò le prove con una Cooper-Climax privata, e si issò al 5° posto della griglia.
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Quel giorno in pista altri tre piloti molto noti agli sportivi sudafricani: Dave Charlton, Luki Botha, Sam Tingle. Love non partì proprio benone ed al 1° giro era 10° dietro al connazionale Charlton, ma piano piano superò numerosi avversari e al 60° passaggio, degli 80 totali, era in seconda posizione, dietro al dominatore Denny Hulme.

Hulme si fermò: Love si trovò così a condurre, ma la sua vettura ebbe un paio di ‘’singhiozzi’’, tipo carenza di carburante: Love non era certo di poter disporre dell’autonomia per concludere la corsa, in termini di benzina: si fermò così per un refuel ‘’rapido’’ – per gli standard del tempo, che gli costò comunque la vittoria, a quel punto servita su un piatto d’argento a Pedro Rodriguez, al volante di una Cooper ufficiale, spinta da un motore Maserati.

Love, una volta ritornato in pista, staccò al 76° giro il suo GPV, il terzo assoluto, e concluse la corsa al secondo posto distaccato di 24 secondi da Rodriguez. John cercò altre volte di ripetere il suo personale momento di gloria, ma nessuno fra gli ‘’eroi locali’’ ottenne più un simile risultato in una gara del mondiale.

Nel 1968 Love fu 9°, ma a 5 giri, e Jack Pretorius non classificato, nel GP vinto da Jim Clark e la sua Lotus. Nel 1969 (vincitore: Sir Jackie Stewart) Love e Van Rooyen si ritirarono; e giunsero agli ultimi due posti Tingle e De Klerk ( 8° e NC). Nel 1970 vinse Jack Brabham e Dave Charlton su Lotus Ford fece un bel lavoro in prova, col suo 13° posto su 23:ma in gara le cose non sorrisero a nessuno dei locali e ancora una volta fu Love il migliore ( 8°, questa volta su Lotus).

Arriva il 1971, e ancora una volta il GP a Kyalami inaugura la stagione iridata della F1. Dave Charlton -questa volta su Brabham- è ancora bravo in prova e il migliore dei locali, 12°. Non dimentichiamo che per diversi anni il record sul giro a Kyalami fu il suo, staccato durante una corsa del campionato sudafricano di F1. Pretorius è 20°, Love 21° (su Brabham e March): nessuno dei tre vede la bandiera a scacchi nel GP vinto da Mario Andretti sulla Ferrari.
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L’anno seguente il GP inaugurale è l’Argentina e a Kyalami si arriva solo per la seconda prova mondiale: in griglia Charlton è 16° su Lotus, mentre John Love per la sua ultima occasione sale su una Surtees, e si piazza ultimo dei 26 partenti. La corsa li vede sfortunati protagonisti: Charlton spacca la pompa della benzina subito, Love finisce ultimo dei classificati a sette giri per una uscita di strada nel finale, ma lottava per le posizioni di rincalzo, molto lontano dai fasti epici della fantastica corsa del 1967…

E siamo al 1973. C’è una doppia novità, perché la corsa sudafricana diventa a questo punto (e per un po’ resterà così…) la terza gara iridata dopo la trasferta sudamericana: all’Argentina si è aggiunto il Brasile. L’altra novità è che un pilota sudafricano scatta in prima fila (terzo tempo, in griglie ancora formate dalla cadenza 3/2/3/2…) , ma si tratta di Jody Scheckter che non sarà un estemporaneo come i suoi connazionali, o comunque piloti locali, dei quali qui ci stiamo occupando. Jody arriverà a vincere un mondiale con Ferrari (1979), riportando il titolo a Maranello dopo quelli di Lauda 1975-77, che lo aveva rivinto per Ferrari 11 anni dopo l’ultimo, vinto da John Surtees nel 1964.

Qui l’aggressivo e talentuoso Jody scatta su una McLaren. Con lui in griglia notiamo Dave Charlton ancora una volta bravo in prova (13°, su Lotus), poi 22° è il debuttante Eddie Keizan su una terza Tyrrell; e in ultima fila Jack Pretorius su una Iso (una Williams, in pratica).

La corsa vedrà la efficacissima partenza di Jackie Stewart che, dalla 16° posizione delle prove, si isserà al comando al 7° giro per non mollarlo più. Vincerà ancora il titolo, nel finale amarissimo della stagione che vedrà la morte di Cevert, suo compagno di scuderia e amico. I nostri tre sudafricani ‘’normali’’ non vedono la bandiera a scacchi in questa corsa, peraltro imitati dal più accreditato Jody, che rompe il motore nel finale, mentre è 4°, dopo essere stato anche per due giri davanti a tutti…nel 1974 la F1 comincia a diventare sempre più competitiva e sempre più professionale. I nostri amici della F1 sudafricana sono bravissimi e si battono con ardore, ma la cosa è sempre più complicata. In questa griglia, vanno a occupare le posizioni finali: Charlton su McLaren è ancora il migliore, ma è 20°; poi ci sono la Lotus del fratello di Jody, Ian Scheckter al 22° posto, ed Eddie Keizan su Tyrrell in 24° posizione. Al ventiseiesimo posto un pilota dal cognome perfetto: Paddy Driver, su Lotus.
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Tre di loro al traguardo: Ian Scheckter 13°, Keizan 14°, Charlton 19°. Che i piloti ‘’locali’’ non siano dei fermi, lo dimostra ancora una volta Charlton: con la sua Mclaren stacca l’11° GPV assoluto, precedendo in questa classifica un certo Denny Hulme che con McLaren ufficiale girerà un centesimo più lento, pur classificandosi meglio (9°, nel GP vinto da Carlos Reutemann su Brabham.)

Nel 1975 è Ian Scheckter il migliore dei locali (escludiamo sempre Jody, pilota ufficiale ora della Tyrrell), che si piazza 17° in prova sulla terza Tyrrell, sostenuto dalla Lexington. Poi Charlton (20°, su McLaren), Keizan e Tunmer, rispettivamente 22° e 25° sulle Lotus 72, le longeve vetture del team Gunston: che saranno le meglio piazzate fra questi piloti, 11° Tunmer e 13° Keizan alla fine, con Charlton classificiato subito dopo.

Dave Charlton che, per l’occasione, deve essere partito come un razzo, se il suo secondo giro risulterà, alla fine, il 5° GPV: 19 centesimi più veloce del tempo staccato in prova…

Arriva il 1976: solo uno rimane dei vari ‘’eroi’’ locali: è Ian Scheckter che si presenta con la terza Tyrrell, ancora una volta con la decisiva partecipazione della Lexington; si qualifica 16°, non distante dal fratello, sempre su Tyrrell, 12° in prova. E’ atteso dai suoi tifosi, parte bene, ma alla prima staccata la TV sudafricana, alla sua prima trasmissione in diretta di sport (ha iniziato in quei giorni le trasmissioni nazionali) documenta la tamponata che Michel Leclere su Wolf Williams gli piazza su una ruota posteriore: il francese potrà continuare, ma il sudafricano finirà lì la sua gara e, con lui, finiranno le ‘’comparsate’’, degne di tanto rispetto, di questi piloti in occasione del GP di Kyalami.

Non li vedremo più sulla griglia, andando a togliere uno di quegli elementi che rendevano le corse del mondiale di un tempo, perlomeno ai miei occhi, diverse e più ricche della F1 odierna.

A proposito del fratello di Jody, Ian Scheckter, egli sarà l’unico degli eroi di Kyalami a percorrere una intera stagione in Formula 1, fra i piloti citati in questo ricordo: avverrà l’anno dopo la sua uscita al primo giro, nel 1977, per il team March, sostenuto dalla Rothmans International. Non andrà molto bene, ed a Kyalami per un infortunio sarà assente (ironia della sorte), sostituito da Hans Stuck ( per una frazione di secondo non coinvolto nel terribile incidente di Pryce). Ian farà comunque meglio del suo compagno di marca, Alex Dias Ribeiro, in una stagione caratterizzata da un mancato sviluppo del modello, ormai datato, usato dal team di Bicester.

Di Francesco Falli