David Purley



Sette Gp disputati, quattro mancate qualificazioni, zero punti: eppure, come spesso accade nel mondo della Formula 1, i numeri non rendono il giusto merito al pilota.
Stiamo parlando di David Purley, che avrebbe potuto affrontare una vita agiata,  in quanto figlio di Charles, proprietario della Longford Engineering Company, un vero e proprio colosso nella produzione di frigoriferi, invece il giovane David, una volta terminati gli studi diventò ufficiale paracadutista nella British Army partecipando nello Yemen a missioni molto delicate poi, una volta rientrato in Patria, venne spinto dall'amico Derek Bell verso la passione per le corse.

Il debutto in pista avvenne a Lydden con una Ac Cobra, poi passò alla Chevron con cui vinse a Castle Comb e colse altri due podi, nel 1970 sbarcò invece in Formula 3 con una Brabham Bt28 con cui si mise in luce grazie ad una gara epica: a fine maggio era in programma il Gp delle frontiere tra Belgio e Francia, da disputarsi a Chimey su un tracciato micidiale lungo 7 km tra curve e saliscendi, dove Purley fu protagonista di una prestazione eccellente battendo tutti, tra i quali James Hunt, secondo classificato e distaccato di undici secondi. Sarà solo l'inizio, Purley vinse infatti la corsa per tre anni consecutivi e grazie al talento dimostrato arrivò finalmente l'occasione di debuttare in Formula 1 al volante della March.

Nel 1973, dopo i Gran Premi a Montecarlo e Silverstone, si arrivò al tragico appuntamento di Zandvoort dove si distinse per un gesto eroico, quando tentò, purtroppo senza successo, di salvare la vita di Roger Williamson, imprigionato tra le fiamme nella vettura ribaltata mentre la gara continuò e gli impacciati commissari stavano a guardare, con il solo Purley con estintore in mano tra le fiamme, motivo per cui 
ricevette dalla regina Elisabetta in persona la George cross medal per l'eroismo.

Chiuse la stagione con un quindicesimo posto in Germania e un nono a Monza, mentre nel biennio successivo si spostò in  Formula 5000, categoria dove trionfò nel campionato 1976 con la Chevron B30, nel frattempo realizzò il sogno di una vita costruendo una propria vettura di Formula 1, lavorando giorno e notte nella fabbrica del padre dove gli operai assemblarono la LEC con il fondamentale apporto di Mike Pillbeam: l'esordio fu a  Zolder (dopo una mancata qualificazione in Spagna) giusto in tempo per un memorabile litigio con un leggendario collega: vi fu infatti un'incomprensione con Niki Lauda, che lo accusò di avergli creato problemi nel superarlo; il ferrarista si lamentò di esser stato ostacolato e di avere rimediato un testacoda, per questo apostrofò come “coniglio” Purley, che replicò così: “Un grande campione non avrebbe dovuto avere difficoltà a sorpassare un coniglio, per di più su una mezza macchina come la Lec”, Lauda a quel punto gli mostrò il dito medio e Purley rispose: “La prossima volta che mi mostri il dito te lo infilo nel c…” Al Gp seguente Purley, per ironizzare simpaticamente sull'accaduto, si presentò con un coniglio disegnato sulla sua Lec.

Purtroppo l'inglese fu protagonista di un'altra brutta vicenda: il 14 luglio 1977 ebbe una piccola perdita di benzina e i meccanici non ebbero il tempo di rimediare, venne solo controllato e ripulito il propulsore, poi Purley ripartì ma alla curva Beckett l'acceleratore rimase bloccato a fondo corsa, i prodotti usati per pulire la perdita mischiati alla benzina stessa funsero infatti da collante inchiodando il meccanismo, la LEC al momento dell'impatto subì la maggior decelerazione mai registrata in F1, da 170 km/h a zero in soli settanta centimetri, pari a 180 g!!!! David riportò la frattura di sette costole e 17 rotture tra gambe piedi e braccia, ma ebbe incredibilmente salva la vita.

Sottoposto a molteplici interventi chirurgici in Belgio, fu costretto ad appendere il casco al chiodo e si dedicò alla rieducazione con lunghe nuotate, poi acquistò un biplano Pitts special con cui continuò a fare evoluzioni, questa volta in cielo, fino al 2 luglio del 1985 quando a Bognor Regis non riuscì a risalire dopo una picchiata a pelo d'acqua, l'impatto lo portò via per sempre, ma il suo coraggio e la sua determinazione lo faranno ricordare per sempre.

A cura di Redazione e  Simone Castelnovo

Intervista del 1979



In pista con la Formula 5000