CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1960

Camerieri a bordo pista
La disidratazione ha sempre rappresentato un problema per i piloti impegnati nelle gare di Formula 1: i sistemi moderni hanno permesso di bere durante l'evento direttamente dal proprio abitacolo, mentre un tempo, senza caschi integrali e con pilota completamente "libero" nel posto guida, poteva capitare di vedere collaboratori lanciare l'acqua, come accadde ad Harry Schell a Buenos Aires nel 1960. Quella argentina fu l'ultima gara del pilota statunitense, attivo in F1 fin dalla prima edizione del mondiale: alcune settimane dopo rimase vittima di un grave incidente durante le prove del BRDC International Trophy che gli costò la vita.

Gloria "postuma" per Estéfano
Come Jochen Rindt in Formula 1, anche Nasif Estefano conquistò un titolo postumo, nel suo caso nel campionato Turismo Carretera 1973, in quanto dopo la sua scomparsa i rivali non riuscirono a raggiungerlo in classifica. Ad Aimogasta la sua vettura uscì di pista in una curva veloce per un problema meccanico e si ribaltò diverse volte, Estéfano fu sbalzato fuori e morì sul colpo. Per l'Argentino anche una partecipazione nel mondiale di F1: fu infatti 14esimo nell'edizione '60 del Gp di casa, mentre due anni più tardi tentò senza successo di qualificarsi a Monza.

La prima del Venezuela in F1
Prima dell'arrivo di Cecotto, i primi due piloti a correre per il Venezuela furono nel 1960 Piero Drogo ed Ettore Chimeri, entrambi italiani emigrati in sudamerica e poi attivi in varie categorie, tra cui un Gp di Formula 1, con licenza venezuelana. Drogo perse la vita nel 1973 causa un incidente stradale, mentre Chimeri morì a Cuba due settimane dopo il Gp d'Argentina (che concluse con un ritiro) durante le prove per una gara sport: la sua Ferrari cadde in un precipizio di oltre 40 metri. Recuperato incredibilmente ancora vivo, venne trasportato in elicottero all'ospedale, dove morì più tardi a causa delle ferite riportate.

Week end nero a Spa
Il Gp del Belgio del 1960 è stato purtroppo uno dei più tragici della storia della Formula 1: durante le prove Stirling Moss uscì di strada fratturandosi entrambe le gambe e tra i piloti prodigatisi per aiutarlo vi fu Mike Taylor, che poi ripartì e causa la rottura dello sterzo finì tra le piante riportando ferite gravissime da cui si ristabilì dopo molto tempo; caso più unico che raro, Taylor vinse una causa contro la Lotus per i danni fisici dovuti al guasto meccanico. Il peggio purtroppo doveva ancora venire: in gara nel corso del 19esimo giro, alla velocissima curva Burnenville, Chris Bristow andò a sbattere contro la protezione e l'auto venne scagliata contro il filo spinato che decapitò lo sfortunato pilota inglese, mentre pochi giri più tardi un uccello colpì Alan Stacey in pieno volto e in conseguenza di ciò la macchina uscì di strada senza controllo sbalzando fuori dall'abitacolo il pilota, che morì sul colpo. La classifica finale vide una tripletta Cooper con vittoria di Jack Brabham seguito da Mclaren e Gendebien, mentre il pilota italiano (naturalizzato belga) Lucien Bianchi colse il suo primo punto in F1.

Primi tentativi di sponsorizzazione nel Circus
La Yeoman Credit LTD era una società assicurativa automobilistica gestita da tre fratelli, che per aumentare la visibilità dell'azienda considerarono come investimento la sponsorizzazione di una F1. Nacque un accordo con la British Racing Partnership, team che schierava vetture Cooper e che, per la prima volta nelle storia, cambiò nome e anche colore per lo sponsor. I risultati migliori della stagione 1960 furono colti dal Belga Gendebien, con dieci punti frutti di un terzo posto nel Gp di casa a Spa e di un secondo a Reims. Fu la miglior stagione per Gendebien, noto soprattutto per i grandi successi con la Ferrari in competizioni quali 24 ore di Le Mans e Targa Florio.

La F1 saluta Indianapolis
Nel 1960 per l'ultima volta venne inclusa tra le prove mondiali anche la 500 Miglia di Indianapolis, che dal 1961 non fece più parte del campionato. Come d'abitudine la prova americana suscito scarso interesse tra gli iscritti al mondiale di F1, tanto che nessuno dei piloti regolarmente coinvolti nelle altre prove prese il via sul catino dell'Indiana. Vinse Jim Rathmann che, al pari dei suoi predecessori, è ovviamente registrato tra i vincitori di almeno un Gp iridato.

Una Rossa di colore verde
Nonostante i risultanti poco entusiasmanti al botteghino, il film "Le 24 ore di Le Mans", interpretato da Steve McQueen, rimane insieme a "Grand Prix" una pietra miliare dei film sull'automobilismo. Durante le riprese si ferì gravemente, perdendo parte di una gamba, David Piper, pilota di grande successo nelle gare di durata degli anni sessanta, cui era solito correre con una Ferrari tinta di verde invece che del solito rosso corsa. Il pilota inglese disputò anche due Gp di Formula 1 con una Lotus privata, ottenendo come miglior risultato un 16esimo posto nella corsa di casa, disputata a Silverstone nel 1960.

Riscatto Ferrari a Monza
Il 1960 fu una stagione di transizione per la Ferrari, che partì con un evoluzione della 246 campione del mondo due anni prima, mentre si fece schiacciante il dominio delle Cooper che conquistarono ben 6 delle 9 gare previste lasciando due vittorie alla Lotus e una al Cavallino, che vinse con Phil Hill a Monza, in assenza dei costruttori inglesi, prima vittoria per un pilota americano nel mondiale di Formula 1 (500 miglia esclusa) e ultima di una vettura a motore anteriore; Hill detiene insieme ad Hawthorn il record del minor numero di successi in carriera per un campione del mondo, ovvero tre. Il motivo del singolare "sciopero" risiede nel tracciato stesso: in alcune occasioni il circuito di Monza venne utilizzato con l'anello ad alta velocità e nel 1960 i team inglesi ne denunciarono la pericolosità disertando la gara, un'ottima occasione per la Ferrari e anche per Willy Mairesse, che colse il primo e unico podio della carriera. Pilota aggressivo e spettacolare ma anche corretto, il belga fu poi vittima di due gravi incidenti che gli troncarono la carriera in F1, infine di un altro a Le Mans che lo costrinse a due settimane di coma e causò danni cerebrali permanenti. Mai più ripresosi dal trauma, morì suicida il 2 settembre del 1969.

Nessun vincitore al via
Al via del Gp d'Italia del 1960 nessuno dei piloti iscritti aveva ottenuto in precedenza una vittoria in Formula 1, unico Gran Premio nella storia di questo sport in cui è avvenuto ciò, se si esclude il primo in assoluto, il Gran Premio di Gran Bretagna 1950, oltre alla 500 Miglia di Indianapolis dello stesso anno. Tra i piloti in griglia anche Vic Wilson, che nella sua unica presenza in F1 fu costretto al ritiro, mentre sei anni più tardi si iscrisse a Spa, ma in gara la sua vettura fu utilizzata da Bondurant.

Ultima gioia per Cabianca
La velocissima Cooper T51 venne schierata tra il dal team ufficiale, ma anche da RRC Walker, Scuderia Centro Sud, Yeoman, Brp e Scuderia Castellotti; quest'ultima fu dotata di motore Ferrari Tipo 553 dedicato allo sfortunato pilota scomparso nel 1957, caratterizzata da scarichi montati a sinistra. L'unico piazzamento a punti del team fu colto nel 1960 a Monza da Giulio Cabianca, il quale perse tragicamente la vita l'anno seguente durante un test sul circuito di Modena, quando a causa di un guasto la sua vettura piombò sulla via Emilia finendo la corsa contro una carrozzeria uccidendo tre persone e lo stesso pilota.

Cala il sipario sulla Maserati 250F
La Maserati 250F debuttò al GP d'Argentina 1954 trionfando con Juan Manuel Fangio, che in quell'anno vinse il mondiale dividendosi tra Mercedes e Maserati. Successivamente la vettura venne sviluppata con un cambio a 5 marce e colse nuovi successi con Moss, prima di arrivare al titolo con Fangio nel 1957. Ormai superata, la 250F venne poi utilizzata principalmente da piloti privati, schierata per l'ultima volta da Bob Drake nel 1960 a Riverside, dove lo statunitense, all'unica presenza iridata, si qualificò 22esimo a 11 secondi dalla pole, chiudendo la gara 13esimo a sette giri dal vincitore Stirling Moss.

Black Jack cala il bis
Visto il crescente interesse per le gare automobilistiche organizzate in Portogallo, nel 1956 l'ACP ebbe l'idea di ospitare sul Circuito da Boavista la Formula 1, che lì disputò due Gp nel 1958 e 1960. In quest'ultima edizione Jack Brabham vinse la quinta gara consecutiva in campionato e, vista l'intenzione dei team inglesi di disertare Monza, si laureò campione del mondo; sul podio per la prima volta in carriera un giovane scozzese: Jim Clark.