CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1956

Si parte con l'Italia protagonista
Il campionato del mondo di Formula 1 1956 partì da Buenos Aires con sole vetture italiane e due costruttori iscritti: Ferrari e Maserati, evento che si sarebbe verificato anche l'anno seguente. Il campione del mondo in carica Juan Manuel Fangio, al debutto su Ferrari dopo il ritiro della Mercedes, fu costretto al ritiro, ma salì a bordo della vettura di Musso con cui condivise la vittoria (per l'italiano fu il primo e unico successo) dopo 98 giri e oltre tre ore di gara.

Debutto poco fortunato per Brm e Bugatti
A Montecarlo fece la sua prima apparizione il team inglese Brm, destinato ad un ruolo da protagonista negli anni a venire. Fu un debutto travagliato, in quanto Hawthorn e Brooks non riuscirono nemmeno a partire causa problemi alle valvole. Poche settimane più tardi a Reims scese in pista per l'unica volta la Bugatti con la 251 e Trintignant al volante, partito dalle ultime file e ritiratosi dopo soli 18 giri. 

Il più longevo della classe '50
Scomparso nel 2015 a quasi 98 anni, due anni prima Robert Manzon era diventato l'ultimo pilota in vita tra quelli che avevano partecipato al primo mondiale di Formula 1 (dopo la scomparsa di Gonzalez). Ad eccezione di un anno in cui corse con una Ferrari schierata da Rosier, il pilota Francese ha sempre corso per l'Equipe Gordini, cogliendo come migliori risultati due terzi posti su un totale di 28 partenze.

La triste storia del Marchese de Portago
Nato da una famiglia aristocratica spagnola, Alfonso Antonio Vicente Eduardo Ángel Blas Francisco de Borja Cabeza de Vaca y Leighton, marchese di Portago, fu avviato all'automobilismo dall'importatore di Ferrari Luigi Chinetti. Lo spagnolo acquistò in proprio una Ferrari F1 che fu però distrutta in un incidente; l'anno seguente venne comunque ingaggiato come pilota ufficiale ottenendo un secondo posto come migliore risultato. Perse la vita durante la Mille Miglia del 1957, quando all'altezza di Guidizzolo (MN) fu vittima di un incidente causato dal cedimento di uno pneumatico: morì sul colpo insieme al copilota Edmund Nelson e a 9 spettatori tra cui 5 bambini.

Perdisa e il gioco di squadra
La Formula 1 nei suoi primi anni di storia aveva un regolamento molto libero dal punto di vista tecnico ma anche riguardo il lato organizzativo: ad esempio i numeri di macchina erano variabili per ciascun Gran Premio ed era inoltre prevista (fino al 1957) la possibilità che su una stessa vettura si alternassero alla guida più piloti. Il pilota Maserati Cesare Perdisa ottenne due podi e un altro piazzamento a punti, sempre in condivisione, una volta con Behra e due volte con Moss. Nel 1956 disputò anche una gara con la Ferrari, poi si ritirò dalle competizioni nel corso dell'anno seguente, abbandonando durante la 12 ore di Sebring una volta informato della scomparsa dell'amico Castellotti.

Una Ferrari targata Lancia
La D50 è l'unica vettura di F1 realizzata dalla Lancia, concretizzazione del sogno del patron Gianni, che iniziò a progettare il debutto nel 1953, affidando l'area tecnica a Jano e puntando sul velocissimo Ascari. La tragica scomparsa di quest'ultimo portò la Lancia all'abbandono della categoria con passaggio del materiale alla Ferrari, che conquistò il titolo dimostrando la validità della vettura

Il regalo di Collins a Fangio
A Monza, gara decisiva per l'assegnazione del titolo, Juan Manuel Fangio fu costretto al ritiro per noie meccaniche e a quel punto il suo compagno di squadra Collins, anche lui in lizza per il mondiale, decise di cedergli la vettura (il regolamento lo consentiva) permettendogli di vincere il campionato; nulla potè Moss, che vinse la gara ma dovette accontentarsi ancora una volta del secondo posto in classifica. Elogiato per il nobile gesto, Peter Collins minimizzò, sostenendo di essere più giovane e avere quindi molte chance in futuro rispetto al più attempato compagno di squadra; sfortunatamente morí due anni più tardi a causa di un incidente al Nurburgring durante lo svolgimento della corsa.