Bruno Giacomelli

Dopo aver iniziato con il motocross, Giacomelli scoprì la passione per le auto e si mise subito all'opera, mantenendosi con diversi lavori mentre iniziò a correre in Formula Ford, Formula Italia e Formula 3, poi passò alla Formula 2, dove vinse l'italiano e l'europeo di categoria, con un record rimasto imbattuto di 8 vittorie su dodici gare; in quel periodo pare che Enzo Ferrari lo contattò per correre in Formula 1, ritrattando poi un'offerta per la categoria inferiore, quindi non se ne fece nulla.
La grande occasione gli venne offerta dalla Mclaren, che nel 1977 a Monza schierò una terza vettura, la M23 già guidata da Villeneuve a Silverstone, con cui si ritirò, mentre nella stagione successiva corse con una vecchia M26 in alcuni gran premi, centrando un settimo posto a Silverstone come migliore risultato; nota di colore, i tecnici inglesi non riuscivano a pronunciare correttamente il suo nome e quindi lo ribattezzarono, con tanto di indicazione sulla vettura, Jack O'Malley.
Arrivò anche l'interesse della Williams, che però gli preferì Regazzoni in quanto più esperto, Giacomelli si accasò allora all'Alfa Romeo, con cui disputò quattro gare di "rodaggio" portando al debutto la 177 e la 179, vettura che poi guidò nelle due stagioni successive, nel 1980 partì con un quinto posto a Buenos Aires, cogliendo i primi punti iridati, poi arrivò una lunga serie di ritiri e una terribile tragedia in casa Alfa, quando ad Hockenheim durante lo svolgimento di test privati perse la vita il suo compagno di squadra Patrick Depailler, a tal proposito il pilota bresciano dichiarò:
"Quella mattina stavo discutendo con i miei meccanici sul fatto che i nostri progressi lenti ma costanti sarebbero stati vanificati dal cambio di regolamentare del anno futuro, via le minigonne e un nuovo motore turbo in fase di sperimentazione, all'improvviso rientro Patrick, che confabulò con i suoi uomini scese e venne da me, mi disse quasi sottovoce -c'e qualcosa che non va, provala anche tu" - mi infilai in macchina e feci due giri senza forzare e non notai nulla.
- Che impressione hai ? - gli dissi, - io non ho notato nulla di strano-  mi rispose parlando di una vibrazione particolarmente strana al posteriore sinistro, si fece montare un set di gomme nuove e usci dai box come una furia, non rientro più, credo ancora all'ipotesi di un cedimento della sospensione"
Superato il trauma, l'italiano fu quinto proprio ad Hockenheim, poi seguirono altri ritiri e la stagione si chiuse al Gran Premio degli Stati Uniti, dove Giacomelli segnò la pole position e guidò la gara per trentuno giri, fino a quando fu costretto al ritiro per un problema all'accensione, più volte presentatosi nel corso del campionato, l'anno fu comunque positivo e a Giacomelli l'Alfa propose un contratto biennale; nel 1981 la vettura non mostrò particolari segni di miglioramento se non nel finale di stagione, quando arrivarono un quarto posto a Montreal e il primo podio in carriera a Las Vegas, prova conclusiva del mondiale, mentre fu decisamente più deludente il 1982, con un solo quinto posto in mezzo a tanti ritiri e alcuni piazzamenti fuori dalla zona punti.
Chiusa l'esperienza con l'Alfa Romeo, Giacomelli si accordò con la Toleman grazie ad alcuni sponsor italiani, ma fu relegato al ruolo di seconda guida di Warwick, ottenne ben poche soddisfazioni e un solo punto, così a fine anno il team non rinnovò il contratto, lanciandosi alla ricerca della grande promessa Ayrton Senna, il bresciano spostò la propria attenzione su altre categorie, tra le quali il campionato Interserie, dove rischiò la vita quando a Zeltweg rimase vittima di un incidente e venne addirittura creduto morto, tanto che i soccorritori intervennero solo perché Hans-Joachim Stuck li prese a pugni, ma mai domo, Bruno appena cinque mesi dopo era di nuovo in pista.
Nel 1990 venne richiesto dalla Mclaren nel ruolo di tester con parere positivo di Ayrton Senna, ma Giacomelli preferì accettare la sfida offerta dalla nuova scuderia Life, con un rivoluzionario progetto di motore 12 cilindri a W, ma la stagione fu purtroppo un disastro e tra problemi di competitività (300 cavalli contro i 700 della concorrenza) e disavventure varie, la stagione si chiuse con 12 tentativi vani di superare le prequalifiche, il team si ritirò prima della fine della stagione e Bruno chiuse definitivamente la carriera in Formula 1.

A cura di Redazione e Simone Castelnovo



Watkins Glen 1980: in pole con l'Alfa





Un giro a Monza con la Mclaren