Brett Lunger



La storia sportiva di Brett Lunger è ben nota a chi, negli anni Settanta, seguiva la Formula Uno guardando un po’ oltre le prime file, quelle praticamente sempre occupate dai soliti noti ma che, contrariamente a quanto avviene oggi, si scambiavano con molta frequenza le pole, i podi, le vittorie e soprattutto le posizioni durante le corse; nonostante queste prelibatezze che rendevano la F1 davvero avvincente, con stagioni incerte fino al GP conclusivo, gli appassionati veri provavano molto interesse anche nel controllare, ogni domenica mattina, la griglia di partenza stampata sui quotidiani sportivi (non la si poteva certo consultare sul web…) per quanto riguardava la composizione delle ultime file. 

Ultime file che, per molti dei piloti che andavano a comporle, rappresentavano già un enorme traguardo: parliamo infatti di Gran Premi con 24 o 26 partenti, ma con 30-35 pretendenti (Monaco era da sempre limitato a 20 partenti, e per la edizione 1975 furono solo 18): fu questa ‘’domanda superiore all’offerta’’ a provocare la nascita del meccanismo un po’ perverso delle pre-qualifiche; in quest'epoca tanto dura quanto "magica", vi furono alcuni piloti che conobbero la fama a prescindere dalle vittorie: non a caso a distanza di 40 anni ancor oggi ricordiamo le ‘’imprese’’ di Brett Lunger, Harald Ertl, Hans Binder o Guy Edwards, solo per citarne alcuni; oltre a molti altri che, in team privati o semiufficiali, riempivano le griglie e spesso si facevano notare per alcuni ‘’flash’’ legati a situazioni speciali, non solo riferiti alle prestazioni in gara.

Non si trattava certo di piloti ‘’fermi’’: oltre ai loro risultati in altre categorie (Ertl, per esempio, fu il campione del DRM 1978 II divisione, in pratica l’attuale DTM), molti di loro ottennero infatti in F1 risultati interessanti, con piazzamenti ‘’subito al di là dei punti’’.
I punti erano assegnati un tempo solo ai primi sei classificati, in un periodo molto competitivo (arrivare a punti voleva dire in molti casi superare pre-qualifiche, qualifiche e una gara estenunante, sperando nell'affidabilità del mezzo a confronto con un gruppo di talenti incredibili); ho pensato a questi ragazzi, quando recentemente Pascal Wehrlein ha festeggiato col team Manor il suo 10° posto in Austria, un piazzamento che oggi vale un punto, con tanto di foto, tabelle, e complimenti (peraltro meritati), mentre i citati Lunger ed Ertl raggiunsero più di una volta il settimo, ottavo, nono posto finale. Questi risultati oggi avrebbero significato l’ingresso nell’Olimpo di chi ha marcato punti in F1, e a quell’epoca, considerando inoltre che essi partivano con altri 25 concorrenti, mentre da quando si assegnano punti ai primi dieci classificati, abbiamo avuto anche stagioni corse con solo dieci team: cioè venti partenti , una possibilità su due di andare a punti… 

Moltissimi gli episodi che nei miei ricordi caratterizzano questi piloti ‘’meno noti’’; il più nobile ed il più noto è certo quello del salvataggio di Niki Lauda dalle fiamme tedesche, assicurato da Lunger, Ertl, Edwards e dal nostro Merzario; oppure penso a quando Ertl in Francia (sempre nello stesso 1976) partì comunque, abusivamente, poichè non qualificato, con la sua bianca Hesketh…Fra questi drivers, Brett Lunger (attivo in F1 dal 1975 al 1978) dimostrò in più occasioni di avere un buon piede, pur al volante di vetture non proprio di prima fascia. 

Americano di belle speranze, con alle spalle buone prestazioni in Formula 5000, era un giovane rampollo di ottima famiglia, nella sua carriera sportiva (e non solo) lo potremmo definire un "portafortuna", anche fuori dalle competizioni, come ad esempio quando da buon Marine salvò un un suo commilitone in Vietnam da una situazione difficile, durante il noto conflitto.
Brett, erede della dinastia Dupont, non aveva certo necessità di aiuti economici, ma il caso volle che il ragazzo salvato provenisse da un altrettanto buona famiglia; così sulle fiancate delle auto in Formula 1 guidate da Lunger apparve la scritta Chesterfield, in omaggio del gesto coraggioso, in occasione di quella curiosa concentrazione di "rampolli benestanti" in prima linea.

Anche in pista fu una sorta di ‘’portafortuna’’: se osserviamo le statistiche infatti, chi ha corso in squadra con lui ha avuto un destino speciale in Formula 1, proprio come se fosse stato ‘’beneficiato’’ dalla vicinanza con l’ex soldato: nel 1975 il compagno di scuderia in Hesketh fu James Hunt, che si laureò campione del mondo con la Mclaren l'anno dopo, nella fantastica ed irripetibile stagione 1976, mentre proprio in quella stagione il compagno di squadra di Brett Lunger nel team Surtees fu l’australiano Alan Jones, il futuro campione mondiale del 1980 ( titolo vinto con la Williams).

Per concludere le coincidenze interessanti, Nelson Piquet (futuro tri-campione mondiale) fu suo compagno in tre GP nel team BS Fabrications, che fece correre l’americano nel 1978 con una anziana McLaren M23, affidando la seconda proprio al giovanissimo (allora) brasiliano nelle gare olandese, italiana e canadese.

Insomma: un portafortuna non da poco… Purtroppo raccolse poco per sè, tra il 1975 e il 1978 tentò la gloria in 43 occasioni, qualificandosi in 34 gran premi nei quali non ottenne punti, confermando comunque buone doti di guida e nella gestione del mezzo: un lettore di Autosprint che, come molti appassionati di allora, scriveva alla redazione inviando dati e statistiche, produsse nel 1977 la classifica ''per giri percorsi'' in stagione, alla ricerca della affidabilità e della capacità ''conservativa'' dei singoli piloti, il primo classificato fra i piloti non inseriti in un team ufficiale fu proprio l'americano Brett Lunger, che l'anno seguente ottenne il miglior risultato in carriera (settimo a Zolder) 
prima di tornare in Patria, a fine stagione, salutando per sempre la Formula 1.

A cura di Francesco Falli


Intervista e video della carriera di Lunger