Ayrton Senna

Ayrton Senna Da Silva, Magic per milioni di appassionati in tutto il mondo, il re della velocità per i brasiliani, nato a San Paolo il 21 marzo del 1960 da una facoltosa famiglia che gli permise di coltivare fin da bambino la passione per le corse, è considerato dai più come il più grande pilota di tutti i tempi.
Dopo le prime affermazioni nel karting, sbaragliò la concorrenza in Formula Ford e Formula 3, ricavandone l'attenzione dei team di Formula 1: svolse test per Williams, Brabham e McLaren (risultando in alcuni casi più veloce degli esperti piloti titolari), debuttando poi con la Toleman nel 1984.
Per la modesta scuderia inglese arrivarono risultati mai visti, Senna si rivelò definitivamente a Montecarlo dove, partendo da posizioni di rincalzo, approfittò del proprio innato talento sul bagnato per recuperare posizioni, portandosi a ridosso di Alain Prost, leader della gara, che in risposta richiese ed ottenne lo stop della gara, al termine della quale Senna fu classificato secondo.
Seguirono altri due podi con chiusura al nono posto con tredici punti, tanto da attirare l'attenzione della Lotus, scuderia avviata ad un periodo di declino, ma ancora in grado di mettere in pista una vettura competitiva, prima con la motorizzazione Renault e poi con il partner Honda.
Senna non deluse le attese, vincendo già alla seconda gara, sotto il diluvio, partendo dalla pole e dominando dall'inizio alla fine, con il solo Alboreto in grado di arrivare a pieni giri ma ad oltre un minuto dal vincitore. Magic conquistò diverse pole nel corso della stagione, ma durante la prima parte faticò a concretizzare, rilanciandosi nella parte finale del campionato con 5 podi consecutivi (tra cui la vittoria a Spa) che lo portarono al quarto posto in classifica generale, appena davanti al compagno di squadra De Angelis, che lasciò la squadra al termine della stagione.
Divenuto leader della scuderia, Senna non fu in grado di contrastare le più competitive Williams e McLaren ma fu l'unico durante il 1985 e il 1986 a combattere con esse, partendo 9 volte dalla pole e ottenendo 4 vittorie, chiudendo il campionato del mondo al quarto e terzo posto, guadagnando sul campo la chiamata della McLaren, destinata a dominare le stagioni successive, anche grazie alla fornitura dei motori Honda.
La prima stagione in McLaren non partì nel migliore dei modi: squalificato in Brasile, Senna vinse a Imola ma fu protagonista di un clamoroso errore a Montecarlo, finendo contro le barriere verso il termine della gara, quando godeva di un vantaggio incolmabile nei confronti del compagno di squadra.
Frustrato per l'errore, Magic rispose nel migliore dei modi vincendo sei delle successive sette gare, arrivando a giocarsi il titolo a Suzuka dopo una lieve flessione verso la fine del campionato: in Giappone partì malissimo ritrovandosi a metà schieramento, questo lo costrinse ad una furiosa rimonta che lo portò a ridosso del compagno di squadra Prost, con sorpasso decisivo al 28esimo giro. Un piccolo aiuto arrivò dalla pioggia che favorì Senna, sempre perfetto in condizioni difficili, avviato verso il primo titolo mondiale.
La rivalità con Prost divenne durissima: il francese si scagliò contro il compagno di squadra già durante il gran premio del Portogallo del 1988, accusandolo di averlo stretto a muro, mentre la goccia fu il sorpasso di Senna durante il primo giro del gran premio di San Marino del 1989, mossa scorretta secondo Prost, legato all'accordo verbale tra i due che imponeva di non compiere mosse pericolose durante i primi giri. Durante l'anno la situazione continuò a peggiorare, tra scambi di accuse reciproche e frecciate più o meno dirette in pista e fuori che portarono i due piloti a non rivolgersi più la parola.
Senna fu tormentato per tutto l'anno da problemi meccanici e costretto più volte al ritiro, pertanto si ritrovò ad inseguire nonostante le sei vittorie e il secondo posto in Ungheria (alle spalle di uno strepitoso mansell), arrivando al gran premio del Giappone con l'obbligo di vincere per sperare di giocarsi il titolo nella tappa conclusiva ad Adelaide.
A Suzuka Prost condusse la gara fino a sei giri dalla fine quando Senna tentò l'attacco finale: il francese, seppur in diritto di traiettoria, chiuse decisamente provocando una collisione che portò entrambi fuori, ma il brasiliano riuscì a riguadagnare la pista, fermandosi ai box per riparare l'alettone per poi rimontare furiosamente su Nannini vincendo la gara. Fu gioia breve in quanto Prost si recò dai commissari e Senna venne squalificato per aver tagliato la chicane rientrando in pista, a nulla valsero le contestazioni e, con l'assegnazione del mondiale al campione francese tutto l'inverno fu caratterizzato da continue polemiche.
Il passaggio di Prost alla Ferrari non cambiò la trama, fu ancora il loro dualismo ad attirare le attenzioni di tutti durante il 1990: Senna partì fortissimo, ma la Ferrari permise al rivale di recuperare terreno portandosi addirittura in vantaggio dopo Silverstone, con nuovo allungo di Senna fino al gran premio del Portogallo, quando la vittoria del ferrarista portò nuovamente il circus a Suzuka con grande emozione per il titolo da assegnare.
Magic ebbe modo di vendicarsi: partito dalla pole, ma posizionato sul lato sporco, lasciò passare il compagno per poi speronarlo alla prima curva (mossa che in futuro venne considerata come intenzionale) conquistando così il secondo titolo mondiale, scatenando per l'ennesima volta una bufera di polemiche.
La situazione sarebbe stata molto più chiara nel 1991, con Senna grande dominatore nella prima parte di stagione e poi in grado di controllare senza problemi il rientro della Williams di Mansell, con ennesima assegnazione del titolo mondiale, il terzo, a Suzuka, con Prost spettatore, licenziato dalla Ferrari in seguito alle pesanti critiche espresse riguardo la vettura.
Lo strapotere della Williams costrinse Senna a lottare lontano dalla vittoria: nel 1992 conquistò tre vittorie senza mai essere in lotta con Mansell, dominatore assoluto, poi nel 1993 fu la volta di Prost (che firmò con Frank Williams richiedendo espressamente di non avere al proprio fianco il rivale brasiliano) con Senna limitato da una McLaren motorizzata dal poco competitivo propulsore Ford.
Nonostante tutto Ayrton lottò come un leone vincendo 5 gran premi e lasciando nella memoria di tutti gesta indimenticabili come la straordinaria prestazione di Donington, quandò trionfò sul bagnato superando quattro rivali in un solo giro in seguito alla partenza, concludendo la stagione da vincitore a Suzuka e Adelaide, dove sul podio chiamò Prost (all'ultima gara) sul gradino più alto in un simbolico abbraccio destinato a porre fine ad anni di rivalità sportiva che in alcuni frangenti raggiunse livelli mai visti prima (e dopo...)
Il 1994 si aprì con grandi illusioni per il brasiliano, finalmente giunto in Williams per tornare a vincere il mondiale, anche se l'inizio non fu dei migliori in quanto Senna conquistò la pole nei due primi appuntamenti ad Interlagos e Aida, ritirandosi in entrambe le occasioni e assistendo da spettatore ai successi della Benetton di Schumacher.
Imola rappresentò dunque un appuntamento già decisivo e Senna conquistò ancora la pole position con l'intento di dare battaglia in gara, anche se fortemente scosso per il grave incidente di Barrichello e quello mortale dello sfortunato Roland Ratzenberger.
Dopo la ripartenza in seguito allo stop dovuto ad un incidente tra Lehto e Lamy, durante il settimo giro, Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Il piantone era stato modificato e allungato nella notte dopo le prove cronometrate, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione. La saldatura manuale si mostrò però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara, togliendo al pilota il controllo totale della vettura durante la percorrenza della curva.
Senna infatti poté solo frenare (come si vede anche dalle immagini riprese dalla videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì a evitare il muro a bordo pista. L'impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto, e fu reso ancora più letale da un gradino d'asfalto coperto d'erba all'ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità. Il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, dal bordo superiore. Ciò causò lo sfondamento della regione temporale destra e provocò gravissime e fatali lesioni. In seguito il pilota brasiliano perse oltre 3 litri di sangue e, dopo i primi soccorsi a bordo pista prestatigli dall'equipe medica guidata dal medico della FIA Sid Watkins, fu deciso di trasportarlo via elicottero all'Ospedale Maggiore di Bologna. Qui il pilota venne ricoverato nel reparto di rianimazione, dove si accertò che il danno più rilevante era il trauma cranico provocato proprio dal puntone della sospensione. Ogni sforzo per salvargli la vita fu vano e Senna spirò alle 18:40, all'età di 34 anni, senza aver mai ripreso coscienza.
La grande commozione per la perdita di un campione così significativo scosse il Brasile e l'intero mondo sportivo, coinvolgendo anche i meno appassionati alla formula 1, affezionati all'immagine del brasiliano. Tutt'ora sono in corso manifestazioni e momenti di ricordo del fine settimana di Imola e della straordinaria figura di Ayrton Senna, ricordato ad oltre vent'anni dalla morte con incredibile affetto, mentre la Formula 1 ha compiuto grandissimi passi avanti nel campo della sicurezza.

Montecarlo 1984: rivelazione Senna


La prima vittoria: Estoril 1985


1988: il primo mondiale




Suzuka 1990: due volte campione!


La prima vittoria in Brasile


La magia di Senna a Donington