Altri piloti



Chris Amon
Pilota neozelandese considerato velocissimo ma altrettanto sfortunato, ottenne grandi successi (tra cui una 24 ore di Le Mans) con vetture a ruote coperte, mentre in Formula 1 detiene il record di Km corsi al comando senza mai riuscire a vincere. Debuttò nella massima serie a soli 19 anni ma nelle prime stagioni i risultati furono scarsi, poi fu ufficiale Ferrari dove colse alcuni podi e numerosi ritiri. Dopo altre tre stagioni di buon livello su March e Matra, corse fino al 1976 con scuderie di secondo piano o con la propria vettura, periodo nel quale conobbe Gilles Villeneuve, che non esitò a consigliare con successo ad Enzo Ferrari alla fine del 1977.



Rubens Barrichello
Una lunghissima carriera con 323 gran premi conditi da 14 pole position e 11 vittorie. Debuttò giovanissimo nel 1993 con la Jordan mostrandosi subito competitivo, accettando l'offerta della Stewart con cui conquistò, tra gli altri, un bellissimo secondo posto a Montecarlo. Passato in Ferrari (nel 2000 la prima vittoria, frutto di una straordinaria rimonta, ad Hockenheim), fu il secondo pilota di Schumacher fino al 2005, quando i rapporti ormai deteriorati lo spinsero verso la Honda, scuderia con cui non colse le soddisfazioni che attendeva. Dopo una stagione da protagonista con la discussa Brawn Gp (nata dalle ceneri della Honda) ha vissuto le ultime due stagioni alla Williams ottenendo un quarto posto come miglior risultato.



Jean Behra
In seguito ad alcune esperienze nel motomondiale, Behra arrivò in Formula 1 alla guida di una Gordini, con la quale in tre anni non riuscì a raggiungere grandi risultati. Molto meglio con la Maserati, scuderia che gli permise di arrivare sul podio in diverse occasioni, portandolo al quarto posto nel mondiale del 1956. Venne ingaggiato dalla Ferrari nel 1959 come primo pilota, ma i rapporti con il team furono burrascosi, fino al gp dell'Avus 1959, dove Behra perse la vita causa un incidente avvenuto in una gara di contorno dedicata a vetture sport. Nel suo palmares anche una vittoria alla 12 ore di Sebring e un secondo posto alla Targa Florio.



Stefan Bellof
Pilota tedesco velocissimo e avviato ad un futuro di grandi successi, colse grandi risultati nel karting, nelle formule minori e nel campionato endurance, dove vinse il mondiale 1984, oltre a stabilire il record sul giro sulla terribile Nordschleife. Dopo alcuni test su McLaren, debuttò in Formula 1 in Tyrrell e, nonostante fosse alla guida dell'unica vettura priva del turbo, raggiunse due piazzamenti a punti facendosi poi notare a Montecarlo dove chiuse al terzo posto dopo una bellissima rimonta dalle retrovie, risultati successivamente cancellati per la squalifica del team dovuta al peso delle auto. Nonostante la crisi della Tyrrell ottenne nel 1985 un sesto e un quarto posto, correndo contemporaneamente il campionato endurance, dove trovò la morte in un incidente durante la 1000Km di Spa.


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Thierry Boutsen
Il pilota belga mosse i primi passi in Formula 1 con la Arrows, giungendo tra l'altro secondo a Imola nel 1985 (al traguardo spingendo l'auto), in quattro stagione vissute a lottare per posizioni di rincalzo. La Benetton nel 1987 e 1988 gli diede la possibilità di crescere (numerosi podi e quarto posto assoluto nel mondiale '88) e farsi notare dalla Williams, con la quale riuscì a centrare le tre vittorie della carriera in due stagioni, prima di concludere la carriera tra Ligier e Jordan, dove fu penalizzato dalla scarsa competitività delle vetture, concludendo a punti solamente il gp d'Australia del 1992.



Martin Brundle
Oltre a 12 stagioni nella massima serie, ma il pilota inglese riuscì trovare il tempo per correre (e trionfare) nel mondiale sport prototipi (1988) e alla 24 ore di Le Mans (1990). In formula 1 iniziò con la Tyrrell in un periodo di grande crisi del team, passando poi alla Zakspeed, scuderia dalle modeste fortune. Nel 1988 corse negli sport prototipi a partecipò al solo gp del Belgio in sostituzione di Mansell. Dopo due stagioni alla Brabham, nel 1992 corse per la Benetton togliendosi le maggiori soddisfazioni grazie a numerosi piazzamenti, di cui cinque podi. Si ritirò alla fine del 1996 dopo aver corso altre quattro stagioni con Ligier, McLaren e Jordan.


Eddie Cheever
l'americano di Roma, come veniva chiamato all'epoca, debuttò nel 1978 con la Theodore, mentre nel 1979 corse in Formula 2 con la Osella, scuderia che gli permise di correre la prima stagione completa in formula 1 l'anno seguente. Con Tyrrell e Ligier fece emergere le proprie doti, tanto da guadagnarsi la fiducia dell'ambiziosa Renault nel 1983, stagione conclusa al sesto posto con quattro podi. Mancata la riconferma alla corte francese, visse tre stagioni negative con Alfa Romeo e Lola Haas (nel 1986 corse un solo gran premio), concludendo la carriera in crescendo con la Arrows, grazie alla quale ebbe l'occasione di tornare a lottare costantemente per la zona punti, arrivando anche due volte a podio. In seguito si trasferì in America, cimentandosi come pilota e team manager.


David Coulthard
Grazie agli ottimi risultati nelle formule minori, divenne collaudatore Williams, disputando alcune gare nel 1994 in seguito alla tragica scomparsa di Senna, diventando pilota ufficiale nel 1995, stagione conclusa al terzo posto finale con la prima vittoria all'Estoril. Seguiranno nove stagioni in Mclaren, con tante soddisfazioni, vittorie e piazzamenti, compresi un secondo e tre terzi posti in classifica di campionato. In seguito accetterà l'offerta dell'emergente Red Bull, appena sbarcata in Formula 1, dove metterà in campo la propria esperienza e conquistando altri due podi, fino al ritiro definitivo, avvenuto alla fine del 2008.


Piers Courage
Courage iniziò a correre nelle formule minori mostrando doti di velocista e spirito scanzonato, insistendo nonostante le critiche di chi lo accusava per il numero eccessivo di incidenti. Dopo le esperienze con la Brm, venne coinvolto da Frank Williams che nel 1969 lo fece correre su vetture Brabham (due secondi posti come migliori risultati) mentre nel 1970 optò per la De Tomaso. Lo sviluppo della vettura si rivelò complesso e venne interrotto in seguito all'incidente mortale di Courage, avvenuto durante lo svolgimento del gran premio d'Olanda.


Heinz Harald Frentzen
Il pilota tedesco debuttò nel 1994 e mostrò ottime doti nei tre anni in Sauber, tanto da ricevere la proposta di Frank Williams, non riuscendo a impressionare il team e mancando la riconferma dopo due sole stagioni, nonostante la prima vittoria e alcuni podi. Passato in Jordan, nel 1999 visse l'annata più felice, cogliendo altre due vittorie e inserendosi addirittura nella lotta per il titolo, concludendo al terzo posto finale. Poi fu penalizzato dal declino del team e da avventure in scuderie minori quali Prost, Arrows e Sauber, dove ottenne alcuni piazzamenti e l'ultimo podio, a Indianapolis nel 2003, ritirandosi alla fine della stagione.


Richie Ginther
Forte dell'esperienza di tecnico e del legame con Phil Hill, ebbe modo di debuttare in Formula 1 di conquistare i primi piazzamenti con la Ferrari, prima di passare alla Brm, riuscendo a concludere terzo il mondiale del 1963 grazie ad una grande regolarità di piazzamenti. Con la Honda ottenne la sua unica vittoria in Formula 1 (la prima per un team extraeuropeo nella categoria), mentre l'anno successivo un grave incidente lo allontanò dai gran premi; tentò il rientro nel 1967 ma nell'unica occasione mancò la qualificazione.


Nick Heidfeld
Venne ingaggiato dalla Prost nel 2000 dopo numerosi successi nelle formule minori e due anni di esperienza come collaudatore Mclaren, senza raggiungere i risultati sperati, penalizzato da una vettura davvero poco competitiva. Nelle stagioni successive su Sauber e Jordan ottenne i primi piazzamenti e un podio, attirando l'attenzione prima della Williams e poi della Bmw Sauber, con cui ottenne diversi podi e le maggiori soddisfazioni in F1. Con il disimpegno della Bmw si trovò senza un volante, ma venne chiamato dalla Sauber per la fine del 2010, pur senza guadagnare la riconferma, guidando la Lotus nella prima parte del 2011 (ottennen un podio e buoni risultati), prima di essere sostituito da Bruno Senna, optando quindi per le competizioni di durata e la neonata Formula E.


Robert Kubica
Considerato l'astro nascente della Formula 1, nel 2006 subentrò in Bmw Sauber a Jacques Villeneuve arrivando a podio dopo sole tre gare e facendosi notare l'anno successivo per la grande regolarità di piazzamenti, a parte un brusco stop causa un terribile incidente a Montreal da cui uscì miracolosamente illeso. Nel 2008 arrivò la prima vittoria (sempre a Montreal) con il quarto posto in classifica finale e, dopo un anno incolore, dal 2010 il passaggio in Renault confermò le ottime doti del polacco, con tanto di interesse ventilato da Maranello. Purtroppo un grave incidente in Rally ne ha limitato le ambizioni, ma pur correndo in altre competizioni, sono ancora ben evidenti coraggio, talento e dedizione allo spettacolo.


Innes Ireland
Pilota britannico che legò le proprie maggiori soddisfazioni alla Lotus, debuttò in Formula 1 nel 1959 arrivando subito quarto. L'anno seguente fu quarto in classifica finale grazie a numerosi piazzamenti, mentre nel 1961 arrivò l'unica vittoria, ottenuta nel gran premio degli Usa. Da quel momento seguirà un periodo di declino durante il quale Ireland non riuscirà più a ripetere gli ottimi risultati delle prime stagioni, fino al ritiro dal circus avvenuto alla fine del 1966. E' scomparso nel 1993.


Eddie Irvine
Noto per la fama di donnaiolo e lo spirito scanzonato, merce rara nella Formula 1 moderna, Irvine ha saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto, arrivando ai primi risultati con l'emergente Jordan, prima di passare a Maranello, accettando serenamente il ruolo di scudiero di Schumacher fino al 1999, quando l'infortunio del tedesco lo proiettò al ruolo di prima guida. Forte di una vettura velocissima, restò in gioco fino all'ultimo terminando il mondiale a due soli punti da Hakkinen. Non accettando più il proprio ruolo di seconda guida sulla rossa, passò poi alla Jaguar dove, nonostante il grande budget, visse tre stagioni modeste, ritirandosi alla fine del 2002.


Stewart Lewis Evans
Pilota britannico ritenuto velocissimo, si fece notare in Formula 3 ed ebbe l'occasione di debuttare in Formula 1 nel 1957, arrivando quarto alla sua prima gara, corsa a Montecarlo, ottenendo nel corso della stagione un quinto posto a Pescara e la pole position a Monza. Nel 1958 ottenne un altro piazzamento a punti e due podi, ma fu vittima di un grave incidente in Marocco, in seguito al quale morì dopo sei giorni a causa delle ferite riportate. Fu il quarto pilota a morire durante quella stagione dopo O'Connor, Musso e Collins.


Jochen Mass
In seguito ai brillanti risultati raggiunti con vetture sport e F2, Jochen Mass si concentrò sulla Formula 1: dopo due stagioni deludenti alla Surtees passò in Mclaren dove ottenne la prima e unica vittoria (nel 1975) e in generale buoni risultati, fino alla fine del 1977. Seguirono poi tre campionati di basso profilo con Ats e Arrows, un anno di riposo e infine il 1982 durante il quale fu incolpevole protagonista dell'incidente mortale di Villeneuve. Nello stesso anno fu lui stesso vittima di un grave incidente che lo spinse definitivamente al ritiro dalla categoria, dedicandosi con successo alle corse di durata. E' stato l'ultimo tedesco a vincere un gran premio prima dell'arrivo di Michael Schumacher.


Felipe Massa
Ingaggiato dalla Sauber in seguito agli ottimi campionati in Formula Renault e Formula 3000, Felipe Massa disputò tre campionati con il team elvetico oltre ad un anno da tester per la Ferrari, che aveva un rapporto di collaborazione tecnica con la Sauber e che decise di ingaggiare il brasiliano dal 2006. In quel periodo Massa visse il periodo più fortunato, prima come scudiero di Schumacher e Raikkonen, poi lottando per il titolo nel 2008, grande occasione sfumata per un solo punto. Nel 2009 una molla persa dall'auto di Barrichello lo ferì gravemente costringendolo a saltare il finale di stagione, mentre le stagioni successive furono deludenti, con il brasiliano lontano dalle prestazioni del compagno di squadra Alonso. Dal 2014 è passato in Williams con l'ambizione di tornare ai livelli espressi nel primo periodo in Ferrari, fino al definitivo ritiro avvenuto nel 2016.


Juan Pablo Montoya
Oltre ai successi nelle categorie minori, Montoya vinse la 500 miglia di Indianapolis al primo tentativo e divenne a 24 anni il più giovane campione Indycar. Ingaggiato dalla Williams si fece notare subito per la guida veloce ed aggressiva, che gli valse due terzi posti nei mondiali di Formula 1 del 2002 e del 2003, quest'ultimo in lotta fino all'ultimo con Schumacher e Raikkonen. Trascorso un 2004 di transizione, si trasferì con grandi ambizioni alla McLaren dove non fu in grado di adattarsi alla vettura e all'ambiente, arrivando a sporadici risultati fino al divorzio avvenuto durante la stagione 2006 con conseguente rientro in Usa.
Nel 2015 ha vinto nuovamente la 500 miglia di Indianapolis.


Tom Pryce
Lo sfortunato Tom Pryce approdò in Formula 1 nel 1974 e l'anno seguente vinse la prima gara, non valida per il mondiale, mettendo in pista ottime doti di guida. Corse con la Shadow anche negli anni seguenti, perdendo tragicamente la vita a Kyalami nel 1977, colpito da un estintore perso dal commissario Jansen Van Vuuren, che attraversò la pista durante il passaggio della vettura del povero Pryce; entrambi morirono sul colpo.


Ralf Schumacher
Fratello minore di Michael, debuttò in Formula 1 nel 1997 alla guida della Jordan alternando errori a buone prestazioni, attirando l'attenzione di Frank Williams che lo fece correre dal 1999 al 2004, periodo in cui Ralf ottenne alcune vittorie e il quarto posto nei mondiali 2001 e 2002. Passato alla Toyota dal 2005, colse una pole position e alcuni piazzamenti, ma non fu in grado di ripetere quanto mostrato alla Williams, lasciando il team alla fine del 2007 con l'intento di tornare a lottare ai vertici ma, a causa dello scarso interesse dei team di fascia alta, optò per il Dtm.


Maurice Trintignant
Ricordato tra l'altro per lo stile di guida corretto e pulito, inizio a correre da giovanissimo, rischiando la vita in un gravissimo incidente da cui riuscì a ristabilirsi, debuttando poi in formula 1 nel 1950, prologo di una carriera lunga ben 15 anni, con più di 80 gran premi due vittorie e dieci podi. Corse per importanti scuderie, tra cui la Ferrari, con cui ottenne la vittoria della 24 ore di Le Mans nel 1954 e il primo posto nel gran premio di Montecarlo nel 1955. E' scomparso nel 2005.


Patrick Tambay
Francese con un passato da sciatore, ebbe l'occasione di debuttare in Formula 1 nel 1977 grazie alla buona impressione fornita nella Can-am. Si fece notare subito dai vertici McLaren che lo inserirono in squadra, ma le prestazioni non furono convincenti e dopo due anni torno in Can-am, rientrando in Formula 1 nel 1981 senza troppa fortuna con Theodore e Ligier. La grande occasione venne dalla Ferrari, che gli offrì un sedile per sostituire Villeneuve nel 1982, il francese si inserì addirittura nella lotta per il titolo, rallentato poi da seri problemi di schiena. Dopo un altro anno positivo a Maranello si trasferì alla Renault dove fu penalizzato dalla crisi tecnica del team francese. Concluse la sua carriera alla fine del 1986, stagione corsa alla guida della Lola-Haas.


Derek Warwick
L'inglese debuttò in Formula 1 con la Toleman: nel primo anno si qualificò solo nel Gp conclusivo a Las Vegas, mentre nelle due stagioni successive la situazione migliorò e alla fine del 1983 arrivò quattro volte a punti consecutivamente. Alla Renault nel 1984 salì quattro volte sul podio e fu settimo a fine anno, non riuscendo a ripetersi l'anno successivo, quello del disimpegno e ritiro del team francese dalla categoria. Dopo un anno in Brabham, per tre anni alla Arrows lottò costantemente per la zona punti mostrando grande regolarità. Trascorsa una stagione nella decaduta Lotus, passò al campionato sport prototipi di cui fu campione mondiale nel 1992 (vinse anche la 24 ore di Le Mans), prima di tornare per un'ultima stagione alla Arrows (divenuta Footwork), poi il ritiro definitivo.


Mark Webber
Pilota australiano con esperienze in formule minori e gare di durata, fu ingaggiato da Briatore come tester Benetton, poi passò alla Minardi dove sorprendentemente fu quinto al debutto. Gli anni successivi trascorsero prima alla Jaguar e poi alla Williams, dove Webber confermò le proprie doti, tanto da essere chiamato dalla giovane e ambiziosa Red Bull. Nel 2009 le prime vittorie e nel 2010 il titolo sfiorato, perso nella fase finale causa un calo di prestazioni avvenuto contemporaneamente al recupero del compagno di squadra Vettel. Da quel momento Webber ha vissuto nel team un ruolo da comprimario, pur continuando a mettere in pista la propria guida veloce ed aggressiva (da cineteca un sorpasso su Alonso all'Eau Rouge nel 2011), fino al ritiro avvenuto alla fine del 2013 per tornare alle gare di durata, con vittoria del titolo di campione del mondo prima del ritiro definitivo dalle competizioni.