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Watkins Glen

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Il Watkins Glen International, soprannominato "Glen", si trova nello stato di New York e ha ospitato la Formula 1 in venti occasioni, inizialmente come Gran Premio degli Stati Uniti d'America e poi come Gran Premio degli Stati Uniti Est. L'America ha sempre avuto un rapporto piuttosto freddo con la F1 e le prima apparizioni a Sebring e Riverside non attirarono particolare interesse, i promotori si misero alla ricerca di una sede adatta e optarono per il Glen, che chiuse il mondiale 1961 con ben sette piloti statunitensi al via e la Ferrari assente per lutto dopo la scomparsa di Von Trips a Monza; la vittoria andò alla Lotus con Innes Ireland.

I cambiamenti più significativi al tracciato avvennero a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, con layout esteso grazie all'aggiunta di quattro angoli in una nuova sezione denominata "Boot" con un affascinante passaggio nel bosco, nel frattempo il Gran Premio degli Stati Uniti a Watkins Glen diventò una tradizione con una folta cornice di pubblico, premi in denaro particolarmente generosi per piloti e team, oltre a riconoscimenti all'organizzazione, anche se in due occasioni la festa lasciò spazio al lutto: nel 1973 Francois Cevert perse la vita durante lo svolgimento delle prove, mentre l'anno successivo Helmut Koinigg uscì di pista nel corso del decimo giro causa una foratura e venne decapitato dal guard rail, la corsa proseguì comunque. 

Nonostante i miglioramenti all'asfalto il circuito iniziò ad essere considerato pericoloso per le sempre più veloci e rigide vetture di fine anni settanta, poi arrivarono anche problemi economici e il 7 maggio 1981 la federazione internazionale depennò dal calendario mondiale il Gran Premio degli Stati Uniti d'America-Est causa il mancato versamento degli organizzatori di quanto pattuito alle scuderie per l'edizione del 1980, da quel momento il Glen sparì dal calendario e la Formula 1 si spostò definitivamente in altre sedi, prevalentemente su circuiti cittadini.


Configurazione anni '60

Configurazione anni '70



On board con Didier Pironi