GRAN PREMIO DI TRIPOLI 1933: CORSA TRUCCATA?
La Lotteria dei Milioni e quella combine "proibita" 
Articolo di Francesco Ferrandino

La grande crisi economica mondiale seguita al crollo di Wall Street del 1929 ebbe naturalmente pesantissime conseguenze anche in Europa. Per questo motivo l'Automobil Club di Tripoli dovette rinunciare a organizzare il suo GP nel '31 e anche nel '32. Fra l'altro, Tripoli fino a quel momento era stata una corsa tutto sommato secondaria nel calendario internazionale. Senonché, l'appassionato ideatore del GP, il Cavalier Egidio Sforzini, milanese trapiantato a Tripoli, su suggerimento del grande giornalista della "Gazzetta dello Sport" Giovanni Canestrini (ideatore della Mille Miglia, tanto per dirne una), ebbe l'idea di realizzare una "Lotteria" abbinata al Gran Premio sul modello della Lotteria ippica irlandese.

Il 13 agosto 1932 il re d'Italia Vittorio Emanuele III approvava l'idea con Decreto Reale e conferiva il permesso di organizzare la Lotteria automobilistica per 15 anni. Nonostante il breve tempo per organizzare l'edizione 1933, i risultati furono eccezionali: vennero incassati ben 15 Milioni dell'epoca, una cifra enorme. Una congrua percentuale spettava al Comitato Organizzatore del Cav. Sforzini, che in più poté ottenere un consistente contributo dalla Municipalità di Tripoli per costruire un tracciato adeguato, e degli impianti e strutture moderni. Proprio tale pioggia di milioni, sarà l'inizio della fine per il cavalier Sforzini, infatti il suo ruolo di Presidente, non ambito nei tempi grami, ora invece faceva gola a molti potenti e in breve tempo, cioé un paio d'anni dopo, l'appassionato organizzatore fu costretto a cedere la sua carica e a far ritorno mestamente a Milano. Ma questa è un'altra storia.

Per la nuova edizione, prevista per maggio 1933, non si fece a tempo a costruire le avveniristiche strutture e i nuovi impianti (saranno pronti nel '34), ma si riuscì comunque a terminare il nuovo tracciato, nella zona delle saline "El Mellaha", tra Tripoli e l'oasi di Tagiura, fu appunto chiamato "Autodromo della Mellaha": lunghezza di ben 13 chilometri e 100 metri, super-veloce, con le curve a ampio raggio (tutte, tranne una, con raggio tra i 190 e i 300 metri) e con sopraelevazione minima di un metro. La sede stradale raggiungeva gli 8 metri di larghezza sui rettilinei, 10 metri nelle curve sopraelevate, e ben 20 metri nel rettilineo davanti alla tribuna principale di fronte ai box. Tutto era pronto per la settima edizione (la prima del nuovo ciclo) del Gran Premio di Tripoli, che si sarebbe svolto il 7 maggio 1933, una edizione che rimarrà la più memorabile, famosa, famigerata e controversa della breve e intensa storia di questa corsa, impressa nella memoria popolare degli italiani come la "Corsa dei Milioni", data l'altissima somma destinata al fortunato acquirente del biglietto vincente (ma anche per il pilota vincitore, e da questo corto-circuito scaturì ciò che rese l'edizione '33 tanto discussa..).

Pastetta, combine, biscotto: termini più o meno moderni che però secondo molti sembrano adatti a definire questa edizione del GP di Tripoli, come detto la prima legata alla ricchissima Lotteria (infatti d'ora in poi, fino all'ultima edizione del '40, la corsa africana sarà soprannominata la "Corsa dei Milioni"). Le fonti e le interpretazioni sulla gara del '33 sono varie, ma anche spesso discordanti, per cui sono giocoforza costretto a sintetizzare le varie posizioni e a dare spazio a quelle maggiormente provate.
I piloti più forti del momento sono nomi che fanno la storia: ovviamente c'è Nuvolari, dominatore della stagione passata, il 1932, in cui ha vinto ben 7 corse che gli hanno consentito di aggiudicarsi sia il Campionato Internazionale sia il Titolo Italiano. Alla fine della stagione '32, l'Alfa si è ufficialmente ritirata, ma ha ceduto il materiale agonistico alla Scuderia Ferrari, che continuerà a far correre le Alfa sui circuiti. Unica condizione: le formidabili P3 dominatrici del '32 vengono ritirate, Enzo Ferrari potrà fornire a Nuvolari e agli altri piloti soltanto l'Alfa 8C 2600, un modello precedente ma ancora molto competitivo. Nuvolari vi ha appena vinto il GP di Alessandria una settimana prima (30 aprile). Poi c'è il grande rivale di Tazio, il mitico Achille Varzi, che corre con una azzurra Bugatti (grande Casa francese già Campione del Mondo 1926: i primi tre Campionati Costruttori ci furono nel '25-'26-'27, ne parleremo un'altra volta) . Varzi due settimane prima, 23 aprile, ha battuto Nuvolari all'ultimissimo giro del GP di Monaco, una gara fra le più entusiasmanti di sempre (sorpassi e controsorpassi fino all'esplosione del motore di Nuvolari al penultimo giro). Varzi ha già vinto per 2 volte il titolo di Campione Italiano (1929 e 1930), è uno stilista puro, riesce a conservare macchina e gomme in modo superbo, ha uno stile di guida pulito, quasi il contrario della forza lucida e selvaggia di Nuvolari. Varzi veniva considerato il supremo ragionatore: diceva che "per vincere, non c'è bisogno di seminare gli avversari o l'avversario, basta mettere il muso della macchina davanti al muso di quella dell'altro. Magari di un solo centimetro". Era un principio che mise in pratica spesso, come vedremo.
Inoltre c'erano altri grandissimi assi, come Campari (Alfa), corpulento, determinato, già Campione Italiano 1928 e 1931, da circa 10 anni sulla breccia. Borzacchini, vincitore a Tripoli nel 1930 sul vecchio tracciato, pilota molto legato a Nuvolari. Piero Taruffi, colui che vincerà l'ultima Mille Miglia nel 1957 e trionfatore al GP di Svizzera 1952 con una Ferrari. Luigi Fagioli, che dopo una eccezionale carriera nella categoria cadetta (l'odierna GP2), era divenuto uno dei migliori anche nei Gran Premi. Sir Henry Birkin, inglese, per gli amici "Tim".

Mancava il grande Rudolf Caracciola che, dopo aver sopportato la convivenza con Nuvolari e Campari all'Alfa nel 1932, si era messo "in proprio" insieme al campione francese e grande amico Louis Chiron, formando la Scuderia privata "CC" (Caracciola-Chiron, o il contrario, se preferite). Tuttavia, durante le  prove a Monaco '33, Caracciola andò a sbattere alla Curva del Tabaccaio per un guasto ai freni, e si sbriciolò l'anca e il femore: la convalescenza sarebbe durata più di un anno, tra letto e stampelle, gli avrebbe lasciato la gamba destra più corta di 5 centimetri e quasi sempre preda di dolori lancinanti, e non si sapeva se sarebbe tornato a correre, anzi, sembrava ormai fuori per sempre. La pioggia di milioni della Lotteria influì ovviamente anche sui piloti, che avevano anch'essi il loro vantaggio,  infatti era prevista per loro una percentuale aggiuntiva, che si sommava ai premi di ingaggio e ai cospicui rimborsi spese. Milioni per tutti, quindi, ed è naturale che la cosa non solleticasse soltanto il desiderio agonistico dei concorrenti.
Approfittando di un regolamento primitivo e ingenuo (quello della Lotteria, poi modificato l'anno dopo), alcuni piloti si misero d'accordo con i possessori dei biglietti a loro abbinati. Infatti il sorteggio per l'abbinamento tra i piloti in corsa e gli acquirenti dei biglietti venne fatto con largo anticipo rispetto al Gran Premio (art. 8 del Regolamento). L'estrazione avvenne all'Arena di Tripoli il 2 maggio '33. Praticamente era un invito bello e buono a mettersi d'accordo. I migliori del momento, Nuvolari e Varzi, si misero d'accordo coi possessori dei biglietti. L'idea venne al signor Arduino Sampoli di Castelnuovo Berardegna (Siena) abbinato a Varzi. Dal canto suo, Nuvolari era abbinato al signor Umberto Donati di Cellino Attanasio (Teramo). Nuvolari poi fece entrare nel patto anche un altro pilota Alfa, suo protetto, il già nominato Borzacchini (abbinato al signor Alessandro Rosina di Piacenza). Un aneddoto curioso è il fatto che quando Nuvolari andò a mettersi d'accordo col signor Donati a Teramo, giunto in Abruzzo, chiese un'indicazione stradale a un ragazzino del posto, che era nientemeno che Marcello Sabbatini, futuro mitico direttore di Autosprint e di Rombo, recentemente scomparso.
Tutto si svolse alla luce del sole, senza che nessuno pensasse che si stava compiendo quello che oggi sarebbe un illecito sportivo, anche se da più parti arrivò la condanna morale per quell'accordo che in qualche modo avrebbe potuto influenzare l'esito della corsa. L'obiettivo era che i tre piloti (ma in realtà si pensava soprattutto a Nuvolari e Varzi) non combattessero aspramente tra loro. L'accordo di massima fu stipulato nell'albergo romano "Massimo D'Azeglio" vicino alla Stazione Termini. 

Venne convocato anche il giornalista Giovanni Canestrini a cui venne affidata la stesura dell'accordo, che poi venne firmato e depositato nelle mani del Direttore della locale Banca Nazionale del Lavoro. Tutti i premi spettanti a corridori e possessori dei biglietti, sarebbero stati messi insieme e divisi in parti eguali tra i 6 soggetti, a prescindere dal risultato. Dopo la Guerra, l'episodio veniva giudicato in modo differente, e allora Canestrini tentò di affermare la sua assoluta estraneità ai vantaggi economici dell'accordo, ma il pilota gentlemen Giovanni Lurani (conte, proprietario di un mitico garage nella sua tenuta in Lombardia sulle cui pareti ci sono gli autografi dei maggiori personaggi delle corse, lo si può vedere nel film "Grand Prix" quando, dopo il GP di Monaco, il pilota Sarti porta la giornalista americana in un garage di auto d'epoca, n.d.r.) disse che a Canestrini fu gentilmente offerta una fiammante Fiat Balilla in cambio del suo ruolo di garante.... Canestrini, poi, ha sempre affermato che l'accordo non influì minimamente sulla sportività dell'andamento del Gran Premio, ma anche qui ci sono forti dubbi, che vedremo di illustrare con le tesi contrastanti.
Il pilota Giuseppe Campari era furioso per l'accordo, ma non per ragioni moralistiche, bensì per esserne stato tenuto fuori.

Enzo Ferrari, team manager di Nuvolari, il 15 maggio fece firmare a Nuvolari un documento che diceva "Dichiaro sul mio onore che la Scuderia Ferrari è estranea agli accordi col detentore del biglietto della Lotteria abbinato al mio nome".  Ferrari faceva notare che questi erano lucri ai quali lui si era sempre doverosamente disinteressato, ma in realtà, secondo molti, anche Ferrari era furioso per essere stato tenuto fuori dal patto, e questo fu uno dei motivi alla base del dissidio che porterà qualche mese più tardi alla rottura tra Ferrari da un lato, e Nuvolari con Borzacchini dall'altro (ma poi, dopo un anno e mezzo, nel 1935 Nuvolari tornerà all'Alfa-Ferrari). Come ben si vede, è solo un luogo comune che i piloti di allora non erano attenti all'aspetto economico. Per i più forti, allora come oggi, c'erano ingaggi astronomici e premi favolosi.
Nell'imminenza della gara, Nuvolari e Varzi si ritrovarono col giornalista Canestrini, per decidere chi avrebbe dovuto vincere qualora si fossero trovati nelle prime due posizioni verso la fine del Gran Premio. Canestrini trasse una monetina (scrivendo ciò nella sua autobiografia, Canestrini smentì le sue ripetute dichiarazioni in cui aveva negato l'esistenza di un accordo..). Nuvolari scelse "testa". Venne "croce". Il vincitore avrebbe dovuto essere Varzi. Tazio ebbe un moto di disappunto ma disse semplicemente "va bene".

La griglia di partenza era ancora stabilita dal sorteggio (la pole position fu introdotta al GP di Monaco dello stesso anno, e pian piano divenne la norma). 30 i giri in programma sul tracciato della Mellaha (lungo 13,100 Km) per un totale di quasi 400 chilometri di gara. La partenza fu data alle ore 15 in punto dal Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, Governatore della Libia (Balbo subentrerà l'anno dopo). Al primo passaggio sul traguardo, era in testa l'inglese "Tim" Birkin con la sua Maserati, confermatasi una macchina competitiva, seguito da Nuvolari, Campari, Zehender e tutti gli altri. Dopo pochi giri Campari, anch'egli su Maserati, sorpassava i primi due e si portava in testa. L'italiano, ansioso di mettere i bastoni tra le ruote ai tre "congiurati", si manteneva al comando per 15 giri, prima di essere messo fuori gara dal distacco del serbatoio dell'olio. Frattanto già al secondo giro si era ritirato Borzacchini, un altro dei tre "congiurati" (con Nuvolari e Varzi).

Approfittando del ritiro di Campari, Nuvolari si era trovato in testa, mentre Varzi rimaneva indietro, intruppato. Tazio era impegnato però al massimo dall'attacco di Birkin, il quale tuttavia venne ritardato da un inconveniente che sembrava banale a prima vista. Fermatosi al 16° giro per il suo pit-stop, Birkin per guadagnare tempo scese dalla macchina e si mise ad aiutare i suoi meccanici. Inavvertitamente toccò con l'avambraccio il tubo di scarico rovente della Maserati, provocandosi una brutta scottatura. Sembrava una cosa da poco e dopo una sommaria medicazione, Birkin riprese la corsa, fino ad arrivare a un ottimo e sorprendente terzo posto, salvando l'onore delle Maserati. L'incidente sembrò dimenticato: invece si trasformò in una tragedia inaspettata. L'ustione sviluppò infatti una setticemia che, pochi giorni più tardi, portò alla morte immatura il nobile pilota inglese.

Torniamo alle vicende della corsa. Con il ritiro di Campari e la menomazione di Birkin, scompariva ogni pericolo per i "congiurati". Nuvolari e Varzi si trovarono in testa senza altri rivali: scattava dunque il verdetto della monetina. O no? Varzi inizialmente aveva fatto una gara d'attesa, come suo solito, forse anche troppo. Il suo ritardo era in parte dovuto al fatto che la sua azzurra Bugatti andava a 7 invece che a 8 cilindri: sul filo dei 170 di media, lui ragionò tranquillamente come se fosse accomodato in poltrona. Intuì che una candela si era imbrattata per il troppo olio e che col passare dei giri anche l'ottava scintilla avrebbe ripreso a scoccare. E non si preoccupò.
Intanto, il sempre forsennato Nuvolari, come abbiamo visto, era in testa, tuttavia quando buttò lo sguardo sullo specchietto retrovisore, vide Varzi rinvenuto in perfetta efficienza. Quest'ultimo aveva montato un serbatoio supplementare sulla vettura, quindi poteva evitare la sosta che invece Nuvolari aveva dovuto effettuare intorno al 20° giro, lasciando quindi Varzi a condurre. Tuttavia, mentre Nuvolari cercava almeno di ridurre il distacco, Varzi aveva qualche problema nell'attivare l'interruttore del serbatoio di riserva, e Nuvolari ne approfittò per risuperarlo.

Sul finale di quella famosa corsa vi sono diverse interpretazioni, cominciamo con quella di Canestrini (uno degli estensori dell'accordo): "Compresi, al passaggio delle due macchine appaiate, che l'accordo era andato all'aria. Al penultimo giro, alla curva di Tagiura precedente il rettifilo del traguardo, li vidi arrivare entrambi quasi sulla stessa linea, lanciatissimi e gesticolanti come forsennati. Dal bordo della curva, dove ero accorso, anch'io mi sbracciai per invitare quei due scatenati a moderare l'andatura, ma fu fatica sprecata; li vidi scomparire all'uscita della curva con le macchine di traverso ed attesi, col fiato sospeso, che il rumore dei bolidi cessasse". Varzi stesso raccontò come era andato, secondo lui, l'epilogo della gara: "Sul rettilineo di arrivo io ero alla coda di Nuvolari, sapevo che la mia e la sua macchina si equivalevano in velocità. Mi feci così trascinare per un migliaio di metri sulla scia dell'Alfa Romeo, poi in vista del traguardo scartai a sinistra e, lanciato com'ero, potei superarlo d'un soffio".
Tazio Nuvolari commentò: "Arrivare secondo non conta niente!"

Dalle parole di Canestrini e Varzi si vorrebbe far capire che tutto è stato "regolare", visto che, nonostante l'accordo precedente, esso sembra sia andato in fumo e che i due contendenti abbiano lottato all'ultimo sangue per la vittoria. Era certamente nell'interesse di Canestrini farlo pensare, tuttavia secondo molti altri, in realtà Nuvolari solo inizialmente non voleva sottostare ai patti, non voleva lasciare la vittoria a Varzi. Secondo questa versione, Tazio negli ultimi tre giri della corsa restò docilmente dietro al suo arci-rivale, poi però, all'ultimo giro, non ne potè più, e con uno scatto orgoglioso, superò la Bugatti di Varzi andando in testa.

Negli ultimi cento metri della corsa si sarebbe però poi consumata la crisi di coscienza del mantovano. Nuvolari avrebbe alzato impercettibilmente il piede dall'acceleratore quel tanto che bastava per lasciar sfilare la Bugatti e consentire a Varzi di superarlo sul traguardo. Sia come sia, Varzi vinse la prima "Corsa dei Milioni" davanti a Nuvolari, e i due assi, insieme a Borzacchini e ai tre fortunati possessori dei biglietti abbinati, si divisero quasi 6 milioni, cioè quasi un milione a testa: una cifra astronomica, ancor di più se in relazione a un singolo Grand Prix. Canestrini racconta che la sera della corsa, dopo cena, Borzacchini lo invitò a fare una passeggiata sul bel lungomare di Tripoli al tramonto. Borzacchini a un tratto lo abbracciò felice dicendo: "Ma ti rendi conto? Sono finalmente milionario, milionario!! Finalmente posso essere tranquillo per i miei bambini!!". Il pilota continuò dicendo che a fine anno avrebbe smesso di correre e si sarebbe sistemato a Bellaria dove aveva comprato una proprietà. 
Gli restavano invece tre mesi di vita, visto che Borzacchini morì a Monza in quello stesso settembre '33, insieme a Campari e Czaykowski, traditi dalla medesima macchia d'olio, nella famigerata "Bloody Sunday" delle corse.