CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 2002

IN COSTRUZIONE


Webber, buona la prima!
Dopo una proficua esperienza in Fia Gt Mark Webber tornò in monoposto con il team European Arrows di Stoddart, il quale rilevò la Minardi in F1 ingaggiando il pilota australiano, che nel frattempo aveva svolto il ruolo di tester Benetton. Il debutto fu entusiasmante: partito in nona fila, Mark Webber riuscì a cogliere un insperato quinto posto, unico piazzamento a punti del team nel corso della stagione, resistendo nel finale agli attacchi della Toyota di Mika Salo.


Chi va piano arriva sano
Con la riduzione delle vetture al via sotto le 26 unità che un tempo determinavano il limite dei qualificati, dal 1996 al 2002 venne introdotta una nuova regola per prevenire la partenza di vetture molto lente, con esclusione di chi segnava in qualifica un tempo superiore al 107% del tempo ottenuto dalla macchina in pole position. Nel corso degli anni furono rari i piloti incappati in tale ostacolo, tra questi Alex Yoong, malese in forza alla Minardi che nel 2002 mancò la qualificazione in ben tre occasioni, come ad esempio a Imola, quando girò ad oltre sei secondi dalla pole e a due secondi e mezzo dal compagno di squadra Webber.


Toyota al debutto
La Toyota iniziò lo sviluppo nel 2001 e debuttò l'anno seguente con una vettura disegnata da Gustav Brunner e un motore V10 progettato tra gli altri dal'Ing. Marmorini, dopo che il cambio regolamentare aveva vietato l'utilizzo del V12 cui aveva inizialmente lavorato il team. I primi test vennero con i due piloti poi confermati alla guida della Toyota nel mondiale 2002: Salo ottenne due sesti posti mentre il debuttante McNish non riuscì mai ad entrare nei primi sei, pur sfiorando la zona punti in alcune occasioni, mentre il miglior risultato in prova fu il decimo posto a Montecarlo, gara in cui fu costretto al ritiro per incidente.

Addio all'Arrows
L'Arrows, nata alla fine del 1977 da una costola della Shadow, vanta una lunga esperienza in F1 e detiene il record di presenze (382) senza vittorie, con una pole position (colta di Patrese nel 1981) e cinque podi, oltre a un quarto posto nel mondiale (1988) come migliore risultato. Nel 1996 il team fu acquistato dalla Twr di Tom Walkinshaw che poi rilevò anche la Hart assumendone il fondatore Brian ma, a parte un lampo di Damon Hill all'Hungaroring nel 1997, il team accusò sempre maggiori problemi di liquidità stazionando costantemente a fondo griglia.
Nel 2002 venne appiedato Verstappen per far posto all'esperto Frentzen, mentre Bernoldi continuò la sua avventura grazie all'appoggio della Red Bull, ma i risultati non arrivarono: al primo Gp entrambe le vetture accusarono problemi e subirono una squalifica, in Spagna Frentzen partì in quinta fila e fu sesto al traguardo, nell'ultima gara conclusa dall'Arrows a pieni giri. Seguì un altro punto a Monaco (prima bandiera a scacchi per Bernoldi), poi in Francia i piloti fecero un solo giro in qualifica per evitare una penale, mancando la qualificazione e il team sparì definitivamente dopo il Gp di Germania.

Ferrari, una corazzata imbattibile
Dopo una lunga rincorsa la Ferrari e Schumacher arrivarono al primo titolo nel 2000, avviando un'era di successi difficilmente eguagliabile, che nel 2002 divenne quasi imbarazzante per gli inseguitori. Aiutato nel finale di gara dall'olio della Toyota che rallentò Raikkonen, il tedesco a Magny Cours vinse la gara e il mondiale con sei gare d'anticipo, proseguendo con un passo inarrivabile nel resto della stagione, conclusa con 17 podi in altrettante gare: 11 vittorie, sei secondi posti e un terzo, per un totale di 144 punti, ovvero il doppio del diretto inseguitore e compagno di squadra Barrichello.
Non solo allori per la rossa: dopo le polemiche sorte in merito al discusso ordine di scuderia avvenuto in Austria, ad Indianapolis la Ferrari si trovò ancora una volta al centro di un episodio controverso. Dopo aver dominato la corsa, negli ultimi giri Schumacher e Barrichello rallentarono preparando un arrivo in parata: sulla linea del traguardo Barrichello superò il compagno di squadra vincendo per undici millesimi di secondo; a fine gara il tedesco dichiarò di aver deciso autonomamente di lasciar passare il compagno di squadra, per ripagarlo del gesto compiuto a Zeltweg, ma l'episodio scatenò comunque le polemiche nel dopogara.