CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1994

Imola tragica: Addio Ayrton e Roland
Oltre al classico appuntamento di Suzuka, nel 1994 e 1995 la F1 sbarcò in Giappone anche per il gran premio del Pacifico, disputatosi sul circuito di Aida. Dopo una lunga gavetta, Roland Ratzenberger realizzò a 34 anni il suo sogno di debuttare in Formula 1 grazie ad un contratto di cinque gare con il team Simtek. Mancata la qualificazione in Brasile, il pilota austriaco in GIappone si piazzò in ultima fila al fianco del compagno David Brabham, conducendo poi una gara regolare, chiusa all'undicesimo posto a cinque giri dal vincitore. Morì nel successivo gran premio a Imola a causa delle ferite riportate in un incidente avvenuto nelle prove del sabato, in un week end già sconvolto dal drammatico botto di Barrichello, fortunatamente risoltosi con lievi conseguenze.
Il 30 aprile 1994, giorno della tragedia di Roland, Ayrton Senna colse la sua 65esima ed ultima pole position, il giorno seguente anche l'asso brasiliano perse la vita e tra i rottami della sua Williams venne ritrovata una bandiera austriaca: Ayrton era sceso in pista per la gara con l'intento di celebrare lo sfortunato collega sventolando quella bandiera nel giro d'onore della sua 42esima vittoria, che purtroppo non arrivò mai. Nel fine settimana più nero che la Formula 1 ricordi anche uno spaventoso incidente al via, con tifosi feriti da rottami, oltre ad un meccanico colpito ai box dall'incolpevole Alboreto a causa di una ruota persa dalla sua Minardi. La Formula 1 arrivò in stato di shock al successivo Gp di Montecarlo, dove Karl Wendlinger uscì di pista durante le libere rimanendo per un lungo periodo in coma: riuscì a ristabilirsi e tornare a correre, pur senza giungere nuovamente ai livelli di competitività precedenti all'incidente.

La Peugeot tenta la scalata in F1
Con la fine del mondiale prototipi la Peugeot poteva comunque contare sulla disponibilità di un motore del tutto conforme alla normativa tecnica all'epoca vigente in Formula Uno, nel 1994 la casa francese riuscì a vincere la concorrenza della Lamborghini per siglare un accordo di fornitura con la McLaren, alla ricerca di un partner competitivo dopo aver perso la Honda e trascorso un anno con i motori Ford. I risultati non rispecchiarono le aspettative e il team chiuse il mondiale al quarto posto, staccatissimo da Williams, Benetton e Ferrari, con problemi legati soprattutto all'affidabilità: Mika Hakkinen, pilota di punta della scuderia, arrivò al traguardo in sole sette occasioni salendo sei volte sul podio, la prima di queste nel tragico fine settimana di Imola, dove fu terzo. Chiuso il rapporto con la Mclaren, dal 1995 il V10 Peugeot venne fornito alla Jordan che lo utilizzò fino al 1997, mentre dal 1998 al 2000 il motorista francese si legò alla Prost ottenendo risultati deludenti, tanto da decidere per il ritiro dalla F1 con cessione del reparto motori all'Asiatech

Il principato di Monaco in F1
Dopo Chiron e Testut, attivi negli anni cinquanta, il principato di Monaco ha avuto solamente un altro esponente in Formula 1, ovvero Olivier Beretta, il quale debuttò con la Larrousse nel 1994 e dopo tre ritiri arrivò per la prima volta al traguardo proprio nel Gran Premio di casa, dove chiuse ottavo a due giri da Schumacher.
Il monegasco venne sostituito dopo 10 gare dal team, che nel corso dell'anno fece scendere in pista diversi piloti e vetture con differenti livree a rotazione di sponsor, mezzi che non riuscirono comunque a colmare le difficoltà finanziarie.

L'esempio di Alboreto
In seguito all’incidente di Imola i limiti di velocità ai box vennero fissati a 50 km/h ma dopo alcune gare furono nuovamente alzati. Alboreto, sempre sensibile al problema della sicurezza, continuò a rispettare la velocità dei 50 km/h come monito, anche a costo di compromettere i suoi risultati di gara, dimostrando ancora una volta di avere, oltre a talento e professionalità, dote umani indiscutibili.

Ancora paura nel Circus
L'ambiente dalla F1, già scosso dalla perdita di Senna e Ratzenberger e in apprensione per le condizioni di Wendlinger, sperava di vivere un tranquillo week end di sport ma, sulla pista di Barcellona, il debuttante Montermini, chiamato dalla Simtek in sostituzione di Ratzenberger, nel corso delle prove libere si schiantò ad alta velocità contro le barriere dell'ultima curva prima del rettilineo principale.
Ancora una volta brutte scene, casco immobile, attimi di paura e soccorsi in pista, ma fortunatamente Montermini se la cavò con fratture e contusioni e potè tornare a correre in Formula 1, disputando due stagioni con Pacific e Forti, scuderie che non gli consentirono di mettersi in luce; optò dunque per le ruote coperte, dove ottenne ottimi risultati.

200 Gp per Mandingo
Dopo alcune stagioni ricche di soddisfazioni, nel 1993 De Cesaris visse un'infelice annata alla Tyrrell e maturò la decisione di ritirarsi, ma durante l'anno seguente venne richiamato da Eddie Jordan per rimpiazzare Io squalificato Irvine, cogliendo un ottimo quarto posto a Montecarlo. Proprio nel week end monegasco Wendlinger fu vittima di un gravissimo incidente e la Sauber lo sostituì con De Cesaris, che "debuttò" a Montreal festeggiando la 200esima partenza, celebrata anche dal team sulla monoposto del pilota romano, che colse un ultimo punto in Francia e si ritirò definitivamente prima della fine del campionato.

Simtek, matricola e meteora
Nel 1989 Max Mosley e Nick Wirth uscirono dalla March e fondarono la Simtek, azienda specializzata in consulenze aerodinamiche, poi Mosley lasciò e Wirth decise di competere in F1 con un proprio team, che visse purtroppo una serie di eventi sfortunati e costretto ad una girandola di piloti. David Brabham corse tutta la stagione mentre l'esordiente Ratzenberger perse la vita a Imola, rimpiazzato da Montermini, vittima di un grave incidente al debutto e a sua volta sostituito da Gounon. Il francese, che aveva già disputato due gare con la Minardi nel 1993, debuttò nel Gp di casa e arrivò nono, suo miglior risultato in carriera, poi scese in pista in altre sei gare prima di lasciare il posto a Schiattarella e Inoue.

Anno maledetto: tocca a Lamy
Dopo una lunga serie di successi nel karting e nelle formule minori, Pedro Lamy nel 1993 ebbe l'occasione di debuttare in Formula 1, dove inizialmente la sua storia ebbe più di un incrocio con quella di Zanardi. Il portoghese venne ingaggiato sostituendo l'italiano, vittima di un grave incidente a Spa, ottenendo la conferma per l'intera stagione 1994. Sfortunatamente, durante un test Lamy fu a sua volta vittima di un incidente che lo costrinse su una sedia a rotelle per circa un anno, sostituito al volante proprio da Zanardi. Dopo una lunga riabilitazione, Lamy corse un anno e mezzo con la Minardi, prima di dedicarsi con successo a vetture sport e gare di durata

Canto del cigno per la Tyrrell
Attivo tra il 1992 e il 1997, il giapponese Katayama visse nel 1994 la sua stagione più felice quando, alla guida della Tyrrell, colse i suoi unici punti in Formula 1. Già forte di due quinti posti (Interlagos e Imola) e un sesto (Silverstone), ad Hockenheim fu protagonista di un'ottima prova in qualifica, centrando la terza fila a poco più di un secondo dalla pole di Berger, mettendosi alle spalle tra gli altri il compagno di squadra Blundell. Scampato dal caos al primo giro che mise fuori gioco dieci vetture, avrebbe potuto ambire ad un buon piazzamento e forse al podio, favorito dal buon passo e dai numerosi ritiri, ma venne tradito dal cambio dopo soli sei giri; in Formula 1 fino al 1997 con Tyrrell e Minardi, non ebbe altre occasioni di entrare tra i primi sei.
La buona stagione della scuderia del boscaiolo venne sostenuta anche e soprattutto dall'altro pilota Blundell, che in Spagna centrò il terzo posto, portando la Tyrrell sul podio per l'ultima volta nella sua storia.

Finalmente Ferrari!
L'avvio del Gp di Germania fu caotico, prima con un incidente tra 4 monoposto nelle retrovie, poi con il contatto tra Coulthard e Hakkinen, che si intraversò in pista causando un botto che coinvolse altre vetture, alcune costrette al ritiro e altre ad una lunga sosta (tra cui Hill). Berger prese il comando resistendo, grazie anche alla potenza del V12 Ferrari, agli attacchi di Schumacher, poi costretto al ritiro per la rottura del propulsore, mentre il suo compagno di squadra Verstappen fu vittima di un incendio ai box, fortunatamente senza conseguenze. Berger vinse agevolmente rompendo il digiuno di vittorie Ferrari che durava da quasi 4 anni; il podio venne completato da Panis e Bernard, ultima gara con due Ligier sul podio, evento che non si verificava da 9 anni.

Scontro "calcistico" tra Minardi e Jordan
Irlanda batte Italia 1-0, risultato che nel 1994 scatenò una piccola battaglia goliardica nel mondo della Formula 1: l'irlandese Eddie Jordan celebrò il successo della propria nazionale scrivendo il risultato della partita sulle J194 al Gran premio di Francia. L'avventura dei connazionali di Eddie giunse però al termine già negli ottavi di finale, la Minardi ebbe quindi modo di "vendicarsi", le vetture faentine schierate per il gran premio d'Inghilterra riportavano infatti una visibile scritta sul cofano "Italia IN - Ireland OUT". L'Italia perse poi in finale con il Brasile e i giocatori verdeoro non mancarono di dedicare la conquista del titolo ad Ayrton Senna.

Sorpresa Barrichello
Completamente ristabilito dal brutto incidente nel tragico fine settimana di Imola, Rubens Barrichello continuò ad alti livelli la sua seconda stagione in Formula 1.
A Spa fu particolarmente abile in condizioni di bagnato guadagnando la pole position alla guida della sua Jordan spinta dal propulsore Hart, casa motoristica attiva fin dai primi anni ottanta, che in precedenza aveva colto una sola pole, con Teo Fabi su Toleman al gran premio di Germania del 1985; fu anche l'ultima partenza al palo per Brian Hart, che rimase in Formula 1 come fornitore di motori fino a tutto il 1997.
Durante la gara Barrichello tentò di resistere agli attacchi dei rivali, mantenendosi nelle prime posizioni, poi fu costretto al ritiro per un'uscita di pista nel corso del 19esimo giro.

Pay driver all'assalto!
Nel 1994 si è registrata una drammatica serie di incidenti, tragedie e infortuni cui si è aggiunta la crisi di alcuni team, costretti all'ingaggio di piloti con valigia o a cambi di proprietà con conseguenti nuovi assetti, anche per quanto riguardava la line-up, ciò ha portato ad un'incredibile girandola di piloti. La Ligier, dopo l'arresto di De Rouvre, fu rilevata dal patron Benetton Flavio Briatore e iniziò la stagione con Panis e Bernard, quest'ultimo poi girato alla Lotus in cambio di Herbert, che a sua volta concluse il campionato alla Benetton, sostituito da Franck Lagorce, il quale dopo un ritiro a Suzuka per una collisione con Martini, ad Adelaide terminò la gara undicesimo a due giri dal vincitore. Abbandonata la F1, dopo alcuni anni in gare Gt, il francese è passato con successo al trofeo Andros, competizione svolta sul ghiaccio con vetture simili a quelle impiegate nei rally.

Addio Lotus
A proposito di problemi economici: la Lotus versava ormai in condizioni finanziarie critiche e in due occasioni sostituì Zanardi (a sua volta subentrato all'infortunato Lamy) con Philippe Adams, pilota dall'ottimo curriculum nelle Formule minori. In una classica situazione da pay driver, il belga pagò 500000 dollari per correre e debuttò a Spa, tracciato sicuramente tra i più provanti per i piloti: la poca esperienza si fece sentire, in particolare all'Eau Rouge, dove nei primi giri la telemetria indicò il passaggio di Adams a soli 120 Km/h (contro i circa 250 soliti); un meccanico rivelò che una volta rientrato ai box il pilota ammise di non sentirsi pienamente a proprio agio percorrendo quel tratto del circuito. La prova conclusiva ad Adelaide fu l'ultima di 491 presenze Lotus, che chiuse la propria avventura con 6 titoli piloti, 7 costruttori, 74 vittorie, 102 pole position e 65 giri più veloci.

La F1 torna a Jerez
Il circuito di Jerez venne costruito a metà degli anni ottanta e ospitò il Gp di Spagna dal 1986 al 1990, poi venne rimpiazzato dal Montmelo, ritenuto meglio servito e più adatto alle vetture da Formula 1. Il circus tornò a Jerez nel 1994 quale sede del Gp d'Europa restando in carica fino al 1997: nel corso della prima edizione la Larrousse affiancò a Comas il debuttante Noda (quinto pilota schierato dal team nel corso dell'anno, cui si aggiunse Deletraz in Australia), che in prova riuscì a tenere il ritmo del più quotato compagno di squadra, ma in gara fu costretto al ritiro dopo soli 10 giri per noie al cambio.

Adieu Larrousse
La Larrousse, ormai finanziariamente stremata, nel 1994 perse i motori Lamborghini e optò per le forniture Ford, mentre sul fronte dei piloti riuscì a confermare Erik Comas, che ad Aida, seconda gara stagionale, centrò un ottimo sesto posto, davanti a vetture più quotate. Il francese rimase poi sconvolto dai tragici fatti avvenuti nel successivo Gp di San Marino, considerando anche il rapporto con Ayrton Senna che due anni prima intervenne in prima persona per assisterlo dopo un terribile incidente e che lo stesso Comas rischiò di centrare le vetture di soccorso in quanto non informato della situazione perchè fermo ai box durante l'incidente di Senna. Annunciato il ritiro, venne convinto a rimanere fino a fine stagione e colse un altro punto ad Hockenheim, correndo l'ultima volta a Suzuka, poi la Larrousse, costretta ad ingaggiare piloti paganti e già con in forze il giapponese Noda, ad Adelaide schierò Deletraz, prima di chiudere i battenti.

L'ultima gara assegnata per somma di tempi
A Suzuka la gara fu tormentata da una pioggia intensa che portò all'ennesimo grave infortunio, in quanto un commissario riportò una frattura alla gamba dopo essere stato colpito dalla vettura di Brundle. La gara fu fermata e riprese con somma dei tempi: alla bandiera rossa Schumacher guidava con 6,8 secondi di vantaggio su Hill, che vinse la seconda parte con margine di 10,1 secondi e fu dichiarato vincitore per 3,3 secondi, nell'ultima gara decisa con questo sistema. 

L'ultimo ruggito del leone
Dopo i titoli in F1 e in Cart, nel corso del 1994 (mentre era ancora impegnato negli Usa) Nigel Mansell venne richiamato dalla Williams in seguito alla scomparsa di Senna, in alternanza con il debuttante David Coulthard. Seppur a mezzo servizio, il Leone offrì prestazioni crescenti dimostrando di avere ancora il piede pesante: dopo due ritiri colse un quarto posto in Giappone, mentre ad Adelaide ottenne pole position e vittoria (le ultime in carriera), vincendo davanti all'ex compagno di squadra Berger, distaccato di due secondi.

Finale thrilling: Schumi campione
Dopo la tragica scomparsa di Senna, la Williams puntò sullo scudiero Hill, che dopo quattro gare aveva però un distacco di ben 34 punti da Schumacher; l'inglese si calò nel ruolo di leader con autorità e recuperò lo svantaggio, sfruttando al meglio le costanti disavventure "regolamentari" della Benetton, portandosi ad un solo punto dal tedesco in vista dell'ultima gara in Australia. Alla partenza i due contendenti riuscirono a scavalcare il poleman Mansell: al 35esimo giro Schumacher uscì di strada alla East Terrace urtando il muretto e danneggiando la sospensione, rientrato in pista chiuse la traiettoria a Hill, causando un contatto che mise entrambi fuori dai giochi. L'incidente scatenò polemiche mai sopite ma venne giudicato come normale contatto di gara, Schumacher si aggiudicò dunque il suo primo titolo iridato.