CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1992

Il Leone del Sudafrica
Il circuito di Kyalami divenne ben presto il più importante in una nazione che tra gli anni '60 e '70 vide un notevole incremento di interesse, tanto da arrivare all'organizzazione di un campionato nazionale di categoria. Tra il 1967 e il 1985 il tracciato ha ospitato 18 edizioni del Gp del Sudafrica, poi dal 1986 venne abbandonato causa le tensioni politiche e razziali nel paese e rientrò in calendario per il 1992 e 1993 con un layout radicalmente modificato causa la vendita di alcuni terreni allo scopo di ricavare fondi: il risultato fu una pista più lunga e sensibilmente più lenta, con rotta antioraria all'opposto di quella precedente. Nigel Mansell vinse l'ultima edizione sul vecchio tracciato e la prima su quello nuovo, mentre nel 1993 si aggiudicò la corsa Alain Prost, anche lui vittorioso in entrambe le configurazioni.

Senna e Mansell: spettacolo a Montecarlo
31 maggio 1992, a Montecarlo il dominatore del campionato Mansell strappò l'ennesima pole e in gara dominò fino al settantunesimo giro quando un rientro ai box imprevisto permise a Senna di passare. Il leone inglese rimontò furiosamente e negli ultimi cinque giri fece di tutto ma la resistenza del brasiliano fu estremamente tenace, tanto che al termine della gara Mansell, giunto secondo, rientrò ai box fisicamente provato dall'entusiasmante duello, tra gli applausi dei tifosi.

Il Miracolo di Pupo Moreno
Andrea Sassetti acquistò il materiale Coloni al fine di iscrivere L'Andrea Moda con lo scopo di promuovere la propria attività, anche se le cose non andarono come previsto. Per vari problemi il team non scese in pista nelle prime due gare, arrivando all'allontanamento dei piloti Caffi e Bertaggia, sostituiti da McCarthy e Moreno, il quale qualificò l'Andrea Moda per l'unica volta nella propria breve storia. A Montecarlo il brasiliano superò le pre-qualifiche e si qualificò all'ultimo posto a 5.450 sec dalla pole, mentre in gara fu costretto al ritiro dopo soli 11 giri per noie al motore Judd. Dopo quel "miracolo" di Moreno, per l'Andrea Moda fu di nuovo impossibile superare lo scoglio delle pre-qualifiche, fino a quando il team fu bandito in seguito all'arresto del patron durante il week end di Spa.

Breve storia della Fondmetal in F1
La Fondmetal, gruppo industriale di forte esperienza, entrò in F1 come sponsor, poi come partner e infine rilevando la struttura dell'Osella, affrontando con alterne fortune due campionati del mondo. Nel 1992 l'ottimo Tarquini si qualificò con regolarità anche se fu penalizzato dalla fragilità della vettura, mentre Chiesa pagò la scarsa esperienza e la difficoltà nel competere con un mezzo poco competitivo. A Magny Cours lo svizzero riuscì a entrare in griglia per la terza volta in stagione, ma la sua gara non durò nemmeno il tempo di un giro, coinvolto in un incidente poco dopo il via; mancata la qualificazione a Silverstone ed Hockenheim, venne sostituito da Van De Poele, poi il team chiuse i battenti prima della fine del campionato. Abbandonata la Formula 1, Chiesa ha ottenuto buoni risultati nelle gare turismo e di durata.

Gli attributi "extra" di Mansell
A Silverstone Riccardo Patrese fu autore un gran tempo in prova, ma Mansell rispose rifilandogli quasi due secondi al termine di un giro ritenuto impossibile. In conferenza stampa il padovano strinse gli attributi del compagno di squadra, sostenendo che per aver fatto un giro del genere dovesse averne quattro e non due.

Le tragicomiche avventure dell'Andrea Moda
Dopo la gavetta nelle formule minori, McCarthy fu scelto nel 1991 come test driver dalla Footwork, mentre l'anno successivo venne ingaggiato come pilota ufficiale dall'Andrea Moda Formula, team completamente disorganizzato, poi escluso dalla F1 per aver danneggiato la reputazione dello sport. Il pilota inglese non si qualificò mai e spesso si limitò a pochi giri, addirittura a Silverstone disputò le prequalifiche su pista asciutta con gomme da bagnato, unico treno di gomme disponibile, facendo segnare il tempo di 1:46.719, distante 27.754 dalla pole di Nigel Mansell (il compagno di squadra Moreno con gomme da asciutto era comunque oltre gli 11 secondi). Perry McCarthy ha narrato la sua stagione all'Andrea Moda nella propria autobiografia Flat Out, Flat Broke: Formula 1 the Hard Way!

Stagione "nera" per le Rosse
Ritenendo ormai superate le recenti vetture derivanti dalla 640 del 1989, la Ferrari mise in pista una vettura completamente nuova, caratterizzata da musetto rialzato, prese d'aria laterali ovoidali e un doppio fondo con cui si tentava di riprodurre l'effetto venturi delle Wing car. I risultati furono ben distanti dalle aspettative, con le rosse sempre più lontane dai vertici: Alesi riuscì ad ottenere due podi e alcuni piazzamenti, mentre Capelli non andò oltre un quinto e un sesto posto con tre punti totali. Il pilota italiano, fino a quel momento in ascesa, venne appiedato a due gare dal termine e la sua carriera subì una pesante battuta d'arresto, tanto che dopo due presenze con la Jordan l'anno successivo, si ritirò dalla Formula 1.

La storia della March ai titoli di coda
La March era rientrata in F1 alla fine degli anni ottanta con ottime prestazioni, poi passò nelle mani del gruppo Leyton House, i cui investimenti non diedero i risultati sperati, inoltre il patron Akira Akagi venne arrestato per frode alla fine del 1991, riportando il team alla denominazione originale. A causa delle difficoltà finanziarie la March disputò il 1992 con la vettura dell'anno precedente con cui Wendlinger riuscì a cogliere un miracoloso quarto posto, mentre il debuttante Belmondo visse una stagione travagliata, qualificandosi in sole 5 occasioni prima di essere sostituito. 
Per sostituire Belmondo venne chiamato Naspetti, che abbandonò il campionato International Formula 3000 dove fino a quel momento occupava la prima posizione.
Al debutto, sul circuito di Spa, si qualificò agevolmente in ventunesima posizione a 7,2 secondi dalla pole di Mansell, mentre in gara fu dodicesimo; corse le cinque corse di fine stagione ottenendo un undicesimo posto come migliore risultato poi, dopo il ritiro della March, divenne collaudatore per la Jordan, scuderia con la quale corse il suo ultimo gran premio, quello del Portogallo nel 1993, ritirandosi per la rottura del motore. Nelle ultime due gare l'italiano fu affiancato da Jan Lammers, assente dal mondiale di Formula 1 dal 1982, poi una volta chiusa la stagione il team tentò di iscrivere la ormai obsoleta CG911B anche al mondiale 1993, ma in Sudafrica non si presentò e chiuse definitivamente i battenti.

La prima vittoria di Schumacher
Nigel Mansell si era laureato campione all'Hungaroring e nel successivo Gp del Belgio in prova terrorizzò la concorrenza rifilando oltre due secondi al secondo. La gara venne invece condizionata dalle strategie, con Senna messo fuori gioco da un errore dei box e le Williams attardate in quanto rientrate troppo tardi a mettere gomme da asciutto con la pista che andava asciugandosi. Ne approfitto Schumacher, autore di una gara perfetta in pista e non solo e primo al traguardo proprio nel circuito dove aveva debuttato l'anno precedente, probabilmente inconsapevole che sul gradino più alto del podio ci sarebbe salito altre novanta volte.

Il nobile gesto di Senna in aiuto di Comas
Durante le qualifiche a Spa Erik Comas uscì di strada alla Blanchimont sbattendo violentemente con il motore ancora su di giri. Ayrton Senna transitando in quel punto si accorse della gravità della situazione fermandosi e rischiando personalmente per avviare i soccorsi al collega. Il francese se la cavò senza gravi danni fisici e proseguì la sua carriera con Ligier e Larrousse, ritirandosi prima della fine del 1994 con 7 punti totalizzati in carriera. Turbato dalla scomparsa del brasiliano, ha più volte ricordato con commozione l'episodio di Spa.

Modena, promessa mancata
La stagione del debutto si era rivelata sorprendente per la Jordan, che nel 1992 si trovò invece a fronteggiare difficoltà economiche e tecniche: la nuova 192 era un'evoluzione della precedente progettata per il V8 Cosworth, pertanto fu difficile adattare il V12 Yamaha, che si rivelò tra l'altro poco affidabile e particolarmente "assetato" di benzina. Oltre a Gugelmin venne ingaggiato il talentuoso Modena, penalizzato dalla macchina e lontanissimo dalle prestazioni ottenute l'anno precedente con la Tyrrell, anche se con un sesto posto ad Adelaide ottenne l'unico punto stagionale per Eddie Jordan, nella gara che chiuse la sua carriera in Formula 1.