CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1982

Un ala di troppo per la Ferrari
A Long Beach iniziarono a circolare voci di un possibile divorzio a fine stagione tra la Ferrari e Gilles Villeneuve, impegnato nella prima fase di gara in un duello rusticano con Keke Rosberg, terminato con uno spettacolare lungo in controsterzo del canadese. Rosberg chiuse secondo alle spalle di Lauda, mentre Gilles fu squalificato causa il singolare alettone doppio: la Ferrari aveva infatti deciso di attuare una modifica tecnica palesemente irregolare al fine di evidenziare la necessità di una maggiore serietà nell'applicazione del regolamento, dopo che in Brasile Williams e Brabham al termine della gara riempirono d'acqua i serbatoi, ufficialmente per raffredare i freni, ma anche per far rientrare le monoposto nel peso minimo dopo aver corso in parte sottopeso.

Mandingo, veloce e sfortunato
A Long Beach Andrea De Cesaris iniziò a duellare con Lauda già dalle prove, dove riuscì a piazzare la sua Alfa Romeo in pole. Il romano partì benissimo e condusse con autorità la prima parte di gara, battagliando ancora con Lauda fino al ritiro avvenuto per noie ai freni. De Cesaris riuscì a cogliere un podio a Monaco (rimase senza benzina nel corso dell'ultimo giro mentre era in testa) e due settimane dopo a Detroit si qualificò in prima fila, ma la sua corsa terminò già al secondo giro per problemi alla trasmissione. 

La Formula 1 in guerra
La FOCA, che riuniva gli assemblatori britannici sotto la guida di Bernie Ecclestone, in vista del gran premio di San Marino decise per il boicottaggio della gara, situazione che rappresentò una buona occasione per alcuni team "minori", che con sole 14 vetture iscritte potevano ambire a piazzamenti di rilievo. Jean Pierre Jarier, non si fece pregare e dopo aver centrato il nono tempo in prova fu autore di una gara attenta, chiusa al quarto posto, miglior risultato in Formula 1 per l'Osella, scuderia che corse fino al 1990 centrando altre due volte la zona punti, in entrambi casi nel 1984 e con un quinto posto, a Dallas con Ghinzani e a Monza con Gartner (fuori classifica perchè subentrato a metà stagione).

Imola: inizia una stagione nera per la Ferrari
Il Gp di San Marino partì con l'interesse puntato sul duello tre le Renault in prima fila e le Ferrari in seconda. Le vetture francesi si ritirarono per problemi al motore e per le Ferrari era ormai fatta, ma un equivoco cartello "Slow" esposto dai box generò il caos, in quanto per Villeneuve rappresentava l'obbligo a mantenere le posizioni mentre Pironi lo interpretò come un generico invito alla cautela ed infilò a sorpresa il compagno di squadra. Ne scaturì un duello che entusiasmò il pubblico e terminò con la vittoria di Pironi, il quale nel dopo-gara dichiarò di non ritenere la sua vittoria un furto come sostenuto da Villeneuve: fu l'inizio di una guerra interna, purtroppo di brevissima durata, in quanto Gilles perse la vita durante lo svolgimento delle prove del successivo Gp del Belgio in seguito ad un contatto con la March di Jochen Mass. Pironi macinò risultati e vinse due Gran Premi, ma la sua rincorsa al titolo venne fermata da un drammatico incidente ad Hockenheim, dalla dinamica incredibilmente simile a quello di VIilleneuve a Zolder; arrivò comunque secondo nel mondiale a soli 5 punti da Rosberg nonostante i 6 gran premi saltati.

Festa per Patrese a Montecarlo
Partito in prima fila, il padovano della Brabham restò nei quartieri alti per tutta la gara, prendendo la testa in seguito all'uscita di Alain Prost e andando a vincere al termine di un convulso finale caratterizzato da incidenti dovuti alla pioggia e dall'esaurimento di carburante all'ultimo giro per Pironi e De Cesaris (classificati comunque rispettivamente secondo e terzo); lo stesso Patrese accolse la notizia della vittoria con stupore, convinto di aver vanificato la gara con un testacoda al tornante Loews nelle battute finali. Era dal 1975 (Brambilla a Zeltweg) che un italiano non vinceva un gran premio e dal 1955 (Taruffi e Castellotti, Monza) che due italiani non salivano contemporaneamente sul podio, per Patrese furono prima vittoria e primo giro più veloce in gara.

La Fittipaldi ai titoli di coda
La Fittipaldi F8 fu progettata nel 1980 da due tecnici di grande talento quali Harvey Postlethwaite e Adrian Newey, ma la situazione del team era ormai compromessa e i risultati non arrivarono, inoltre con il passaggio di Postlethwaite alla Ferrari lo sviluppo rallentò e fino al 1982 la Fittipaldi si limitò a lavorare sulla stessa vettura con le evoluzioni C e D. Proprio con l’ultima versione il brasiliano Chico Serra colse a Zolder l’unico punto in carriera e l’ultimo nella storia della scuderia brasiliana, che presentò senza fortuna la F9 e a fine anno chiuse i battenti, mentre Serra tornò a correre in patria, dove divenne tre volte campione nazionale Stock Car.

La triste storia di Riccardo Paletti
La Formula 1 sbarcò per la prima volta a Detroit tra mille polemiche per la sicurezza e le condizioni dell’asfalto, tanto che al sabato si svolsero entrambi i turni di qualifica, divisi tra mattino e pomeriggio, sessione quest’ultima poi rivelatasi inutile causa la pioggia che non permise a nessuno di migliorare i tempi. Riccardo Paletti riuscì a qualificarsi per il suo primo Gp a griglia completa ma nel corso del Warm up perse una ruota finendo contro le barriere e siccome il muletto era già in uso per Jarier, il milanese non potè prendere parte alla gara (venne deciso di non sostituirlo da nessuno dei non qualificati, tra i quali anche il campione del mondo in carica Piquet, vittima di problemi al motore nel primo turno). Lo sfortunato Paletti si qualificò anche nel successivo Gran Premio del Canada, ma fu vittima di un’incidente mortale al via, quando tamponò la vettura di Pironi rimasta ferma a semaforo verde. Al suo nome è intitolato il circuito di Varano De’ Melegari (PR).

Ultimo mondiale targato Cosworth
La Williams FW08, inizialmente progettata con quattro ruote posteriori (soluzione poi bocciata dalla Fia), era dotata di un'aerodinamica molto efficiente che le permise di confrontarsi con successo con le vetture turbo nonostante fosse spinta dal tradizionale Cosworth. La potenza dei motori "rivali" fu evidente nelle piste più veloci, come al Paul Ricard dove sul rettilineo del Mistral Brabham e Ferrari superavano i 340 Km/h, mentre Rosberg continuava a guadagnare sul misto, segnando tra l'altro una velocità massima di percorrenza in curva pari a 278 Km/h. Al termine di una stagione segnata anche dagli episodi drammatici che hanno colpito la Ferrari, Rosberg fu il più completo e vinse il mondiale, ultimo per una vettura con motore Cosworth e con effetto suolo con minigonne.

Il grande ritorno di Lauda
In seguito all'improvviso ritiro dalle corse, Niki Lauda si dedicò allo sviluppo della propria compagnia aerea, ma il 30 settembre 1981 annunciò il suo ritorno alle corse dopo aver testato a Donington una Mclaren, team con cui firmò un accordo per il 1982. Subito protagonista nello sciopero dei piloti in Sudafrica, l'austriaco chiese di attendere 4 gare per giudicarlo, ma già alla terza prova a Long Beach vinse, ripetendosi a Brands Hatch, dove prese il comando sfruttando i guai al via di Rosberg e Patrese e il ritiro di Piquet, controllando con grande abilità le due velocissime Ferrari nella seconda parte di gara; la stagione si chiuse al quinto posto con trenta punti, due anni dopo invece il ritorno al titolo.

Nuove procedure al via
Al fine di evitare gli incidenti al via in seguito alla tragedia di Paletti, dal Gp di Francia venne introdotto un nuovo regolamento: ora lo starter aveva la possibilità, sia con semaforo rosso che con il verde, di indicare il giallo per segnalare ai piloti qualche anomalia sulla griglia, procedendo in entrambi i casi con lo stop e nuova procedura di partenza. Al via si presentò anche Geoff Lees, già schierato dalla Theodore in Canada e ora scelto dalla Lotus per rimpiazzare Mansell, che proprio a Montreal si era fratturato il polso: 24esimo al via, il pilota inglese fu dodicesimo al traguardo, in quella che fu la sua ultima apparizione in Formula 1, categoria nella quale ha partecipato a dodici gran premi, qualificandosi in cinque occasioni.

Watson vicino al titolo
L'ambizioso piano di Ron Dennis proseguì con l'annuncio dell'accordo con Tag e Porsche, oltre al ritorno al volante di Niki Lauda, ma nel 1982 fu John Watson a sfiorare il titolo in un campionato tragico, ma anche straordinariamente equilibrato con Rosberg campione con soli 44 punti. Watson vinse a Zolder e poi ancora a Detroit, volando in testa alla classifica prima di affrontare ben sei gare a digiuno di punto; il quarto posto a Monza e il secondo a Las Vegas non furono sufficienti a vincere, ma per il britannico resta la soddisfazione di aver concluso i mondiali 1982 e 1983 davanti ad un compagno di squadra come Niki Lauda, che sostituì per una gara nel 1985 (corse con il numero 1) due anni dopo il ritiro.

La Colombia “vola” in F1
Dopo un tentativo “a vuoto” per mancanza di superlicenza da parte di Londono, nel 1982 debuttò Roberto Guerrero, primo colombiano a correre in F1, unico pilota iscritto dalla Ensign. Dopo un forfait a Kyalami e una mancata qualificazione a Jacarepagua, a Long Beach fu costretto al ritiro, poi a Detroit la sua gara durò lo spazio di sette giri: la sua vettura decollò dopo un contatto con De Angelis e venne colpita da Patrese, la gara venne dunque interrotta a causa della carambola e ripartì in un secondo momento. A fine stagione la Ensign cedette il materiale alla Theodore e Guerrero corse un’altra stagione in F1, poi passò alla CART, ottenendo il premio di Rookie dell’anno e un secondo posto alla 500 miglia di Indianapolis, dove alcuni anni più tardi colse anche una pole position.

Parto anch’io, no tu no!
Ad Hockenheim venne introdotta una chicane all’ingresso della Ostkurve, al fine di rallentare le vetture dove due anni prima aveva perso la vita Depailler, ma il circuito tedesco fu ancora teatro di una triste vicenda: durante le prove nel 1982 Didier Pironi fu infatti vittima di un grave incidente che pose fine alla sua carriera. Tra i partecipanti debuttò Tommy Byrne, che rimpiazzò Lammers alla Theodore: l’irlandese in prova ottenne come miglior crono un 1.59.007 a circa 11 secondi dalla pole dello stesso Pironi e non riuscì a qualificarsi, in teoria avrebbe potuto essere ripescato, (come accaduto a Surer, entrato in griglia al posto di Lauda, infortunatosi pure lui in prova) ma la Ferrari non comunicò l’assenza del proprio pilota, quindi Byrne non potè essere ammesso e la gara partì con la piazzola della pole vuota.

Prima per Elio, ultima per Colin
Dopo aver disputato la prima gara stagionale con una vecchia Lotus 87 modificata, a partire dal GP del Brasile De Angelis poté disporre del nuovo modello 91, con cui conquistò vari punti durante la stagione. All'Osterreichring si ritrovò in testa e a un giro dal termine aveva oltre un secondo e mezzo di vantaggio su Keke Rosberg, ma il finlandese riuscì a recuperare lo svantaggio: i due giunsero appaiati al traguardo, distanziati di appena 5 centesimi, primo successo per Elio e ultima vittoria Lotus in presenza di Colin Chapman. Dopo questo successo Elio ottenne un sesto posto in Svizzera, prima di chiudere il campionato nono, a ventiquattro punti.

Arrivederci Jan, "a presto"
Nel valzer di piloti della Theodore nel 1982, Lammers subentrò a Daly, ma nei primi tre tentativi non superò le qualifiche; sostituito momentaneamente da Lees in Francia, rientrò a Zandvoort, dove si piazzò in ultima fila, mentre in gara fu costretto al ritiro per la rottura del motore e dopo altre due mancate qualificazioni fu appiedato per far posto a Tommy Byrne. Dieci anni e 164 gare dopo, Lammers rientrò in Formula 1 con la March, disputando le ultime due gare del campionato con un dodicesimo posto come migliore risultato, nella lunga attesa grandi aveva comunque ottenuto grandi risultati a ruote coperte, tra cui una straordinaria vittoria a Le Mans (la prima per la Jaguar dal 1957) guidando per 13 ore su 24.

Benvenuto in Ferrari René
Prima del gran premio d'Italia la Ferrari annunciò che Arnoux avrebbe fatto coppia con Patrick Tambay, già in forza al team, per la stagione 1983. La scuderia italiana, pesantemente provata dagli eventi tragici di quell'anno, si riservò di fare correre una terza vettura nel caso in cui Pironi avesse potuto tornare a correre, venne inoltre prospettato l'ingaggio di un pilota di riserva al fine di coprire eventuali indisponibilità dei titolari. Arnoux, in quel momento al centro di un rapporto conflittuale con la Renault e con il compagno di squadra Prost, festeggiò nel migliore dei modi la scelta di Maranello, vincendo a Monza grazie ad una prestazione maiuscola, salendo sul podio proprio con i due ferraristi Tambay e Andretti.

Ferrari chiama, Piedone risponde
Nel mondiale 1982 la Ferrari schierò una vettura destinata a dominare, ma un destino beffardo portò alla morte di Villeneuve, al grave infortunio di Pironi e, infine, a una sindrome articolare che colpì il sostituto Tambay, lanciato al vertice nonostante le poche gare disputate. Per l'appuntamento di Monza Enzo Ferrari scelse Mario Andretti, fermo da inizio stagione, ma desideroso di correre ancora una volta per la Ferrari di cui era tifosissimo. Accolto dal calore del pubblico, Piedone centrò la pole e fu terzo al traguardo, mentre nel successivo Gp a Las Vegas chiuse la carriera in Formula 1 con un ritiro.

Tra dieci vincitori la spunta Rosberg
Rosberg arrivò a Las Vegas con 3 punti di margine sull'infortunato Pironi e 9 su Watson, il quale aveva vinto due gare contro l'unico successo del leader del mondiale. L'unica ipotesi di successo per il pilota della McLaren era la vittoria con Rosberg fuori dalla zona punti, caso in due si sarebbero trovati a pari punti e avrebbe prevalso Watson per il più alto numero di primi posti. Sulla Williams venne montato un apparato ricetrasmittente che lo collegava coi box, già provato nel corso del fine settimana di Monza; il finlandese fu autore di una gara accorta e chiuse quinto, conquistando i punti necessari per il suo primo e unico titolo, mentre Watson, dopo una bella rimonta, terminò secondo in gara e in campionato. La corsa fu vinta da Michele Alboreto, al primo successo in carriera, decimo vincitore diverso nel corso dell'anno, terzo italiano dopo Patrese e De Angelis.