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Campionato del mondo di Formula 1 - 1982

<1981 - 1983>

Un mondiale imprevedibile e combattuto quanto tragico quello del 1982, ricordato per tante gare emozionanti ma anche per la scomparsa di Villeneuve e Paletti e per il terribile infortunio che spezzò per sempre la carriera di Pironi. Lauda rientrò nel Circus dopo due anni di assenza mentre Alan Jones si ritirò, seguito poi dal suo "nemico" Reutemann che salutò la Formula 1 dopo due gare, tra i motoristi si fece spazio la Bmw come partner della Brabham, che nel corso dell'anno utilizzò anche il tradizionale Ford Cosworth La stagione si aprì nel segno della Renault, che con Alain Prost mise il sigillo sulle prime due gare, mentre a Long Beach fu Lauda ad imporsi, vincendo il suo primo Gran Premio nell'anno del rientro, non prima di aver duellato con l'Alfa Romeo del poleman Andrea De Cesaris, il giovane e promettente romano alla sua prima partenza al palo, purtroppo fermato da un problema ai freni.

Il Circus arrivò poi a Imola in una situazione di caos, con la Ferrari in aperta polemica per la squalifica di Villeneuve a Long Beach e la FOCA, l'associazione che riuniva gli assemblatori britannici, che decise per il boicottaggio della gara imolese: I van delle scuderie già presenti sul circuito romagnolo ritornarono presso le loro sedi, mentre la Tyrrell, legata a sponsorizzazioni italiane, si presentò in pista per le prove. Con sole 14 vetture, come previsto Renault e Ferrari monopolizzarono le prime file, ma le vetture francesi furono vittima ancora una volta di problemi legati all'affidabilità del motore Turbo, lasciando via libera nel finale alle due Ferrari, con Villeneuve saldamente in testa, seguito da Pironi, il quale piombò sul rivale, avviando un duello che entusiasmò il pubblico ma scaldò gli animi del cavallino. Il segnale Slow esposto dal muretto Ferrari venne interpretato da Villeneuve come un invito a mantenere le posizioni, mentre per Pironi fu una semplice indicazione di cautela, motivo per cui attaccò ripetutamente il compagno di squadra, andando a vincere la gara e scatenando l'ira del canadese, che nelle interviste di rito non si fece pregare e accusò il francese di avergli rubato la vittoria.

Nella prova successiva, a Zolder, Gilles Villeneuve era scuro in volto, pronto a dare battaglia sentendosi tradito dal compagno di squadra e non supportato dal team: a pochi minuti dalla fine delle prove uscì per migliorare il proprio tempo, ma tamponò inspiegabilmente la March di Jochen Mass decollando e terminando il proprio volo contro le reti, per lui purtroppo non ci fu nulla da fare, il mondo intero si strinse per piangere l'eroe che aveva animato una generazione di sportivi, sempre entusiasti di fronte alle imprese del coraggioso canadese. In segno di lutto la Ferrari disertò il Gran Premio (vinse Watson) e si presentò a Monaco con il solo Pironi; nel principato non mancarono gli incidenti e il finale fu ricco di colpi di scena, con l'uscita di pista di Prost, il testacoda di Patrese e i ritiri a pochi km dal traguardo di Pironi e De Cesaris, che consentirono a Patrese di recuperare e vincere il primo gran premio in carriera. Pironi fu poi incolpevole protagonista di un'altra tragedia: a Montreal la sua vettura non partì e venne centrato dall'Osella di Paletti in piena accelerazione, la vettura del giovane italiano fu avvolta dalle fiamme e l'impatto risultò fatale, poche settimane dopo la tragedia di Villeneuve, la Formula 1 fu ancora sconvolta dalla perdita di un proprio protagonista, ma la gara continuò fino alla fine con il successo di Piquet.

L'alfiere della Ferrari, poi affiancato da Tambay, vinse a Zandvoort e salì sul podio ancora a Silverstone e al Paul Ricard, involandosi in classifica di fronte ad una concorrenza agguerrita, ma il destino era dietro l'angolo e in una stagione maledetta fu lui stesso vittima di un incidente durante le prove ad Hockenheim, con una dinamica molto simile a quella di Villeneuve: ebbe salva la vita, ma non la possibilità di continuare a correre.
A quel punto fu Rosberg, che fino a quel momento aveva condotto un campionato molto regolare ma senza acuti, a candidarsi come pretendente al titolo: terzo in Germania, arrivò poi secondo in Austria al termine di un epico duello con De Angelis che vinse al fotofinish, mentre a Digione, sede del Gran Premio di Svizzera, terminò al primo posto in quella che sarebbe stata l'unica vittoria stagionale.

Superato l'infortunato Pironi, ora Rosberg era in testa alla classifica con 42 punti e con due sole gare da disputare, con un vantaggio di 11 punti su Prost e 12 sulle due Mclaren di Lauda e Watson, spesso più veloci della Williams, ma meno affidabili e costanti. Il leader del mondiale a Monza fu attardato da una lunga sosta ai box, ma la concorrenza non ne approfittò, restò quindi in corsa solo Watson che con il quarto posto del gran premio italiano e forte di due vittorie contro una sola del rivale poteva sperare in un miracolo.

A Las Vegas si impose Alboreto, al primo successo, decimo pilota in grado di vincere un gran premio del corso di quel campionato, mentre Watson fu secondo mancando un possibile aggancio a Rosberg, che fu autore di una gara regolare conclusa con un quinto posto che lo avrebbe messo in ogni caso al sicuro; per il finlandese fu il primo e unico titolo mondiale, nell'occasione divenne anche il primo campione scandinavo, la Ferrari si aggiudicò invece il titolo costruttori.

VIDEO DELLA STAGIONE

Long Beach: Pole per De Cesaris, Lauda torna al successo


Imola: la fine







Austria: De Angelis al fotofinish su Rosberg


Las Vegas: vince Alboreto, Rosberg campione!