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Campionato del mondo di Formula 1 - 1981

<1980 - 1982>



Dal 1981 il campionato venne ufficialmente denominato FIA Formula 1 World Championship, così il titolo piloti divenne FIA Formula 1 World Championship for Drivers quello per i costruttori FIA Formula 1 World Championship for Constructors. La casa francese Matra rientrò nel mondiale come fornitrice di motori per la Ligier, la debuttante Toleman venne fornita invece dalla neonata Hart; Ferrari, Alfa Romeo e Renault costruivano in proprio i motori mentre tutte le altre scuderie utilizzarono i Ford Cosworth DFV. Sul fronte delle gomme la Michelin divenne l'unica fornitrice di gomme, in attesa della Avon e del ritorno della Pirelli, che mancava nella massima formula dal Gran Premio del Marocco 1958, in cui aveva rifornito la Maserati. 
Due scuderie ritornarono nel campionato mondiale: la March, che aveva già partecipato al campionato mondiale di F1 tra il 1970 e il 1978 (conquistando anche 3 vittorie e 5 pole position), e la Theodore Racing, la McLaren cambiò invece assetto azionario: grazie alla spinta dello sponsor Philip Morris e del suo dirigente John Hogan, si fuse con il Project Four, team di Formula 2, guidato da Ron Dennis, avvio di un progetto che avrebbe portato la compagine britannica al dominio del decennio.
La pre-stagione fu animata dai rapporti tesi tra Fisa e Foca, con diatribe regolamentari e continue variazioni di calendario, poi finalmente Il 4 marzo venne indetta una conferenza stampa a Parigi da parte della FISA e il giorno seguente venne comunicata la nascita del Patto della Concordia che avrebbe regolato la Formula 1 negli anni a venire, la FISA veniva riconosciuta come l'ente intitolato a determinare il regolamento tecnico della categoria, mentre alla FOCA veniva garantita l'organizzazione finanziaria del campionato.

Si iniziò a Long Beach con una straordinaria pole di Patrese che condusse la prima parte di gara, animata anche da una partenza spettacolare di Villeneuve, le Ferrari Turbo patirono problemi di affidabilità e anche lo stesso Patrese fu costretto ad abbandonare, al termine di una gara spettacolare si impose davanti a Piquet la coppia Williams con Jones davanti a Reutemann, i quali nel successivo gran premio ad Interlagos diedero il via ad una rivalità che avrebbe segnato la stagione, in quanto Reutemann, teoricamente seconda guida, rifiutò l'ordine di scuderia vincendo davanti al compagno di squadra e campione del mondo in carica, superandolo anche nel terzo gran premio stagionale, a Buenos Aires, chiuso dall'argentino al secondo posto alle spalle di Piquet. A Imola le Ferrari furono protagoniste mostrando le potenzialità del nuovo motore, nonostante alcuni errori di strategia e problemi di gioventù, a vincere fu ancora Piquet, mentre a Zolder si impose Reutemann in un fine settimana tragico: nel corso delle prove del venerdi in pitlane venne investito il meccanico Osella Giovanni Amadeo, poi deceduto domenica sera, meccanici e piloti prima della gara organizzarono un breve blocco, ma la situazione portò a problemi di surriscaldamento di alcune vetture, quella di Patrese si spense  e il suo meccanico Luckett entrò in pista, ma in quel momento venne dato il via e Luckett venne investito dall'altra Arrows di Stohr, riuscendo fortunatamente a sopravvivere all'impatto; la gara incredibilmente non venne fermata se non dopo due giri quando Pironi rallentò vistosamente dove era rimasta ferma la vettura di Stohr.
Nei due appuntamenti successivi Gilles Villeneuve offrì il meglio del primo repertorio: A Montecarlo, pista non certo favorevole per le vetture turbo, piazzò la Ferrari in prima fila, poi condusse una gara di grande sostanza rimanendo nelle prime posizioni, superando Alan Jones a quattro giri dalla fine involandosi verso un'incredibile vittoria, mentre a Jarama concesse un graditissimo bis, scattando come un missile dalla quarta fila e passando in testa al 14esimo giro dopo l'uscita di pista di Jones; Villeneuve riusciva a sfruttare a pieno la potenza del suo turbo allungando sul rettilineo per poi resistere tenacemente nel misto, si formò un trenino composto da cinque monoposto vicinissime e il canadese resistette per diversi giri agli assalti di Laffite, vincendo la sesta, e ultima, gara valida per il mondiale di Formula 1 della sua carriera. Il canadese precedette Laffite per 211 millesimi, poi Watson, Reutemann e De Angelis, quinto, distanziato di un secondo e 231 millesimi. 

Nelson Piquet veniva da tre ritiri consecutivi mentre Reutemann continuava a raccogliere punti e dopo uno "zero" in Francia, con il secondo posto di Silverstone (alle spalle di Watson, che colse la prima vittoria per la nuova gestione Mclaren) si trovò in testa con un vantaggio consistente, la classifica diceva infatti Reutemann 43, Piquet 26, Jones 24, Villeneuve e Laffite 21, la conquista del titolo per l'argentino sembrava solo una formalità. A Piquet bastarono invece tre gare per cambiare la storia del campionato: ad Hockenheim il leader del mondiale subì la pressione del compagno di squadra Jones che lo superò agevolmente, poi si ritirò con il motore fuori uso mentre il brasiliano sfruttò i problemi tecnici di Prost e Jones per vincere, poi all'Osterreichring chiuse al terzo posto con Reutemann solamente quinto, nel giorno del ritorno alla vittoria di Laffite, che salì ulteriormente la classifica ponendosi come candidato al titolo. A Zandvoort Reutemann centrò Laffite costringendo entrambi al ritiro, mentre Piquet superò Jones nelle battute finali accontentandosi del secondo posto alle spalle di Prost, che a Monza fu ancora primo avvicinandosi alla testa di una classifica ormai sempre più corta, con Reutemann ancora in testa con 49 punti, seguito da Piquet a 46, Prost e Jones a 37 e Laffite a 34.

A Montreal la gara fu caratterizzata dalla pioggia battente e dallo show di Villeneuve, che per alcune tornate girò con l'ala anteriore piegata che ostruiva la visuale, terminando la corsa al terzo posto dopo aver perso completamente la parte frontale della vettura; vinse Laffite che rimase in gioco per il titolo con una sola gara da disputare, essendo a sei punti da Reutemann che in Canada fu soltanto decimo (a tre giri dal vincitore), mentre Piquet con un quinto posto si era portato ad un punto dalla vetta. L'argentino della Williams, fragile caratterialmente e consapevole di non poter contare sull'aiuto del team e di Jones, irritato per la rivolta del suo scudiero, centrò la pole position ma fu protagonista di una partenza disastrosa, poi in gara finì incredibilmente nelle retrovie, a Piquet bastò il quinto posto (Laffite terminò sesto causa problemi agli pneumatici) per laurearsi per la prima volta campione del mondo. Visibilmente provato, il giovane brasiliano sul podio festeggiò celebrato anche da Jones, all'ultima vittoria in Formula 1.

VIDEO DELLA STAGIONE

Sintesi - Parte 1


 

Sintesi - Parte 2