CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1981

Start in the Usa
Una volta finito il lungo inverno di polemiche tra la Fisa e la Foca, il calendario 1981 venne modificato e per la prima volta nella storia della Formula 1 la stagione si aprì negli Usa. Riccardo Patrese conquistò la prima pole position in carriera (unica per la Arrows) al termine di un avvincente duello a suon di giri veloci con Alan Jones, diventando il sessantesimo pilota nella storia a partire al palo, mentre per l’Italia era la seconda pole di fila dopo quella di Giacomelli nella prova conclusiva del 1980, sempre negli Usa, a Watkins Glen. Il padovano condusse fino al 25esimo giro quandò lasciò passare Reutemann, rientrando mestamente ai box per un malfunzionamento della vettura, ebbe poi modo di rifarsi arrivando terzo a Jacarepagua e secondo a Imola.

La Theodore ritorna come costruttore
Dopo i primi tentativi prima come sponsor, poi come costruttore, dal 1981 il patron Teddy Yip rilevò la decaduta Shadow e tornò a costruire le proprie vetture presentando la TY01 dotata di un particolare alettone anteriore rialzato. Alla guida venne scelto Patrick Tambay, che aveva iniziato la sua carriera in F1 con la scuderia di Yip e che nella prima gara della stagione a Long Beach conquistò il primo punto iridato per la scuderia in veste di costruttore diretto. Il pilota francese fu poi protagonista di un terribile incidente nell'ultima gara a Las Vegas, uscendo fortunatamente solo zoppicante dalla vettura con l'avantreno completamente distrutto. La Theodore nel 1983 affrontò la sua ultima stagione in seguito alla fusione con la Ensign ottenendo un altro punto, sempre a Long Beach; nello stesso anno Yip gestì anche una Ralt guidata da Senna per il Gp di Macao in Formula 3.

Inizia la guerra in casa Williams
La Williams partì nuovamente favorita con una nuova evoluzione della velocissima FW07, sensazioni confermate dalla doppietta nella prova inaugurale a Long Beach. Nel secondo appuntamento a Rio Carlos Reutemann conquistò la testa della corsa seguito da Alan Jones: al 60esimo giro il box Williams espose un cartello a Reutemann invitandolo a far passare il compagno di squadra, ma l'argentino ignorò l'ordine di scuderia e vinse. L'episodio scatenò le polemiche e segnò l'inizio di una guerra che risultò nefasta per la rincorsa al titolo piloti.

Guerra, carriera lampo
L’autodromo di Imola, dove si era disputata la precedente edizione del Gp d’Italia, ospitò nel 1981 il primo Gran Premio di San Marino di Formula 1: per la seconda volta il nostro Paese poteva contare nello stesso anno su due gran premi validi per il campionato mondiale di F1 ( il precedente risaliva al 1957 quando, oltre al gran premio nazionale, venne inserito nel calendario iridato anche il GP di Pescara).  Mentre Beppe Gabbiani aveva già piazzato la propria vettura in griglia a Long Beach, Miguel Angel Guerra non era ancora riuscito a qualificarsi, ma a Imola la situazione migliorò, così per la prima volta due Osella presero parte ad una gara, con Gabbiani in decima e Guerra in dodicesima fila. L’avventura dell’argentino fu purtroppo brevissima in quanto uscì di pista al Tamburello nel corso del primo giro fratturandosi una gamba, venne così sostituito da Ghinzani (rimpiazzato poi da Francia e infine da Jarier) e non ebbe più occasione di correre in Formula 1. Contende ad Apicella (uscito nel primo giro a Monza nel 1993) il record per la carriera più breve nel circus.

Gilles Villeneuve, la leggenda continua
Prima del Gp di Monaco Ferrari annunciò la conferma di Villeneuve smentendo le voci di un passaggio del canadese all'Alfa Romeo o alla Williams; Gilles rispose con una grande qualifica, piazzandosi in prima fila nonostante una pista non particolarmente adatta ad una vettura turbo. In gara Villeneuve venne infilato da Jones al ventesimo giro, che prese il comando dopo la clamorosa uscita di pista del leader di Piquet durante un doppiaggio. Negli ultimi giri Jones venne rallentato da problemi di pescaggio del carburante e perse molto tempo prima di fermarsi al 67esimo giro per un rabbocco di benzina. A quattro giri dal termine Villeneuve lo superò proprio sul traguardo e vinse, portando per la prima volta al successo la Ferrari dotata di propulsore sovralimentato.
Dopo il trionfo di Montecarlo, la Ferrari trovò sulla propria strada un'altra pista poco congeniale, ovvero il circuito di Jarama. Villeneuve scattò dalla quarta fila, ma con una partenza fulminea si portò nelle prime posizioni, passando in testa in seguito all'uscita di pista del leader della corsa Alan Jones. In seguito si formò un trenino alle spalle di Gilles, che nei brevi tratti rettilinei riusciva a sfruttare la potenza del turbo, ma era pesantemente penalizzato dalla scarsa maneggevolezza della vettura nel lento misto spagnolo. Per diversi giri Laffite, Watson, Reutemann e De Angelis lo braccarono nel vano tentativo di superarlo, ma il canadese fu in grado di resistere fino al traguardo, dove arrivò stremato da vincitore, ricevendo gli onori da Juan Carlos, Re di Spagna. Per Gilles fu l'ultima vittoria in Formula 1.

De Villota nell’occhio del ciclone
Il Patto della Concordia fissava in 30 il numero di vetture che potevano essere iscritte a un gran premio: 12 su richiesta della FISA e 18 della FOCA, ma a Jarama tentò di iscriversi (con una Williams) la scuderia privata di De Villota che non faceva parte di nessuno dei due schieramenti. Estromessa l’Ats per ritardi di procedura, De Villota partecipò alle libere compiendo un solo giro per la rottura del motore, ma alle 13 la FISA informò  che qualora lo spagnolo avesse partecipato alle qualifiche il gran premio avrebbe violato il Patto della Concordia e non sarebbe stato considerato valido per il campionato mondiale. Gli organizzatori spagnoli decisero così di escludere de Villota e riammettere l’ATS. Grazie ai buoni risultati in F.Aurora ed endurance lo spagnolo ebbe una nuova occasione nel 1982 con la March, vettura modesta con cui non riuscì mai a qualificarsi, poi abbandonò definitivamente la Formula 1.

Toccata e fuga per Giorgio Francia
Nella sua prima stagione l'Osella portò al debuttò la FA1 che nel 1981 scese nuovamente in pista con un evoluzione B affidata a Beppe Gabbiani e Miguel Angel Guerra, il quale si ferì gravemente a Imola e fu sostituito da Piercarlo Ghinzani. Al Gp di Spagna il team italiano iscrisse invece Giorgio Francia, campione Formula 3 e Prototipi, che ottenne la superlicenza e si presentò per le prove: la vettura non era ancora sufficientemente competitiva e nessuno dei due piloti Osella riuscì a qualificarsi. Francia lasciò il posto a Jarier e non ebbe altre occasioni, tornò quindi alle ruote coperte proseguendo il proficuo rapporto con l'Alfa Romeo, che portò tra l'altro in pista nel campionato Dtm.

Prima vittoria per Alain Prost
Dopo un incoraggiante debutto in Mclaren, Prost passò alla Renault e gli bastarono poche prove per dimostrare il proprio valore con una grande progressione nella seconda parte del campionato. Nel gran premio di casa, a Digione, vinse la prima corsa: terzo in prova, tenne un passo regolare e iniziò a duellare con Reutemann poi, dopo l'interruzione per pioggia, prese il comando al secondo via, resistendo agli attacchi di Watson. Fu il primo di ben 51 successi, primato stabilito nel 1993 e battuto solamente nove anni dopo, quando sulla scena iniziò il dominio di Michael Schumacher.

A lezione dal Professor Stohr
La Arrows si vide negare da parte della Michelin l’impegno di fornire  le gomme migliori, per il Gp d’Inghilterra  il team optò allora per gli pneumatici Pirelli, con cui Riccardo Patrese ottenne il record sul giro in un test organizzato a Donington Park pochi giorni prima del Gran Premio. Siegfried Stohr poteva sperare nel primo piazzamento stagionale dopo alcune gare sfortunate, ma la sua gara non durò nemmeno in giro; successivamente venne poi allontanato dal team per far posto a Jacques Villeneuve Sr,  pare che uno dei motivi fosse la partecipazione non gradita al team allo sciopero dei piloti avvenuto prima del Gp del Belgio. Laureato in psicologia, dopo le corse si è distinto per aver scritto libri e collaborato con numerose testate, oltre ad aver avviato una scuola di guida sicura di grande rilevanza internazionale.

Ats a ritmo di musica
Prima di dedicarsi alle auto Slim Borgudd era uno stimato musicista e quando a 35 anni, dopo alcune esperienze nelle formule minori, riuscì a debuttare in Formula 1, sulla sua Ats era ben visibile la scritta ABBA, gruppo musicale svedese con cui Borgudd aveva collaborato. Dopo un tredicesimo posto al debutto mancò per quattro volte la qualificazione, mentre a Silverstone giunse sesto al traguardo e colse l’unico punto in carriera; abbandonata la Formula 1 a metà della stagione successiva, ebbe modo di dedicarsi ad altre competizioni, diventando per tre volte campione europeo Truck Racing.

Rivoluzione Mclaren con la fibra di carbonio
Da alcuni anni la Mclaren era relegata al ruolo da comprimaria e Teddy Mayer, in cerca di soluzioni per rimediare, pensò ad un giovane tecnico che aveva lavorato alla M16 vincente ad Indianapolis, John Barnard; nacque inoltre una collaborazione con l'ex meccanico Ron Dennis, il quale dimostrò si trovarsi a proprio agio nel ruolo manageriale e si accordò con la Marlboro per spingere Barnard a progettare senza ristrettezze economiche. Nacque la Mp4/1, prima Formula 1 in fibra di carbonio: dopo i primi podi, a Silverstone l'inglese John Watson partì quinto, si ritrovò nono dopo il caos iniziale e rimontò infilando Arnoux nel finale cogliendo un insperato successo. Fu la prima vittoria per la F1 in fibra, inizio di un rilancio che portò il team a dominare la scena negli anni a venire, ma anche una svolta per tutto l'ambiente riguardo la progettazione delle vetture.

Senza esclusione di colpi
Il Cile è stato rappresentato in Formula 1 dal solo Eliseo Salazar, pilota che fece il suo debutto nel 1981 e dopo un deludente inizio con la March (in cui riuscì a qualificarsi in un solo Gp), passò alla Ensign, cogliendo a Zandvoort l’ultimo punto nella storia del team, che a fine anno vendette il materiale alla Theodore. Nel 1982 Salazar si trasferì all’Ats e ottenne il suo ultimo piazzamento a punti nel noto Gp di Imola con sole 13 vetture al via, poi divenne celebre per una “scazzottata” con Nelson Piquet ad Hockenheim, mentre l’anno successivo corse alcune gare con la modesta Ram, prima di dedicarsi ad altre categorie, costruendo una lunga carriera giunta fino ai giorni nostri.

Ultimi successi per Laffite e Matra
Nel 1981 la Ligier tornò ai motori Matra e aprì alla sponsorizzazione della Talbot, al volante confermò l'esperto Laffite, affiancato nel corso della stagione da Jarier, Jabouille e Tambay, che però non ottennero punti. Jaquot inizò in sordina con un solo punto in 4 gare, poi arrivarono 5 podi e una vittoria in Austria che lo riportarono ai piani alti. Al termine di un Gp reso difficile dalla pioggia, Laffite vinse anche in Canada per quella che fu la sua sesta e ultima vittoria in carriera, nonchè ultima affermazione di una vettura motorizzata Matra. Ancora in lizza per il titolo, nel successivo appuntamento di Las Vegas il francese dovette accontentarsi di un sesto posto e chiuse per la terza volta consecutiva il campionato al quarto posto, miglior risultato in carriera.

Gilles vola senz'ala
A Montreal il Gp iniziò sotto una forte pioggia ma i piloti non si risparmiarono certo in duelli e sorpassi, motivo per cui si assistesse ad un costante cambio di posizioni. Villeneuve alla partenza toccò Arnoux, poi a metà gara danneggiò ulteriormente l'ala anteriore nel doppiaggio di De Angelis: al giro 54 l'ala anteriore della Ferrari si ribaltò definitivamente all'indietro e dopo tre giri in cui Gilles guidò praticamente senza visuale si staccò completamente; Villeneuve riuscì incredibilmente a chiudere terzo, ennesima impresa di una stagione leggendaria.

Paura e delirio a Las Vegas
Carlos Reutemann prese il largo e dopo il Gp d'Inghilterra, a sei gare dal termine, poteva contare su 43 punti, contro i 26 di Piquet e i 24 di Jones. Nei successivi 5 Gran Premi l'argentino colse soli sei punti senza ottenere l'aiuto del team, situazione che fece emergere la sua fragilità caratteriale, aggravata dall'ostracismo del compagno di squadra a dalla grande rimonta di Piquet, ormai ad un solo punto con una gara da disputare. A Las Vegas Reutemann colse la pole ma fu autore di una partenza disastrosa e in gara subì sorpassi a ripetizione, terminando ottavo ad un giro da Jones, permettendo a Piquet di laurearsi campione grazie ad un modesto quinto posto. Ormai demotivato e messo in difficoltà dalle tensioni tra Inghilterra e Argentina, Reutemann lasciò la F1 dopo due sole gare del 1982, dedicandosi con successo ai suoi poderi e alla politica.