CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1978

Fangio rimandato come sbandieratore
La prova inaugurale del mondiale 1978, disputata a Buenos Aires, si chiuse dopo 52 giri e non secondo i 53 previsti, a causa di un errore dello sbandieratore Juan Manuel Fangio, che abbassò la bandiera a scacchi con un giro d’anticipo. Fu l’unica gara che vide la partecipazione di Lamberto Leoni, il quale si ritirò al 28esimo giro dopo essere partito dalll’11esima fila; nel successivo Gp del Brasile fu tradito dalla sua Ensign nel giro di formazione poi, dopo due mancate qualificazioni, lasciò la F1 e si spostò verso la motonautica, abbandonata in seguito alla morte di Pironi. 

Patrese più forte di tutto
Alla fine del 1977 i soci della Shadow e lo sponsor principale Ambrosio​ fondarono ​la Arrows ​portando con sé Patrese (che rinunciò ad un sedile in Williams) e schierando la contestatissima FA1, ritenuta identica alla Shadow DN9. Il pilota padovano si mise subito in luce a Kyalami dove si portò in testa e conducendo fino al ritiro per noie meccaniche; successivamente sfiorò la vittoria in Svezia, concludendo la gara secondo alle spalle della Brabham Bt46B, poi vietata dalla Fia. Coinvolto suo malgrado nell'incidente a Monza che costò la vita a Peterson, Patrese fu ingiustamente accusato da Hunt e da alcuni colleghi e non ammesso al via a Watkins Glen, ma la giustizia fece il suo corso scagionandolo da ogni responsabilità; a quel punto il padovano iniziò a ricostruire una carriera che si rivelò lunga e ricca di soddisfazioni.

Gas Gas Gas
Soprannominato Danny On The Gas per il coraggio al volante, lo statunitense Ongais, dopo aver iniziato la stagione con la Ensign, si presentò a Long Beach con il team Interscope che gli mise a disposizione una Shadow, costruttore che aveva da poco intrapreso una causa contro la Arrows, nata da parte della dirigenza Shadow e accusata di spionaggio. Il Gp Usa Ovest era previsto per 22 vetture ma si iscrissero ben 30 piloti: Ongais non riuscì a superare lo scoglio delle pre-qualifiche, così come a Zandvoort alcuni mesi dopo; ebbe comunque la possibilità di svolgere un test al Paul Ricard per il team ufficiale Shadow, ma gli fu preferito Elio De Angelis.
Tornato negli Usa, Ongais ha corso fino a 56 anni, costretto al ritiro da un grave incidente. 

Capolinea per la Hesketh
L'aristocratico inglese Lord Alexander Hesketh​, dopo una breve esperienza in F.3,​ fondò dal nulla una scuderia di Formula 1 avvalendosi del genio creativo di​ ​Harvey Postlethwaite ​​e del talento al volante di James Hunt​, con i quali colse nei primi due anni i migliori risultati, tra cui una vittoria nel gran premio d'Olanda nel 1975. Causa la partenza dei due uomini di punta e la mancanza di appoggi, la Hesketh dal 1976​ affrontò un rapido declino: l'ultima stagione fu il 1978, iniziata con una sola vettura, la 308E, datata e già utilizzata l'anno precedente, affidata a Divina Galica, sciatrice olimpica che aveva già tentato senza successo a Brands Hatch due anni prima e mancò la qualificazione in due occasioni prima di essere sostituita da  Cheever, ritiratosi dopo soli 8 giri a Kyalami. Da Long Beach il team schierò Derek Daly, primo irlandese a correre in Formula 1 dopo i tentativi di Joe Kelly nel 1950 e 1951. Daly non riuscì a passare le prequalifiche, così come a Montecarlo, mentre a Zolder venne iscritto alle qualifiche ufficiali, ma anche in quel caso l’ostacolo risultò insormontabile. A quel punto il team chiuse i battenti e l’irlandese si accordò con l’Ensign con cui ottenne un punto nel gran premio del Canada; corse poi fino a tutto il 1982 con Tyrrell, March, Theodore e Williams. 

Un missile per Piedone
Colin Chapman e i tecnici Lotus introdussero idee rivoluzionarie con il modello 78, ma la vettura per tutto il 1977 ebbe problemi di affidabilità e anche all'inizio dell'anno seguente i due piloti si trovarono ad inseguire. A Zolder nel 1978 venne introdotta la Lotus 79, evoluzione della precedente, che sfruttava l'effetto Venturi attraverso un condotto formato con la parte inferiore della vettura (sagomata per ricavare un profilo alare rovesciato), il suolo e le minigonne laterali; l'aria convogliata in questo canale veniva accelerata causando un forte abbassamento della pressione statica rendendo l'auto più veloce. Andretti vinse subito e concesse il bis a Jarama, poi prese il largo conquistando il titolo mondiale, fronteggiato solamente dal compagno di squadra e amico Peterson, che perse la vita a Monza.

Prima vittoria per Depailler
I​n occasione​ ​del Gp di Monaco vennero​ ced​uti​ gratuitamente i diritti televisivi per la diretta a qualunque emittente ne ​fece richiesta​, grazie ​alle elevate entrate monetarie derivate dall'evento, ​infatti i biglietti avevano fruttato un incasso di oltre tre miliardi di lire, a cui andava aggiunto un altro miliardo derivante dalla cartellonistica pubblicitaria​.  ​Patrick Depailler in prova staccò di quasi un secondo il compagno di squadra Pironi posizionandosi in terza fila, poi a metà gara prese il comando e, sfruttando al meglio una foratura di Lauda, vinse con 22 secondi di vantaggio, si trattò della sua prima vittoria in Formula 1, cui seguì un secondo ed ultimo successo l'anno seguente a Jarama. 

Toccata e fuga per la Brabham "Ventilatore"
Visto il dominio della Lotus 79, Ecclestone spinse il progettista Gordon Murray a trovare una soluzione innovativa per rendere più competitiva la Brabham. Non potendo costruire una wing car causa l'ingombro del V12 Alfa Romeo, i due assistenti Anderson e Cox suggerirono per il posteriore una ventola che creava artificialmente una depressione per incollare la vettura a terra, soluzione già vista nella Can-Am e illegale in F1, motivo per cui Murray cercò una scappatoia regolamentare. In qualifica la Brabham si nascose girando con il pieno, ma in gara il dominio di Lauda fu netto, scatenando le proteste dei rivali, che scaturirono nella messa al bando della vettura, principalmente a causa di ghiaia e sabbia che la BT46B lanciava sulle vetture in scia con evidente rischio per i piloti. 

Keke porta al successo la Theodore 
Teddy Yip entrò nel motorsport con diversi successi nel GP di Macao sostenendo Vern Schuppan, appoggiando successivamente in F1 Peterson e Stuck, entrambi su March. L'esordio nel mondiale della scuderia Theodore avvenne nel 1977, con una Ensign iscritta per Patrick Tambay, che colse ben tre piazzamenti a punti. L'anno seguente Yip divenne costruttore commissionando a Tauranac la TR1, destinata prima a Cheever e poi a Rosberg; quest'ultimo riuscì a qualificare la vettura una sola volta, togliendosi però la soddisfazione di vincere il Brdc Trophy di Silverstone, gara non valida per il mondiale, prima vittoria di un finlandese in F1 e unica per la Theodore.

L’importante è partecipare
Nella storia della Formula 1 tanti piloti hanno tentato la gloria senza mai riuscire a qualificarsi, tra questi Tony Trimmer, che dopo alcune prove con la Maki, venne iscritto in due occasioni al Gp d’Inghiterra dal team privato Melchester, che gli mise a disposizione prima una Surtees e poi una Mclaren, quest’ultima nella sua ultima apparizione iridata, a Brands Hatch nel 1978. A onor di cronaca l’inglese portò a termine nel 1975 il Gp di Svizzera disputato a Digione e non valido per il mondiale: alla guida della Maki chiuse tredicesimo a sei giri dal vincitore Regazzoni. 

Due poltrone per uno
​Già attivo in F1 negli anni precedenti, nel 1978 Ertl disputò e vinse il Drm, richiamato contemporaneamente nella massima categoria dalla Ensign, con cui gravitò in zona punti ad Hockenheim prima di essere tradito dal motore. Caso unico, a Monza fu iscritto due volte: nelle prequalifiche con la Ensign non superò il turno per soli tre centesimi, mentre nelle qualifiche sostituì l'infortunato Mass, marcando un tempo migliore rispetto al compagno di squadra Bleekemolen, ma non sufficiente per entrare in griglia di partenza.

Niente da fare per la seconda Merzario
Alla fine degli anni settanta, dopo una lunga carriera in Formula 1 con team anche prestigiosi, Arturo Merzario decise di creare una propria scuderia, con cui disputò il mondiale 1977 schierando una March 761, mentre l'anno seguente debuttò la Merzario A1, frutto della collaborazione con il costruttore svizzero Bellasi. A Monza, grazie all'appoggio della rivista Autosprint, il pilota-costruttore italiano poté mettere in pista due vetture, ma Alberto Colombo non riuscì a superare le prequalifiche, come successe a Brancatelli l'anno successivo nella seconda e ultima gara con due Merzario iscritte. 

Addio Ronnie 
Tanto veloce quanto poco fortunato nella scelta dei team, Peterson mostrò la propria classe girovagando tra diversi team, prima di ritrovare un accordo con la Lotus, frutto di un contratto capestro che lo relegò al ruolo di dichiarata seconda guida di Andretti. Nonostante ciò lo svedese restò in corsa per il titolo e a Zeltweg trovò la gioia della prima vittoria con la Lotus 79, nonchè ultima in carriera, dominando una corsa resa difficilissima dalle ostiche condizioni meteo. Dopo un secondo posto a Zandvoort, Peterson perse la vita a causa di un terribile incidente a Monza, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della F1; Andretti, che con Peterson ebbe un rapporto splendido, lo ha ricordato così: “Ronnie era un compagno fortissimo, era difficile stargli davanti e avevamo un’amicizia davvero preziosa”. 

Avanti, in casa Ats c’è posto
La Ats era entrata in Formula 1 nel 1977 utilizzando delle Penske, mentre dall’anno seguente schierò le proprie vetture, su cui si alternarono ben 7 piloti: la stagione iniziò con Mass (poi infortunato) e Jarier (licenziato per un litigio con il patron Schmidt), poi scesero in pista anche Colombo, Binder, Rosberg, Ertl e Bleekemolen; quest’ultimo a Watkins Glen riuscí a qualificarsi per l’unica volta in carriera, ma fu costretto al ritiro per una perdita d’olio.

Le avventure di Cavallo pazzo
A soli 21 anni Beppe Gabbiani “Cavallo pazzo” (soprannome coniato da Enzo Ferrari) venne chiamato dalla Surtees per sostituire l’infortunato Brambilla e a Watkins Glen su pista bagnata fece incredibilmente segnare il miglior tempo nelle libere, mentre in qualifica commise un errore mentre stava per staccare un sorprendente sesto tempo e vide sfumare la possibilità di qualificarsi (a onor del vero all’epoca non si calcolavano gli intermedi ma la versione dell’epoca è rimasta tale). Le grandi doti dimostrate valsero in ogni caso i complimenti di Hunt e Depailler, mentre Alan Jones gli offrì addirittura un brindisi dopo che Gabbiani, con la consueta esuberanza, gli disse che con gomme migliori sarebbe andato più forte. 

Wolf raddoppia e lascia
Dopo l'incoraggiante campionato del debutto in cui Scheckter lottò addirittura per il titolo, la Wolf nel 1978 visse una stagione tra alti e bassi con nessuna vittoria e alcuni podi alternati a guai dovuti principalmente all'affidabilità, con ben cinque modelli diversi scesi in pista, in alcuni casi utilizzati anche dalla Theodore. Per le ultime due gare stagionali il team schierò per la prima volta due piloti, con l'ingaggio di Bobby Rahal, che colse un 12esimo posto a Watkins Glen come migliore risultato. Lo statunitense ha poi ottenuto grandi successi in patria, con la vittoria di tre campionati CART (1986, 1987, 1992) e della 500 Miglia di Indianapolis nel 1986.

Gilles a tutta birra
In Formula 1 il vincitore ha sempre stappato lo champagne, solo Gilles Villeneuve, unico anche in questo, per celebrare la propria prima vittoria, ottenuta nel gran premio di casa, decise di optare per la birra Labatt, tra i suoi sponsor principali.
Dopo un anno sofferto, superate le critiche per qualche incidente di troppo, Gilles sfruttò il ritiro di Jarier per vincere il gran premio, disputato per la prima volta a Montreal al posto del classico ma più pericoloso Mosport. Il nuovo tracciato subì diverse critiche, tra gli altri Regazzoni lo definì un kartodromo, Gilles invece ne lodò le caratteristiche, tanto che gli organizzatori vollero intestare a lui la pista; il canadese rifiutò, l'omaggio gli arrivò quindi dopo la sua morte nel 1982.