HOME PAGE‎ > ‎Storie di Gran Premi‎ > ‎

Campionato del mondo di Formula 1 - 1976

<1975 - 1977>


La stagione 1976 è ­­ricordata spesso come una delle più entusiasmanti e drammatiche della storia, tanto da essere stata raccontata in diverse occasioni fino ad ispirare il regista Ron Howard, che nel 2013 ne ha tratto spunto per la realizzazione di un film.
La Ferrari si ripresentò come favorita dopo aver dominato l’annata precedente, mentre la rivale Mclaren rimpiazzò Fittipaldi con James Hunt, che si era fatto notare alla guida della Hesketh, con cui aveva vinto il primo gran premio. L’Alfa Romeo tornò nel circus fornendo motori alla Brabham, aggiungendosi al sempre popolarissimo Cosworth, a Ferrari, Brm e Matra, quest’ultima partner della debuttante Ligier.

La Ferrari non si smentì e dominò la prima parte della stagione: in Brasile Regazzoni e Lauda scattarono in testa e al nono girò l’austriaco prese il comando sfruttando problemi tecnici sulla vettura del compagno di team, vincendo agevolmente davanti a Depailler e Pryce, ripetendosi poi in Sudafrica, mentre a Long Beach fu Regazzoni a conquistare pole, vittoria e giro più veloce, staccando il compagno di squadra di oltre quaranta secondi.
In Spagna prima della partenza le McLaren vennero dichiarate illegali per dei tubi dell'olio che sporgevano oltre il consentito e per la posizione dei radiatori. Sul primo punto i commissari deciso di ammettere al via le vetture in quanto tale violazione non incideva sulla prestazione delle stesse, Daniele Audetto, ds della Ferrari minacciò di non far partire le sue vetture qualora fossero state ammesse al via le McLaren. James Hunt vinse e venne inizialmente squalificato, ma Il 5 luglio il Tribunale dell'appello della FIA decise di riammetterlo in classifica, convertendo la squalifica in una multa in quanto le violazioni erano considerate minime rispetto al regolamento, la stessa decisione venne presa anche per Jacques Laffite.

Messe da parte le polemiche spagnole, Lauda vinse a Zolder e Montecarlo, ponendo le basi per il secondo titolo consecutivo, potendo contare dopo sei gare su un margine di 33 punti sul diretto inseguitore, il compagno Clay Regazzoni. Dopo due ritiri consecutivi e una gara incolore ad Anderstorp, Hunt cercò il riscatto vincendo al Paul Ricard, mentre in Inghilterra scoppiò una nuova polemica: Regazzoni al via passò Hunt e colpì Lauda causando il caos, Il regolamento prevedeva che solo i piloti che avessero terminato il giro ove fosse stata esposta la bandiera rossa potessero riprendere la gara ma sia Hunt che Laffite erano stati costretti al ritiro per l'incidente della partenza; l'inglese era riuscito a riportarsi sulla griglia, per la seconda partenza, utilizzando non la vettura titolare, ma il muletto, motivo per cui, dopo aver vinto la corsa, successivamente venne squalificato. A quel punto Lauda poteva contare su 61 punti contro i 30 di Scheckter e i 26 della coppia Hunt - Depailler, ma si arrivò in Germania, dove la storia cambiò drammaticamente.

Al Nurburgring Hunt conquistò la pole, ma la pioggia al via provocò mutamenti di posizioni dovuti alle scelte differenti degli pneumatici, nel corso del secondo giro Niki Lauda sbandò in una curva al Bergwerk, il punto più lontano del circuito dai box, perdendo il controllo della sua Ferrari, che scartò verso destra, colpì il guard-rail esterno e rimbalzò in mezzo alla pista, prendendo immediatamente fuoco; il sopraggiungente Guy Edwards riuscì ad evitarla, mentre Harald Ertl e Brett Lunger la colpirono in pieno.  
I tre piloti riuscirono a estrarre l'austriaco della vettura, aiutati anche dal sopraggiunto Arturo Merzario, che si buttò eroicamente tra le fiamme, quindi lo deposero sull'erba della via di fuga, ove gli furono prestati i primi soccorsi. Lauda era gravemente ferito e ustionato, sicché venne trasferito in elicottero all'ospedale iniziando una lotta tra la vita e la morte che riuscì a vincere, risvegliandosi e iniziando rapidamente la riabilitazione.

Dopo aver vinto al Nurburgring, James Hunt fu quarto in Austria e ancora primo in Olanda, poi a Monza accadde l'incredibile: Niki Lauda si presentò al via a soli 42 giorni di distanza dal terribile rogo del Ring, contrariamente ad ogni pronostico nell'evento riuscì anche a guadagnare punti, terminando eroicamente quarto mentre l'inglese della Mclaren fu costretto al ritiro.
I postumi dell'incidente non tardarono comunque a farsi sentire: a Mosport e Watkins Glen vinse Hunt, mentre il pilota della rossa fu solamente ottavo in Canada e terzo negli Usa, arrivando al Fuji, ultimo appuntamento stagionale, con soli tre punti di vantaggio e la consapevolezza di non essere ancora al 100% della forma, a differenza del rivale che nella seconda parte della stagione aveva dato il meglio recuperando terreno.

La domenica una forte pioggia colpì il circuito; le nuvole basse provocavano diversi problemi anche con la visibilità, vennero effettuati inoltre dei lavori sulla pista per migliorare il drenaggio. Si prospettò l'ipotesi di non considerare la gara valida per il mondiale, oppure di posticiparla al giorno seguente o di annullarla e chiudere il campionato mondiale con una gara del 1977, ma alla fine si decise di correre, con partenza  un'ora e mezza dopo quanto prefissato, sulla metà dei giri inizialmente previsti, a meno che le condizioni del tempo non fossero migliorate durante la gara. Hunt al via scattò in testa mentre Lauda era solamente decimo e al secondo giro  rientrò ai box per ritirarsi ritenendo le condizioni troppo pericolose. Mauro Forghieri gli propose di dare la colpa ad un problema elettrico, ma Lauda preferì prendersi la responsabilità del ritiro.
A James Hunt bastava ora il terzo posto, ma un problema agli pneumatici nel lo costrinse a rallentare, rientrò in pista dopo la sosta ai box in quinta posizione e come una furia in soli quattro giri recuperò superando Jones e Regazzoni, conquistando i quattro punti decisivi per la vittoria del titolo di campione del mondo di Formula 1.
Il comportamento di Lauda attirò diverse critiche da parte della stampa italiana e da parte della Ferrari che non compresero forse fino in fondo la delicatezza della sua situazione, cosa che compromise il rapporto fino a quel momento ottimale: Lauda vinse poi il titolo l'anno successivo e abbandonò repentinamente Maranello prima della fine del campionato.


I VIDEO DELLA STAGIONE

Parte 1


Parte 2


Parte 3


Parte 4



IL RITORNO DI LAUDA


Partenza a Monza, il ritorno di Lauda






SPECIALE SFIDE: IL DUELLO LAUDA/HUNT



Sfide . Parte 1





Sfide . Parte 2