CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1970

L'ultimo eroe di Kyalami
Il campionato sudafricano di Formula 1 si disputò tra il 1960 e il 1974: dopo i successi di Van der Vyver, Pieterse e Lederle, il titolo è stato assegnato per sei volte consecutive a John Love, mentre le ultime cinque edizioni sono state conquistate da Dave Charlton. Quest'ultimo si è iscritto anche a 13 Gp del mondiale di Formula 1, principalmente in quello di casa, qualificandosi in 11 occasioni e cogliendo un 12esimo posto come miglior risultato.

Dramma sfiorato in Spagna
Il Gp di Spagna '70 ebbe un avvio travagliato in quanto prima della gara gli organizzatori decisero di limitare i partenti a sedici, scatenando le ire della Foca. La gara fu poi sconvolta da un grave incidente tra Jackie Oliver e Jacky Ickx alla Eses de Bugatti, con scoppio di uno spaventoso incendio che causò delle ustioni a Ickx. Con soli cinque piloti al traguardo vinse Stewart sulla March schierata da Ken Tyrrell, unico successo stagionale del campione del mondo in carica.

Il coraggio di avere paura
Già pilota Matra, nel 1970 Servoz-Gavin passò alla Tyrrell per affiancare Stewart, ma nel travagliato inizio di stagione si ferì ad un occhio durante un rally con conseguenti problemi di vista, inoltre a Jarama (dove arrivò quinto) la sua vettura venne lambita dal fuoco sprigionatosi dallo scontro tra Ickx ed Oliver, situazione che lo scosse particolarmente. Nel successivo Gp a Montecarlo non si qualificò e a sorpresa, durante un party sul suo yacht, annunciò il ritiro dalle corse, ammettendo: “Quando non ci si sente è meglio ritirarsi in buon ordine e non continuare inutilmente, non ho più la fede indispensabile per riuscire in questo mestiere, la paura ha finito per vincermi.”

La prima tappa di un’era leggendaria
Figlio di una famiglia nobile, Giunti iniziò a correre di nascosto arrivando già nel 1970 a risultati di rilievo che gli aprirono le porte della F1, quali la vittoria alla 12 ore di Sebring, il secondo posto alla 1000 km di Monza, oltre ai terzi posti alla Targa Florio e alla 6 Ore di Watkins Glen. Il debutto nel circus avvenne a Spa, dove Giunti ottenne un ottimo quarto posto, cogliendo i primi punti per il motore Ferrari tipo 001, conosciuto come 12 cilindri boxer o, come giustamente e tecnicamente lo definì l’Ing. Forghieri, 12 cilindri “piatto”. Quel particolare motore portò alla Ferrari, con tutte le sue evoluzioni, 37 vittorie, 4 mondiali costruttori e tre titoli piloti; purtroppo lo sfortunato Giunti non ebbe modo di essere protagonista di quell’era di successi, morì infatti nel 1971 nel corso della 1000 Km di Buenos Aires, colpendo la Matra che Beltoise stava spingendo a piedi fino ai box: la violenza dell’impatto e il conseguente incendio non lasciarono scampo al pilota.

La triste storia dei fratelli Rodriguez
Per il Gp del Belgio del 1970 la Brm non sembrava favorita in quanto il telaio non si stava dimostrando efficace nella gestione del potentissimo V12, ma Rodriguez stupì tutti conquistando il sesto tempo in prova e poi la vittoria, seconda ed ultima in carriera, alla velocità media record di 241 km/h. Rodriguez portava sempre un anello in ricordo del fratello Ricardo (deceduto in F1) ma nel 1971 lo smarrì e confidò di non sentirsi più sicuro. Fece fare una copia esatta dell’anello ma ribadì che non era la stessa cosa: pochi mesi dopo perse la vita al Norisring durante una gara Interserie. Ai fratelli Rodriguez è intitolato il circuito di Città del Messico, tempio della velocità recentemente deturpato da Tilke.

800Km in testa e zero vittorie, vero o falso?
Oltre alle indubbie doti di velocità e sensibilità tecnica, Chris Amon è noto anche per la proverbiale sfortuna, che lo portò a percorrere oltre 800 Km in testa nel mondiale di F1 senza mai vincere un Gran Premio. In realtà il neozelandese di corse ne vinse due, ma non erano valide per il titolo (all’epoca capitava non di rado che venissero organizzati eventi “fuori classifica”), ovvero il Gp d’Argentina del 1971 e il BRDC International Trophy di Silverstone l’anno precedente, quest’ultimo vinto davanti a Stewart, che a proposito ebbe modo di dire: “se c’è un pilota in grado di battermi, quello è sicuramente Chris Amon”

Rivoluzione in casa Brm
Il Patron della BRM, Sir Alfred Owen, assunse il progettista Tony Southgate, per tentare di colmare il gap con le altre squadre in seguito ad alcune stagioni deludenti. Nacque di conseguenza una nuova vettura, denominata P153, con telaio monoscocca di nuova concezione, spinta da motore Brm dalla potenza di 440 cv gestito da un cambio a cinque velocità manuale. Oltre ai due piloti Oliver e Rodriguez venne confermato George Eaton, già attivo con successo in Can-Am e Formula A, ma poco fortunato in F1, dove non raccolse punti, con un decimo posto nel Gp di casa come migliore risultato.

Jochen Rindt, campione alla memoria
A seguito dell'incidente mortale di Jim Clark in una gara di Formula 2 nel 1968, ad Hockenheim vennero inserite due chicane che interrompevano i lunghi tratti rettilinei, la prima delle quali fu dedicata al campione scozzese e costruita nel punto dove perse la vita, nel tratto che portava alla Ostkurve. In prova Ickx conquistò la pole position, poi in gara fu dura lotta con Jochen Rindt, che alla fine riuscì a spuntarla in volata, con meno di un secondo di vantaggio; per l'austriaco fu la quarta vittoria consecutiva, nonchè ultima in carriera. La tappa successiva si disputò in Austria, dove a distanza di sei anni dalla prima edizione, corsa sulla pista dell'aeroporto di Zeltweg, la Formula 1 tornò per correre sul bellissimo Osterreichring. Rindt, tedesco di nascita ma con licenza austriaca, conquistò la pole (ultima in carriera) rifilando oltre mezzo secondo alle due Ferrari, poi in gara si trovò attardato causa una sbandata e infine la sua rimonta venne fermata sul più bello da un guasto sulla sua Lotus; le vetture del cavallino vinsero la gara con Ickx davanti a Regazzoni, una doppietta che mancava da quattro anni (Gran Premio d'Italia 1966 ad opera di Ludovico Scarfiotti e Mike Parkes), inoltre, la "Rossa" tornò a vincere per la prima volta dopo il Gran Premio di Francia 1968. Lo sfortunato Rindt perse la vita in un incidente avvenuto durante le prove del successivo gran premio d'Italia, ma vinse comunque il titolo in quanto nessuno riuscì a raggiungerlo in classifica, diventando l'unico campione "postumo" nel mondiale di Formula 1

Brilla la stella di Regazzoni
Correva l'anno 1970 quando a 31 anni Clay Regazzoni dominò l'europeo di Formula 2 e arrivò alla massima categoria dell'automobilismo alla guida della Ferrari: dopo una manciata di gare, a Monza lo svizzero partì terzo e vinse un Gp dai ritmi tiratissimi mettendo in riga Stewart, Beltoise, Hulme e Stommelen, poi grazie ad altri piazzamenti di rilievo arrivò fino al terzo posto in classifica generale nonostante avesse saltato cinque gare, alle spalle di Rindt e a un passo dal compagno di squadra Ickx.

Il ritorno del biscione
Dopo aver dominato le prime due edizioni del mondiale di F1 l’Alfa Romeo si ritirò, limitandosi alla fornitura per alcuni team minori (Lds, Cooper e De Tomaso) di un propulsore a quattro cilindri in linea. Un primo tentativo di rientro avvenne quando l’Alfa portò in pista un V8 derivato da quello installato sulla Tipo 33, montato nel 1970 su una McLaren e nella stagione successiva su una March, in entrambi i casi con Andrea De Adamich alla guida. I risultati non furono all’altezza delle aspettative: il pilota italiano mancò la qualificazione nei primi tre tentativi, in Francia non venne classificato e in Inghilterra non riuscì a partire; il miglior risultato rimane quello di Monza nel 1970, con De Adamich ottavo a sette giri dal vincitore Regazzoni. La casa del Biscione stabilì successivamente un accordo con la Brabham, poi iscrisse per alcuni anni una propria scuderia, mentre il promettente De Adamich fu invece costretto a ritirarsi a causa delle ferite riportate in un terribile incidente avvenuto a Silverstone nel 1973.

C’è posto per tutti
Nel corso degli anni la Formula 1 ha visto la presenza dei piloti limitarsi ad un massimo di due per team, ma un tempo non era così, e oltre alla cessione di vetture ad altri team o a privati, le varie scuderie erano solite utilizzare diversi piloti per tutta o parte della stagione. Oltre a Jochen Rindt, nel 1970 la Lotus impiegò Soler-Roig (poi sostituito da Fittipaldi) e John Miles, poi rimpiazzato dallo svedese Reine Wisell, che debuttò a Watkins Glen salendo sul podio per l’unica volta in carriera.

Fittipaldi raccoglie l'eredità di Rindt
La Lotus si apprestava ad un trionfale finale di stagione, ma a Monza Jochen Rindt perse la vita in un terribile incidente e il suo compagno di squadra John Miles si ritirò, troppo scosso dal tragico evento occorso all'asso austriaco. Emerson Fittipaldi, che fino a quel momento aveva disputato alcune gare da terza guida con il modello 49C, divenne improvvisamente prima guida e poté disporre della Lotus 72C, vettura di grande successo, dalla particolare forma "a freccia" e utilizzata fino al 1976. Il brasiliano rispose alla chiamata nel migliore dei modi e a Watkins Glen vinse subito il Gran Premio, mentre due anni più tardi con l'evoluzione D divenne campione del mondo.

l'ultima di Black Jack
Una volta conquistato il titolo nel '66 e perso per un soffio quello del '67 per mano dello "scudiero" Hulme, Jack Brabham affrontò una stagione di crisi salvo poi ripartire verso una nuova "rinascita", tornando al successo a Kyalami nella prova inaugurale del 1970, anno dell'addio. A Città del Messico Black Jack scese in pista per l'ultima volta (ritiro per la rottura del motore) chiudendo una carriera straordinaria, fatta di 127 gran premi, tre titoli iridati di cui uno con la propria vettura, 14 vittorie, 31 podi, 13 pole position e 12 giri più veloci.

Surtees, da pilota a costruttore
Avvenuto il divorzio dalla Ferrari, con cui aveva conquistato il titolo nel 1964, John Surtees corse due stagioni con la Honda e una con la Brm, senza raggiungere i risultati sperati. L'inglese fondò contemporaneamente una propria scuderia, che mosse i primi passi nel 1966 e debuttò in Formula 1 nel 1970: causa il ritardo di produzione della vettura il team schierò inizialmente una Mclaren M7C (primo punto a Zandvoort, in una gara tristemente nota per la scomparsa di Courage), poi arrivò finalmente il modello TS7 con cui lo stesso Surtees in Canada colse un quinto posto. Nel Gp degli Usa, disputato a Watkins Glen, il patron venne affiancato per la prima volta da un altro pilota, ovvero Derek Bell, che riuscì a terminare a punti, classificandosi sesto ad un giro dal vincitore Fittipaldi. Fu l'unico punto per Bell, che in F1 disputò 16 gran premi (qualificandosi in 9 occasioni), mentre "a ruote coperte" vinse 2 mondiali sport prototipi e cinque edizioni della 24 ore di Le Mans, portando tra l'altro la prima vittoria nella competizione al motore Ford Cosworth. La Surtees ha corso fino alla fine del 1978 collezionando 119 presenze e 4 giri più veloci in gara, il fondatore John, ritiratosi dalle competizioni nel 1972, si è spento il 10 marzo 2017 all'età di 83 anni.

Cenni storici sulle serie SCCA
Alla fine degli anni '60 la SCCA decise di creare una categoria dove monoposto di diversa origine potessero gareggiare insieme, concetto già applicato con successo alle vetture sport della Can-Am, per questo venne sviluppata la Formula A, poi divenuta Formula 5000. Uno dei protagonisti delle serie SCCA fu fu indubbiamente Gus Hutchinson, campione nel 1967, il quale tre anni più tardi registrò una presenza nel mondiale di F1 acquistando una Brabham Bt26 che schierò a Watkins Glen, ritirandosi per una perdita al serbatoio. 

Ickx sconfitto con onore
Con il ritorno alla Ferrari Ickx riponeva grandi aspettative nella nuova 312B progettata da Mauro Forghieri e dotata dell'inedito motore boxer denominato 001, vettura che si dimostrò molto veloce, ma inizialmente poco affidabile, tanto che nelle prime 7 gare il belga ottenne un solo piazzamento a punti. Nella seconda parte di campionato Ickx vinse a Zeltweg, Mont Tremblant e Città del Messico, ma non riuscì a raggiungere Rindt, deceduto a Monza, per questo ebbe modo di dire: «Meglio così, non mi sarebbe piaciuto strappare il titolo a Jochen, che lo meritava pienamente».