CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1968

Capodanno in F1
I campionati del mondo di F1 nel 1965 e nel 1968 iniziarono a cavallo tra due anni, in quanto la gara inaugurale di Kyalami si tenne il primo gennaio, con prove disputate negli ultimi giorni di dicembre, mentre il secondo Gp stagionale era previsto addirittura a maggio. In entrambi i casi Jim Clark su Lotus ottenne pole, vittoria e giro più veloce, ottenendo nell'edizione del 1968 la sua ultima vittoria, la numero 25, nuovo record per la categoria. Il 7 aprile lo scozzese perse la vita durante lo svolgimento di una gara di Formula 2; in F1 ha corso 72 Gran Premi vincendone 25, con 33 pole position e 8 grand chelem (record assoluto), ma ha gareggiato e vinto con molti altri tipi di auto e in differenti serie automobilistiche. 

Quando la F1 iniziò a fumare
Nativo dello Zimbabwe e sei volte vincitore del campionato sudafricano di Formula 1, John Love corse nel mondiale quasi esclusivamente il Gran Premio di casa, riuscendo incredibilmente a sfiorare il successo nel 1967 (terminò secondo) nonostante fosse al volante di una vecchia Cooper con motore della Tasman series modificato. L’anno seguente si presentò al via con una Brabham con il marchio delle sigarette Gunston, primo caso di sponsorizzazione professionale su una vettura di Formula 1.

Motore a 16 cilindri
Nel 1966 cambiò il regolamento e la cilindrata dei motori passò da 1500 a 3000 cm³: la BRM tentò la carta di un particolare motore ad H di 16 cilindri  dotato di grande potenza ma anche di un peso decisamente superiore alla media. Il primo a segnalarlo fu Chapman, che strinse un accordo di fornitura e all’arrivo del materiale lamentò di aver utilizzato quattro meccanici per scaricarlo dal camion. L’unico successo del BRM H16 arrivò proprio con la Lotus (Jim Clark al volante), mentre sulle vetture Brm non riuscì mai a decollare e venne presto accantonato; visti i risultati deludenti la direzione tecnica della casa britannica decise di optare per la progettazione di un nuovo motore V12, più semplice da gestire e realizzare, dalla potenza di 370 cv gestito da un cambio Hewland manuale a cinque rapporti. L’ottima P126 progettata da Len Terry era dotata di telaio monoscocca realizzato in alluminio e consentì al team di cogliere il quinto posto tra i costruttori grazie ad alcuni podi, tra cui il secondo posto di Attwood a Monaco, miglior risultato in carriera per il britannico.

Una corsa per pochi intimi
Sul finire degli anni '60, in alcuni eventi la Formula 1 vide una progressiva riduzione degli iscritti, in una fase antecedente all'ingresso di nuove sponsorizzazioni e team, oltre ad una maggiore concentrazione dei piloti sulla sola F1. A Jarama nel 1968 parteciparono 13 vetture e solo cinque arrivarono al traguardo (tra cui Beltoise, attardato di nove giri per noie meccaniche), situazione che favorì Brian Redman, ultimo al via e terzo al traguardo per il suo unico podio in carriera. Specialista nelle gare di durata, Redman in carriera ha ottenuto prestigiosi successi quali Targa Florio, 24 di Le Mans, 12 ore di Sebring e 1000 Km di Spa.

Triste addio a Schlesser
La Honda era attiva in F1 dal 1964 ma, nonostante alcuni piazzamenti e due vittorie, non era riuscita ad arrivare ai vertici. Nel 1968 venne venne sviluppat​o il modello RA302​ per volontà di Soichiro Honda che intendeva sviluppare un motore da Formula 1 raffreddato ad aria​. Il pilota titolare John Surtees ritenne la vettura poco sicura, pertanto a Rouen venne affidata a Schlesser, pilota attivo in diverse categorie e presente in F1 in due edizioni del Gp di Germania con una Matra di F2. Il francese finì contro le protezioni nel corso del secondo giro, l'auto prese fuoco e per lui purtroppo non vi fu nulla da fare; in futuro il suo amico Guy Ligier denominò le sue auto con le iniziali JS, mentre la Honda si ritirò a fine stagione, tornando negli anni ottanta come motorista e poi dal 2006 al 2009 come costruttore.

L'ultimo successo per un team privato
Rob Walker, discendente della celeberrima famiglia del whisky, corse a cavallo tra le due guerre, poi decise di impegnarsi per far correre gli altri, schierando le proprie vetture per piloti del calibro di Stirling Moss (che ottenne la prima vittoria del team), Bonnier, Rindt e Trintignant, prima di ingaggiare in pianta stabile il talentuoso Jo Siffert. Lo svizzero, ingaggiato alla fine del 1964, corse poi altre cinque stagioni per Walker e nel 1968 a Brands Hatch con la Lotus49b vinse la sua prima corsa, celebrando quello che fu l'ultimo successo per un team privato. Lo sfortunato Siffert cambiò scuderia e fu poi atteso da un tragico destino, mentre il team di Walker continuò fino al 1970 prendendosi il lusso di schierare Graham Hill prima i chiudere i battenti, a causa di una Formula 1 con crescenti costi di gestione e sempre più inaccessibile per i privati. 

Dalle Olimpiadi alla F1
Nei primi decenni di storia della F1 non era insolito trovare tra i partenti piloti provenienti dal mondo delle due ruote, decisamente meno convenzionale era invece il passaggio dai motori a categorie olimpiche. Fu il caso ad esempio di Robin Widdows, presente a Brands Hatch nel 1968 per un'unica presenza in F1 e già attivo in F2 e F3, ma anche iscritto ai giochi olimpici 1964 e 1968 nella categoria dedicata ai bob. 

Cenni storici sul BRDC Trophy
Il BRDC International Trophy è un premio riservato al vincitore di una gara automobilistica organizzata annualmente a Silverstone dal 1949, in seguito ad alcune edizioni disputate a Brookslands. Anche se non inserito nel calendario iridato, il BRDC divenne un "classico" per la Formula 1, che vi hanno corso regolarmente fino alla fine degli anni '70. Nell'edizione del 1968 si registrò l'ultima presenza in F1 del britannico Mike Spence, deceduto due settimane dopo durante lo svolgimento delle prove della 500 miglia di Indianapolis.

La Formula 1 mette le ali
Pur partendo spesso tra le prime posizioni, la Ferrari 312 F1 schierata dal Cavallino Rampante tra il 1966 e il 1969 fu spesso vittima di inconvenienti tecnici che portarono a poche soddisfazioni e tre sole vittorie; viene in ogni caso ricordata per l'introduzione dell'alettone posteriore, installato sulla vettura di Amon a Spa nel 1968: colta la pole con 3,7 secondi di vantaggio Stewart, lo sfortunato pilota neozelandese fu costretto al ritiro per problemi al radiatore. 
La Lotus, che nel corso della propria storia ha sempre saputo distinguersi per la grande capacità innovativa, merito del genio di Colin Chapman e della grande versatilità di piloti come Clark, Hill o Andretti che hanno saputo domare al meglio le vetture messe a loro disposizione, seguì subito questa nuova strada. Nel 1968, anno in cui Graham Hill prese le redini del team dopo la scomparsa di Jim Clark, vincendo il suo secondo titolo, il team inglese tentò un particolare esperimento con alettoni fissati direttamente alle sospensioni e che da lì si estendevano in larghezza e altezza; a causa di alcune rotture che rischiarono di portare a conseguenze tragiche, le grandi ali furono vietate e il Team Lotus fu costretto ad ancorare gli alettoni direttamente al telaio delle auto, seguito a ruota dalle altre scuderie. 


Rodriguez, talento versatile
Archiviato il tentativo di motore 16 cilindri, la Brm portò in pista un convenzionale V12 derivato dalle vetture sport, con cui il team raccolse discreti risultati. Il pilota più efficace fu Rodriguez, che colse tre podi e altri piazzamenti utilizzando tre diverse vetture, ovvero la P126, la P133 e la P138. Sempre più versatile, Rodriguez nello stesso anno vinse la 24 ore di Le Mans e contribuì alla vittoria della Ford nel mondiale marche, correndo successivamente anche in Can-Am, NASCAR, Rally ed infine diventando Campione nordamericano di corse su ghiaccio nel 1970. Perse la vita nel 1971 durante lo svolgimento di una gara interserie. 


Primi punti svizzeri in F1
Originario di Zurigo, Silvio Moser si mise in luce nel 1964 nell'europeo di Formula 3, che concluse a pari merito con Stewart, mentre tre anni più tardi debuttò in Formula 1 con una vettura privata, cogliendo nel 1968 il miglior risultato in carriera (quinto  a Zandvoort) e diventando il primo svizzero ad ottenere punti nel mondiale. Successivamente Moser favorì l'ingresso nella categoria dell'amico e connazionale Regazzoni, che nel 1974 sfiorò la conquista del titolo, anno in cui lo stesso Moser perse la vita durante la 1000 Km di Monza: uscito di strada causa la rottura di una sospensione, colpì una vettura ferma da alcuni giri e le ferite riportate risultarono fatali. 


Grandi innovazioni firmate Dan Gurney
Agli albori delle corse il casco aveva incredibilmente un ruolo marginale: inizialmente venivano utilizzati copricapo in pelle, mentre dalla metà degli anni cinquanta divenne di uso comune la "scodella" con gli immancabili occhialoni, fino ai più protettivi modelli "Jet". La prima apparizione del casco integrale si registrò a Monza nel 1968, quando il pilota e costruttore Dan Gurney, alla guida della sua Eagle, indossò un prototipo realizzato dalla Bell, completato da una visiera fissa, fermata da clip a pressione. Il veloce e coraggioso pilota americano fu anche il primo ad introdurre il "Flap", appendice applicata agli alettoni, nonchè il primo a festeggiare spruzzando lo champagne; oltre alla F1 ha corso in CanAm, Champ Car e NASCAR, oltre alla 500 miglia di Indianapolis e alla 24 Ore di Le Mans. 


La F1 sbarca a Mont Tremblant
La stagione 1968 si chiuse con la trasferta per le tre gare americane, la prima di queste disputata a Mont Tremblant, che ospitò per la prima volta la F1 in previsione di un'alternanza con Mosport, anche se la collocazione in una regione remota e i pericoli rappresentati da un tracciato così stretto e sconnesso fecero sì che la massima categoria lo abbandonasse solo due anni più tardi, disputando il secondo e ultimo Gp nel 1970. Denny Hulme, partito sesto, si portò in seconda posizione dietro al leader Amon, colpito poi dalla leggendaria sfortuna e costretto al ritiro, il neozelandese passò così in testa e vinse la corsa (seconda consecutiva) davanti al compagno di squadra e "titolare" Bruce Mclaren, distaccato di un giro, per quella che fu la prima doppietta del team britannico, che nel corso della stagione (a Spa) aveva colto la sua prima vittoria. 


Ricco premio per Stewart
Portata al debutto da Beltoise, la Matra Ms10, sapientemente gestita da Ken Tyrrell, permise al velocissimo Stewart di lottare per il titolo con Graham Hill. Lo scozzese vinse a Zandvoort, al Nurburgring e a Watkins Glen, dove condusse per tutta la gara con grande autorità distaccando Hill di 24 secondi e incassando un premio £8300, il più ricco elargito fino a quel momento per la vittoria di un Gp. Una serie di problemi nella prova conclusiva in Messico rimandarono di un anno la conquista del titolo, che arrivò nel 1969, 1971 e 1973. 


Debutto con pole per Andretti
Già protagonista negli Usa, dove aveva già ottenuto importanti affermazioni con Sprint cars, vetture sport e Nascar, Mario Andretti arrivò in Formula 1 nel 1968: venne iscritto al Gp d'Italia cui non partecipò, rimandando il debutto a Watkins Glen, dove ottenne subito la pole position, impresa riuscita anche a Reutemann nel 1972, Villeneuve nel 1996 e Farina nel 1950, prima gara del mondiale.