CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1966

Il motore di F1 raddoppia
Le strade di Monaco inaugurarono il nuovo campionato di Formula 1 con importanti novità regolamentari, vista la capacità massima del motore raddoppiata rispetto alla stagione precedente. Le vetture spinte da Brm e Climax utilizzarono ancora i motori V8 del 1965 con cilindrata elevata da 1,5 litri a 2 litri, la Brabham di Hulme scese in pista con l'ormai "sorpassato" 4 cilindri 2500 anni cinquanta, Bandini invece si schierò con la Ferrari 246 con motore V6 2400 cm³. Al termine dei 100 giri di gara fu Stewart a vincere, alla guida della Brm, ma fu un fuoco di paglia, la vettura non si dimostrò all'altezza della concorrenza e l'asso scozzese dovette accontentarsi solamente di altri due piazzamenti a punti, chiudendo il campionato in settima posizione. La Brm aveva sfruttato il cambio regolamentare per tentare la carta di un particolare motore ad H di 16 cilindri da 3000 cm³, dotato di grande potenza ma anche di un peso decisamente superiore alla media (il primo a segnalarlo fu Chapman, che strinse un accordo di fornitura per la Lotus e all'arrivo del materiale lamentò di aver utilizzato quattro meccanici solo per scaricarlo dal camion). Il propulsore avrebbe dovuto debuttare a Spa con la Lotus 43 di Arundell, di rientro dopo due anni di stop causa un grave incidente durante una gara di F2, ma la vettura non partì, mentre nel successivo Gp di Francia l'inglese fu costretto al ritiro. L'unico successo di quel particolare motore arrivò proprio con la Lotus, con Jim Clark al volante, mentre sulle vetture Brm non riuscì mai a decollare e venne presto accantonato.


Le ultime gioie di Lorenzo Bandini
La Ferrari iniziò il '66 affidando la potente ma inaffidabile 312 a Surtees (che dopo tre gare lasciò la scuderia per dissidi con il Drake) e la 246 F1-66 a Bandini, quest'ultima caratterizzata da peso e dimensioni contenute e da motore a 2.4L con 6 cilindri a V. Con due podi a Montecarlo e Spa (gli ultimi in carriera) Bandini si portò in testa al mondiale, poi si arrivò a al Gp di Francia, allora disputato sul tracciato di Reims, uno stradale velocissimo e dalla particolare forma triangolare, che si snodava nelle vicinanze della città francese utilizzando le strade ordinarie tra i comuni di Gueux, La Garenne-Colombes e Thillois, nonché parte della Route Nationale 31, per un totale di 7.815 metri di lunghezza.  Bandini colse l'unica pole position in Formula 1, anche se in gara fu purtroppo fermato da noie tecniche e non venne classificato, preludio di un finale di stagione sfortunato che lo allontanò dai vertici della classifica, con il passaggio definitivo alla 312 arrivarono infatti due soli punti e il nono posto in classifica finale. Ormai destinato al ruolo di prima guida del cavallino, il pilota italiano morì l’anno successivo in seguito ad un grave incidente avvenuto nelle battute finali del Gp di Monaco. 


Brabham: pilota, costruttore, campione!
Fondata negli anni venti, la Repco è un'importante società che commercializza accessori e ricambi per auto in Australia e Nuova Zelanda. L'azienda raggiunse la massima notorietà negli anni sessanta quando preparò per la Brabham un motore V8 monoalbero capace di sviluppare 300 CV, installato sulla BT19, vettura che risultò particolarmente compatta nonostante l'aumento degli ingombri dovuti al nuovo propulsore, aiutata anche dalle performanti gomme Goodyear. A Reims Black Jack ottenne la prima vittoria con il proprio team, avviando una lunga serie di successi: sulla temibile Nordschelife "Black Jack" trionfò e arrivò al quarto successo consecutivo in campionato mettendo praticamente le mani sul terzo titolo mondiale, il primo ottenuto alla guida del proprio team, primo e unico in grado di riuscire in tale impresa nel mondiale di Formula 1. Dopo due mondiali con la Cooper, Brabham aveva intrapreso la carriera di pilota costruttore con non poche difficoltà e questo titolo rappresentò sicuramente un giusto riconoscimento al talento e al coraggio; anche l'anno successivo la Brabham si impose, ma con il team-mate Hulme, arrivarono poi un periodo di crisi, il cambiò proprietà e altri due titoli (Piquet 1981 e 1983), prima di affrontare una parabola discendente che culminò nel definitivo e mesto addio del nome Brabham alla fine del 1992.

Premio "riciclone" per la Shannon
Il costruttore Shannon Racing Cars ha partecipato ad un solo Gran premio (Inghilterra 1966) iscrivendo la propria vettura con un motore Coventry Climax 2.5L V8 di dodici anni prima, modificato secondo le esigenze regolamentari dell'epoca. Venne scelto il pilota inglese Trevor Taylor (per lui fu l'ultima gara in F1) che si qualificò in diciottesima posizione ma non riuscì a completare nemmeno un giro per noie al serbatoio e al motore, si chiuse così la brevissima esperienza della Shannon in Formula 1.

Il Ring croce e delizia per Hahne
Dopo aver iniziato la propria carriera di pilota negli anni cinquanta, Hahne nel 1966 si laureò campione nell'ETCC e nello stesso anno fu il primo a scendere sotto il tempo di dieci minuti al Nürburgring con una vettura turismo , girando in 9:58,5. Il pilota tedesco partecipò anche ad alcuni Gp di Formula 1, limitandosi a correre solo sulla Nordschleife: nel 1966 debuttò con una Matra di F2 concludendo nono, suo miglior risultato nella massima serie. Nel 1970 mancò invece la qualificazione e denunciò la March per le scarse prestazioni della vettura, ma il costruttore provò che con lo stesso mezzo Peterson girava con ottimi tempi, motivo per cui Hahne decise che era giunto il momento di appendere il casco al chiodo.

L'ultimo italiano profeta in Patria
Dopo i titoli nel 1961 con Hill e nel 1964 con Surtees, la Ferrari affrontò un periodo difficile a confronto con la sempre più agguerrita concorrenza britannica. Per il Gran Premio d'Italia del 1966 la casa del Cavallino chiamò Ludovico Scarfiotti, pilota molto attivo in gare di salita e prototipi, saltuariamente impegnato in Formula 1 con la Rossa. Il piemontese partì secondo e, a due anni di distanza dall'ultimo successo della Ferrari, ottenuto sempre a Monza da John Surtees, vinse la gara davanti al compagno di squadra Parkes (la doppietta mancava da 5 anni). Ultimo pilota italiano in grado di vincere il Gp d'Italia, Scarfiotti è scomparso nel 1968 a causa di un incidente avvenuto durante una gara di salita.

La storia di Geki, pilota in incognito
Nato in una famiglia Benestante, Russo iniziò a correre iscrivendosi come "Geki" per non essere scoperto dai genitori ma, una volta raggiunti notevoli successi nelle formule minori, continuò ad utilizzare lo pseudonimo con cui tutti lo conoscevano e apprezzavano. In Formula 1 "Geki" partecipò a tre edizioni del Gp d'Italia cogliendo un nono posto nel 1966 alla guida di una Lotus 33 come migliore risultato. Morì l'anno seguente durante lo svolgimento del Gp di Caserta di F3 in un incidente tragico che costò la vita anche a Fehr Beat e Romano "Tiger" Perdomi; da quel giorno il circuito di Caserta non ospitò più competizioni automobilistiche.

Le imprese di Clark continuano
Il nuovo regolamento aveva imposto l'innalzamento della cilindrata dei motori da 1.500 a 3.000 cc e molti team che avevano in uso il Climax si trovarono impreparati. La Lotus iniziò la stagione con un Climax maggiorato a 2000cc con cui arrivò una pole a Monaco grazie a Clark, che per tutto l'anno tentò di competere nonostante la disparità di mezzi, tanto che il suo compagno Arundell a Zandvoort disse: "lo vidi sbucare in cima al colle con la macchina in diagonale lanciata a tutta birra; la mantenne in quella posizione per tutto il tratto che lo separava dalla curva destra di Schievlak, dove fu costretto a frenare con la macchina per traverso. Se bisogna guidare a quel modo per poter vincere preferisco arrivare ultimo". A fine stagione arrivò il complicato motore BRM H16 con cui Clark vinse al Glen, unica vittoria in F1 di un motore a 16 cilindri.

Divorzio infelice tra Surtees e Ferrari
A causa dei costanti scioperi in Italia, la Ferrari riuscì a trasportare solo due vetture a Le Mans per l'edizione del '66, situazione che portò alla mancata partecipazione di Surtees. Da allora la versione della scuderia e del pilota in merito all'accaduto sono contrastanti, ma Surtees ritenne in ogni caso di non aver ricevuto appoggio e riconoscenza da Enzo Ferrari e optò per abbandonare immediatamente il team, passando alla Cooper, con cui chiuse la stagione al secondo posto nel mondiale vincendo a Città del Messico. Grazie anche all’apporto di Rindt, la Cooper chiuse seconda tra i costruttori, alle spalle delle imprendibili Brabham.