CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1965

La Giulietta in F1
De Klerk aveva una certa esperienza come tecnico della Lotus e decise di preparare una vettura per correre il Gran Premio di casa valido per il mondiale di Formula 1 oltre alle gare fuori calendario che si correvano in Sudafrica: la vettura, denominata Alfa Special, aveva una struttura tradizionale e montava un motore 4 cilindri in linea da 1,5 lt di derivazione Alfa Romeo "Giulietta". De Klerk guidò la vettura nelle edizioni del 1963 e del 1965, concludendo quest'ultima al decimo posto, suo miglior risultato, poi si ripresentò successivamente in altri due Gp del Sudafrica alla guida di una Brabham.

Jim Clark campione tra due mondi
Nel 1965 Clark vinse la prima gara in Sud Africa, poi saltò il GP di Monaco per andare a Indianapolis, dove portò la Lotus 38 a vincere la 500 Miglia, prima volta di una vettura a motore posteriore; il cammino nel campionato di F1 riprese con altre cinque vittorie consecutive e la matematica certezza della vittoria del titolo. A oggi Clark è l'unico pilota ad aver vinto il mondiale di F1 e la 500 Miglia di Indianapolis nello stesso anno, la celebrità raggiunta era tale che nel luglio del 1965 apparve sulla copertina del noto settimanale "Time".

Stasera mi butto
Il circuito di Montecarlo ha sempre mantenuto inalterato il proprio fascino, scrivendo pagine indelebili nella storia della F1 tra imprese memorabili ed eventi drammatici. Fino a metà degli anni ottanta, quando divenne una doppia 90°, la zona del porto era caratterizzata da una "esse" velocissima e altrettanto pericolosa. Nel 1965 Paul Hawkins finì addirittura in mare (unico nella storia oltre ad Ascari) riuscendo fortunatamente a sopravvivere e incredibilmente a classificarsi, avendo compiuto la distanza necessaria. Continuata la carriera con le vetture sport, Hawkins trovò la morte nel 1969 sul circuito di Oulton Park a causa di un'uscita di strada terminata fatalmente contro un albero.

Premio affidabilità per Hill
Grazie al successo a Montecarlo, pista a lui particolarmente congeniale, Graham Hill si portò in testa al mondiale, cedendo poi sotto i colpi di un inarrestabile Clark, che con cinque vittorie consecutive tolse ogni speranza ai rivali. Hill mantenne viva la battaglia dimostrandosi come sempre abile nella gestione del mezzo e nella lettura delle gare, arrivando sempre al traguardo nelle prime gare e ritirandosi solo in occasione dell'ultima prova a Città del Messico: chiuse il mondiale secondo con 40 punti validi (su 47 effettivi) contro i 54 di Clark.

Ferrari stretta nella morsa dei "garagisti" inglesi
La Ferrari vinse il mondiale 1964 con la velocissima 158-F1 dotata di un innovativo motore V8, cui si affiancò a fine stagione la 512-F1, praticamente identica ma spinta da un V12 sul quale l'Ing.Forghieri puntava per il futuro. La stagione 1965 fu purtroppo avara di soddisfazioni: dopo due secondi posti con Surtees in Sudafrica e Bandini a Montecarlo, i team inglesi presero il largo, lasciando al Cavallino Rampante solo qualche piazzamento.

Primi successi Brabham nel segno di Gurney
La Brabham continuò il proprio percorso di crescita con la Bt11, utilizzata sia dal team ufficiale che da numerosi privati, segnando tra l'altro il debutto di Jochen Rindt. A marcare le migliori prestazioni fu ancora Dan Gurney, a zero punti dopo quattro gare e poi protagonista di una crescita costante con un sesto posto, tre terzi e due secondi, che lo portarono a chiudere il mondiale quarto. Il patron Black Jack proseguì il proprio periodo di crisi, che si interruppe proprio quell'anno, vinse infatti il titolo nel 1966 fu secondo dietro a Hulme nel 1967.

Gardner, pilota "operaio" per Brabham
Già attivo nel proprio continente in gare turismo e nella Tasman Series, l'australiano Frank Gardner corse anche in Europa, conquistando l'europeo di Formula 5000 e tre volte il campionato turismo inglese. In quel periodo Gardner divenne anche il primo collaboratore del team Mrd, successivamente rinominato Brabham, con cui disputò alcune gare e colse il miglior risultato in F1, terzo nel Gp del Mediterraneo a Pergusa (posizione raggiunta anche nel '71 alla Gold Cup di Oulton Park), mentre in prove valide per il mondiale non riuscì mai a cogliere punti.

Brilla la stella di Stewart
Alla sua prima stagione in F1 Stewart colse subito risultati di rilievo, ben cinque piazzamenti a podio e la prima vittoria, ottenuta a Monza. Il Gp d'Italia venne segnato da un epico duello tra il compagno di Stewart, Graham Hill, e Jim Clark, poi costretto al ritiro. Visto che il titolo era già stato assegnato, non fu necessario imporre a Stewart un ordine di scuderia e le due Brm stavano preparandosi ad un arrivo in parata, saltato a causa di un errore di Hill, che mise le ruote nell'erba alla parabolica e perse alcuni secondi dal vincitore.

La Rossa cambia colore
Luigi Chinetti ottenne grandi successi al volante della Ferrari e una volta appeso il casco al chiodo decise di promuoverne il marchio negli Usa, fondando la North American Racing Team. Oltre a risultati di prestigio in varie categorie, la N.A.R.T. iscrisse anche alcune Ferrari in Gp di Formula 1 disputati in terra americana: nel 1964 ebbe l'occasione di schierare i piloti ufficiali, tra cui il campione del mondo Surtees, in seguito a polemiche tra Enzo Ferrari e la federazione internazionale, mentre negli anni seguenti l'imprenditore italiano poté contare su Pedro Rodriguez e Bob Bondurant, che debuttò in F1 a Watkins Glen nel 1965 concludendo la gara al nono posto.

Un nuovo costruttore dal Sol levante
Passarono solo tre anni dalla produzione della prima autovettura Honda all'entrata nel mondo della Formula 1 del costruttore nipponico, che nel 1964 sorprese tutto l'ambiente con la presentazione di un nuovo team, unico insieme alla Ferrari ad avere una macchina interamente progettata in casa, sia per telaio che per motore. Dopo alcune gare con Ronnie Bucknum (unico non giapponese nel team), dal 1965 venne ingaggiato il talentuoso Richie Ginther che colse due piazzamenti a punti e, nell'ultimo gran premio stagionale, a Città del Messico, la prima vittoria per la Honda (unica in carriera per il pilota americano).