CAMPIONATO DEL MONDO DI FORMULA 1 - 1962

Tragico finale di carriera per Maggs
Nato in una famiglia benestante di agricoltori, nel 1960 Maggs lasciò la propria famiglia in sudafrica per dedicarsi alle corse automobilistiche e dopo le prime esperienze venne assunto dalla Cooper con cui ottenne le maggiori soddisfazioni e i migliori risultati, vale a dire due secondi posti, entrambi nel Gp di Francia, nel 1962 e 1963. Dopo 25 Gp decise di dedicarsi alla F2, ma si ritirò definitivamente quando a causa di una sua uscita di strada perse la vita un bambino che si trovava insieme ad altre persone in una zona interdetta al pubblico.

Born in the Usa
Gli Usa e la Formula 1 hanno sempre avuto un rapporto particolare, dovuto soprattutto alla differente concezione di intendere il motorsport, ma sono numerosi i tentativi di team e piloti statunitensi di correre oltreoceano, alcuni con grande successo (Hill e Andretti su tutti), altri con scarsa fortuna o con impegno limitato o saltuario. Due nomi storici delle corse americane, ad esempio, hanno preferito concentrarsi sulle competizioni in Patria facendo solamente una "visita" in F1: il leggendario costruttore Roger Penske, prima di avviare il proprio team, corse due volte il Gp di casa concludendo ottavo e nono (’61 e ’62), mentre Bobby Unser, asso della 500 miglia e della Pikes Peak nonchè membro di una storica famiglia "da corsa", partecipò al Gp degli Usa nel 1968 senza giungere al traguardo.

Debutta la Brabham
La Brabham iniziò l'avventura in Formula 1 schierando una Lotus, nell'attesa del primo vero modello per la categoria, la Brabham BT3. Mancata la prima apparizione in Inghilterra una volta scoperta la fornitura di una scatola del cambio errata, la Bt3 debuttò in Germania (ritiro) per poi tornare in pista in Usa e Sudafrica, dove con due quarti posti Jack Brabham divenne il primo pilota a segnare punti con un proprio team.

Cenni sulla Filipinetti
Georges Filipinetti fondò l'omonima scuderia (inizialmente nominata Ecurie Nationale Suisse) per sostenere il pilota svizzero Jo Siffert, correndo principalmente con vetture Sport e schierando tra gli altri Clark e Peterson. Nel 1962 Siffert disputò alcuni Gp del mondiale di F1, affiancato in Germania da Schiller (su Lotus) e da Walter (su Porsche), ma nessuno dei piloti riuscì a raggiungere la zona punti, così come Phil Hill che l'anno seguente fu al volante per l'ultima apparizione della Filipinetti in F1.

Una poltrona per due
Iscrittosi principalmente a proprio nome o saltuariamente per team privati tra il 1953 e il 1962, Wolfgang Seidel ottenne alcuni piazzamenti, tra cui un podio, in gare fuori campionato, mentre nel mondiale non riuscì mai ad entrare in zona punti. L'ultima apparizione del pilota tedesco fu al Nurburgring, dove in prova condivise la vettura con il connazionale Günther Seiffert, ma nessuno dei due ottenne un tempo utile per qualificarsi. 

Anni '60, tra coraggio e paura
Inserito in pianta stabile nel 1959, Phil Hill colse con la Ferrari le maggiori soddisfazioni in carriera, con tre successi a Le Mans e la vittoria del mondiale di Formula 1 nel 1961. Conquistata la matematica certezza dell'iride a Monza in seguito alla scomparsa di Von Trips, Hill non corse nel Gp di casa dove avrebbe festeggiato davanti al proprio pubblico e l'anno seguente iniziò un rapido declino, secondo molti influenzato dalla tragedia del collega; a tal proposito fu emblematica la dichiarazione: "Non ho più bisogno di gareggiare, di vincere, non ho più fame, non ho più voglia di rischiare di uccidermi."

Parte la leggenda della "25"
Champan e il progettista Costin cucirono la Lotus 25 intorno a Clark, posto in posizione semi-sdraiata in una vettura bassa, dal peso ridottissimo e con una straordinaria efficienza aerodinamica, in grado di sfruttare al meglio i 204Cv del V8 Climax. Ben 6 pole su 9 Gp e 2 vittorie per Clark nel 1962, spesso rallentato da un'affidabilità ancora insufficiente in attesa dei trionfi in arrivo l'anno seguente, quando il dominio fu assoluto. La Lotus 25 venne schierata dal team ufficiale e poi da Reg Parnell fino al 1967, cogliendo 25 successi, 13 giri veloci e 17 pole position; venne realizzata anche una versione per la 500 Miglia di Indianapolis. Denominata 29, con cui Clark concluse secondo.


Nel segno della tradizione

Pilota olandese, Carel Godin de Beaufort​ disputò 31 gran premi di Formula 1 iscrivendosi privatamente ​con la sua squadra Ecurie ​e correndo quasi esclusivamente con vetture Porsche dipinte del tradizionale​ ​arancione del proprio paese. Nel gran premio "di casa", a Zandvoort, ottenne il primo dei suoi quattro punti nel mondiale Formula 1, giungendo al traguardo sesto, a 4 giri dal vincitore Hill, al primo successo in carriera. Morì il 2 agosto del 1964 a causa delle ferite riportate il giorno precedente in un incidente avvenuto durante lo svolgimento delle prove​ sul temibile circuito del Nurburgring, alla curva Bergwerk. Nel corso del 1962 fece correre per la sua unica presenza in F1 l’amico e collega Ben Pon, due volte primo a Le Mans.


Mecom, passione per il motorsport
Il Mecom Racing Team, poi Mecom Group, fu fondato da John Mecom Jr. e si distinse per una vasta e fruttuosa attività nel motorsport, tra cui citiamo ad esempio la vittoria di Penske alla 12 ore di Sebring o il successo di Hill a Indy500 nel 1966, fino a tempi più recenti con la gestione del pilota motociclistico Schwantz o l'appoggio alla carriera di Danica Patrick. Solo una presenza in Formula 1: nel 1962 a Watkins Glen, con Rob Schroeder al volante, decimo al traguardo a sette giri dal vincitore Jim Clark. 


Primo titolo per Hill
Il campionato del mondo 1962 scattò solamente alla fine di maggio e si concluse il 29 dicembre a East London, in Sudafrica, al termine di 9 prove iridate, mentre furono addirittura venti le gare non valide per il mondiale. Il modello P57 permise alla Brm di fare il definitivo salto di qualità, grazie anche alla sapiente gestione di Graham Hill, che arrivò al traguardo in tutte le prove, vincendone quattro, tra cui la decisiva in Sudafrica, che assegnò al "baffone" inglese il primo titolo.


Non solo Kyalami
Oltre al più noto circuito di Kyalami, il Gran Premio del Sudafrica di F1 è stato ospitato anche dal velocissimo tracciato di East London nel 1962, 1963 e 1965; queste tre edizioni coincidono con le uniche tre presenze iridate del pilota di casa Doug Serrurier, iscrittosi privatamente con una LDS (sigla derivante dalle sue iniziali) motorizzata Alfa Romeo, vettura poi utilizzata anche da altri piloti, sempre nel Gp del Sudafrica, con propulsori Climax e Repco.